PARMA – La notte trascorsa in vetta alla classifica non ha cancellato quella sensazione di occasione persa che il Milan si trascina da ieri, dopo aver subito la rimonta del Parma al Tardini. Due punti persi, un altro passo falso inaspettato. Il Diavolo è grande con le grandi, piccolo con le piccole. Negli incroci con le squadre che hanno chiuso in top 10 nell’ultimo campionato il Milan ha sempre fatto bene: sei partite in totale contro le big, quattro vittorie (Bologna, Napoli, Roma e Fiorentina) e due pareggi (Juventus e Atalanta), con 7 gol fatti e solo 3 subiti. Un ruolino di marcia da scudetto. Ma nelle altre cinque gare sono arrivati sì due successi (Lecce e Udinese), ma anche due pareggi (Pisa e Parma) e una sconfitta (al debutto con la Cremonese), con 10 gol segnati e ben 6 incassati.
Numeri al contrario, che fotografano un problema. “Abbiamo vinto tanti scontri diretti, con le piccole ab…
PARMA – La notte trascorsa in vetta alla classifica non ha cancellato quella sensazione di occasione persa che il Milan si trascina da ieri, dopo aver subito la rimonta del Parma al Tardini. Due punti persi, un altro passo falso inaspettato. Il Diavolo è grande con le grandi, piccolo con le piccole. Negli incroci con le squadre che hanno chiuso in top 10 nell’ultimo campionato il Milan ha sempre fatto bene: sei partite in totale contro le big, quattro vittorie (Bologna, Napoli, Roma e Fiorentina) e due pareggi (Juventus e Atalanta), con 7 gol fatti e solo 3 subiti. Un ruolino di marcia da scudetto. Ma nelle altre cinque gare sono arrivati sì due successi (Lecce e Udinese), ma anche due pareggi (Pisa e Parma) e una sconfitta (al debutto con la Cremonese), con 10 gol segnati e ben 6 incassati.
Numeri al contrario, che fotografano un problema. “Abbiamo vinto tanti scontri diretti, con le piccole abbiamo fatto pochi punti ed è una cosa che va migliorata”, ha ammesso ieri Massimiliano Allegri.
Le difficoltà tattiche: spazi chiusi, l’assenza di un nove vero
Sono due le analisi da fare per capire le difficoltà del Milan con le piccole. C’è un aspetto innanzitutto tattico: il Diavolo fa più fatica ad attaccare difese schierate, fatica meno contro squadre che hanno un atteggiamento più offensivo. Con gli spazi chiusi, i rossoneri non possono sfruttare lo strapotere fisico di Leao in campo aperto, la velocità di Saelemaekers e Nkunku (o di Pulisic, quando presente). Ieri le occasioni migliori nel secondo tempo il Milan le ha costruite in contropiede, ribaltando il più rapidamente possibile l’azione: è stato possibile perché il Parma ha provato a vincere la partita, non sempre accade in gare del genere. Si sente, poi, la mancanza di un centravanti vero, un nove fisico che stazioni nell’area di rigore: al Tardini (e non solo) avrebbe fatto comodo, per concretizzare le tante occasioni create e pure per tenere qualche pallone in più lì davanti.
Allegri: “Non sappiamo battagliare”
C’è poi una componente mentale. Uno scatto di maturità che questo gruppo, evidentemente, deve ancora fare. Sì perché a volte l’approccio sembra essere leggero, o comunque non adeguato al tono della partita. Il gol di Bernabé, che di fatto ha riaperto la partita con il Parma, nasce da una grave ingenuità di Estupinan. “Abbiamo preso due gol non dico regalati, ma quasi. Sono situazioni in cui dobbiamo migliorare”, ha detto Allegri. Quando il Parma è salito, il Milan non ha saputo reagire. Tanto che il Diavolo nel primo quarto d’ora del secondo tempo si è mostrato fragile e ha concesso almeno tre-quattro occasioni agli avversari, fino al colpo di testa vincente di Delprato. “Bisogna capire i momenti della partita, se non lo facciamo poi finisce così – la spiegazione di Allegri – Con il Pisa potevamo chiuderla e non l’abbiamo fatto, con la Cremonese abbiamo subito due gol, con il Parma c’era da lottare, era normale che ci venissero addosso con delle palle alte. Non sappiamo battagliare”. Un Milan in alto in classifica, ma a due facce. C’è tempo per crescere.