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Deserto Milan, da due settimane non decide nessuno

Zlatan ibrahimovic 

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Il club ancora senza allenatore, amministratore e ds ma Ibrahimovic è negli States. Per la panchina ormai resta solo Glasner
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Milano – Lo chiamano traditore. Anche il sabotatore. Tre anni fa i tifosi del Milan a San Siro salutavano Ibrahimovic con gli occhi lucidi, lo stesso Zlatan si guardava attorno stordito da tanto amore. Oggi gli appiccicano addosso delle etichette. È lui il bersaglio dell’amarezza del popolo rossonero. Ce l’hanno con lui, sono feriti dal campione che ricordavano in campo e che adesso, da uomo della società, non sta riportando in alto il Diavolo. Anzi. Sabato è volato a Los Angeles, dove commenterà il Mondiale per Fox Sport. Sarà lì anche in rappresentanza del Milan, ha già fissato diversi colloqui istituzionali. Però non vuole intestarsi alcuna delle scelte del Diavolo che verrà. Ecco perché continua a curare le attività laterali al suo ruolo da consigliere di RedBird. Zlatan ha partecipato a circa la metà dei colloqui di queste settimane: la sua opinione ha di sicuro un peso importante per Cardinale, ma sarà il proprietario del club a decidere. Anche se per i tifosi i loro due volti s…

Milano – Lo chiamano traditore. Anche il sabotatore. Tre anni fa i tifosi del Milan a San Siro salutavano Ibrahimovic con gli occhi lucidi, lo stesso Zlatan si guardava attorno stordito da tanto amore. Oggi gli appiccicano addosso delle etichette. È lui il bersaglio dell’amarezza del popolo rossonero. Ce l’hanno con lui, sono feriti dal campione che ricordavano in campo e che adesso, da uomo della società, non sta riportando in alto il Diavolo. Anzi. Sabato è volato a Los Angeles, dove commenterà il Mondiale per Fox Sport. Sarà lì anche in rappresentanza del Milan, ha già fissato diversi colloqui istituzionali. Però non vuole intestarsi alcuna delle scelte del Diavolo che verrà. Ecco perché continua a curare le attività laterali al suo ruolo da consigliere di RedBird. Zlatan ha partecipato a circa la metà dei colloqui di queste settimane: la sua opinione ha di sicuro un peso importante per Cardinale, ma sarà il proprietario del club a decidere. Anche se per i tifosi i loro due volti sono associati, all’interno di una contestazione annunciata ad oltranza.

Una rivoluzione a rilento

Sono passati già diciotto giorni dalla fine del campionato. È iniziata la rivoluzione, ma ancora nessuna casella libera è stata occupata. Mancano allenatore, direttore sportivo, amministratore delegato. Cardinale si è mosso in prima persona e non vuole sbagliare scelta, certo, però il tempo passa inesorabile. Entro la fine di questa settimana, forse già domani, può arrivare una prima svolta, almeno la definizione di tecnico e ds. Sarebbe ora.

Panchina, avanti con Glasner

Per la panchina la suggestione Slot è rapidamente sfumata: non tanto per una questione di soldi, piuttosto per la diffidenza del tecnico olandese di passare dal Liverpool al Diavolo in ristrutturazione. Un rischio troppo elevato, evidentemente. Avrebbe fatto carte false per tornare in Europa Pochettino, ma l’ipotesi che portava all’attuale ct degli Stati Uniti (lascerà dopo il Mondiale) non ha mai scaldato Cardinale e il suo braccio destro Calvelli. Avanti con Glasner quindi, non un giochista classico ma uno capace di ottenere grandi risultati con il Crystal Palace.

L’austriaco ha trasmesso la sua disponibilità, c’è l’idea di un contratto biennale a circa 4 milioni a stagione. Ora aspetta che il Milan faccia le ultime valutazioni, intanto ha messo in stand-by il Feyenoord. «Per essere pronto per un nuovo club tutto deve essere perfetto. Devo avere buone sensazioni», ha detto lui al quotidiano austriaco Kronen.

Incertezza sulla scelta del ds

Si sono invece interrotti una settimana fa i colloqui tra il Milan e Planes, il ds spagnolo che piace ad Ibrahimovic. In questi giorni il casting è stato lungo: ci sono state videoconferenze, ad esempio, con Manu Fajardo e Jorge Rodríguez, ds di Betis e Villarreal. Nessuno è stato abbastanza convincente. Resta Rangnick, che al Diavolo ha dettato le sue condizioni: pieni poteri per l’area sportiva, scout, giovanili, oltre all’inserimento di una dozzina di suoi elementi tra staff tecnico e societario. E, soprattutto, la garanzia di avere il tempo necessario per il suo progetto, senza intromissioni e pressioni. Verranno accettate? Ralf è pronto, nonostante il rinnovo biennale che gli ha offerto l’Austria. «Vogliamo trattenerlo fino agli Europei. La decisione spetta a lui», ha detto Josef Pröll, presidente della federcalcio austriaca.

Le perplessità di Maignan e Leao

Ai margini restano i giocatori. Dalla fine del campionato nessun dirigente si è fatto sentire. Sono appesi a quello che carpiscono dall’esterno. Anche per questo alcuni iniziano a farsi delle domande sul futuro. Pure Maignan, fresco di rinnovo fino al 2031. Mike vorrebbe delle garanzie sul Milan che verrà, ad oggi disattese. Leao sta facendo per conto suo: «Io via da Milano? Me ne andrei contento per aver portato il club dove merita», ha detto ai portoghesi di Rtp. L’ennesimo manifesto d’addio, che al Diavolo non avrà fatto piacere. Ora serve davvero una scossa

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