Pulisic tra Michael Jordan, scacchi, libri e Trump: chi è il giocatore indispensabile nel Milan
di Andrea SereniMILANO – Made in Usa. Entrambi cresciuti nel profondo est, dove l’inverno è più pungente. Forse per questo ieri Christian Pulisic è riuscito a produrre la sua personalissima versione del “Flu Game”, una delle partite con cui Micheal Jordan ha costruito la sua fama di miglior giocatore di basket di ogni epoca. Chris ha segnato una doppietta che ha steso il Torino e lanciato il Milan in vetta alla classifica della serie A, MJ trascinò i suoi Chicago Bulls in Gara 5 delle Finals Nba del 1997, 38 punti la sera a Utah dopo una giornata intera passata a vomitare: lo staff dei Bulls lo trovò in camera in preda agli spasmi, con la febbre a 38 causata da un’intossicazione alimentare che leggenda vuole fosse dovuta a una pizza avariata consegnatagli a domicilio. Ora, quella partita aveva un peso diverso rispetto alla gara che il Diavolo ha vinto a Torino e ovviamente nessuno vuole paragonare come figure Jordan e Pulisic, ma quella tempra tutta statunitense evidentemente ha aiutato Chris a super…
MILANO – Made in Usa. Entrambi cresciuti nel profondo est, dove l’inverno è più pungente. Forse per questo ieri Christian Pulisic è riuscito a produrre la sua personalissima versione del “Flu Game”, una delle partite con cui Micheal Jordan ha costruito la sua fama di miglior giocatore di basket di ogni epoca. Chris ha segnato una doppietta che ha steso il Torino e lanciato il Milan in vetta alla classifica della serie A, MJ trascinò i suoi Chicago Bulls in Gara 5 delle Finals Nba del 1997, 38 punti la sera a Utah dopo una giornata intera passata a vomitare: lo staff dei Bulls lo trovò in camera in preda agli spasmi, con la febbre a 38 causata da un’intossicazione alimentare che leggenda vuole fosse dovuta a una pizza avariata consegnatagli a domicilio. Ora, quella partita aveva un peso diverso rispetto alla gara che il Diavolo ha vinto a Torino e ovviamente nessuno vuole paragonare come figure Jordan e Pulisic, ma quella tempra tutta statunitense evidentemente ha aiutato Chris a superare il suo malanno. E a trasformarsi, una volta di più, in Capitan America.
La febbre e la squadra raggiunta all’ultimo
“Fino a due giorni fa ero davvero morto. Sono felice per i gol, ma l’importante era vincere la partita”, il suo commento a caldo. Due giorni di febbre alta, non è partito con la squadra alla vigilia della sfida ai granata di Baroni, li ha raggiunti in ritiro ieri mattina. Il pessimismo che filtrava a Milanello cancellato in un attimo.
Si è seduto in panchina, ha lasciato il segno al primo pallone giocato: entrato a 24 minuti dalla fine, con il Milan sotto 2-1, Chris dopo 35 secondi ha infilato per la prima volta Israel. Poi lo ha rifatto, su un preciso cross di Ricci: “È un cecchino”, ha detto di lui Landucci, il vice di Allegri ieri in panchina per la squalifica di Max.
Capocannoniere in serie A
In effetti, questa prima parte di stagione sta confermando la capacità realizzativa dell’americano: 7 gol in campionato, capocannoniere insieme a Lautaro Martinez della serie A. Ma va sottolineato come Pulisic sia stato titolare solo in una delle ultime otto partite e abbia giocato un totale di 446 minuti, tra infortuni e acciacchi. Il suo rendimento, insomma, è altissimo.
Gli scacchi, il libro di Waitzkin e Trump
Chris in America è una sorta di icona del soccer. Nato a Hershey, Pennsylvania, ha seguito le orme di mamma Kelly e papà Mark, entrambi calciatori. Attento alla moda, è patito degli scacchi: in passato ha anche sfidato sua maestà Magnus Carlsen, in una partita organizzata dall’Unicef. Legato a questa passione anche il libro che gli ha cambiato la vita, “The art of learning”, la storia di Josh Waitzkin, fenomeno degli scacchi diventato campione di arti marziali: “Mi ha fatto capire che c’è sempre qualcosa da imparare, una nuova prospettiva”. Chi vive Milanello lo racconta come un ragazzo silenzioso, leader a modo suo: non parla tanto, a volte si isola, si fa sentire quando necessario.
Considerato trumpiano di ferro, lo scorso anno dopo la rielezione di Donald ha festeggiato un gol segnato in Nazionale contro la Giamaica con la Trump Dance: “Era un balletto virale e divertente, per questo l’ho fatto”, si era poi giustificato. In America ci sarà il prossimo Mondiale, un appuntamento a cui Christian tiene tantissimo. Intanto, però, continua a far felice il Milan che sogna lo scudetto.