Il Monza di Palladino, tacco e punta da Europa League. A 11 anni era ballerino da balera, ora sfida il Milan
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO — C'è un gol che racconta benissimo Raffaele Palladino, allenatore trentottenne con intuizioni da fantasista della panchina, capace al debutto in Serie A di trascinare il Monza su su per la classifica, nella famosa parte sinistra, grazie a un rendimento complessivo da Europa League (dalla settima giornata, quando ha sostituito Stroppa, il Monza sarebbe sesto con 28 punti, uno in più del Milan) e addirittura da Champions nel solo 2023 (sarebbe terzo alla pari con l'Inter con 13 punti, due in meno del Napoli). Il gol in questione Palladino lo segnò il 28 ottobre 2009 alla Fiorentina con la maglia numero 10 del Genoa: controllo di petto in area e colpo di tacco di controbalzo. La Gradinata Nord impazzì, ma a ben vedere non fu l'unica volta che quell'ala smilza dal dribbling spesso geniale entusiasmava i tifosi. Gli capitò da ragazzo nella breve esperienza al Benevento e poi alla Salernitana, al Livorno e alla Juventus d…
MILANO — C'è un gol che racconta benissimo Raffaele Palladino, allenatore trentottenne con intuizioni da fantasista della panchina, capace al debutto in Serie A di trascinare il Monza su su per la classifica, nella famosa parte sinistra, grazie a un rendimento complessivo da Europa League (dalla settima giornata, quando ha sostituito Stroppa, il Monza sarebbe sesto con 28 punti, uno in più del Milan) e addirittura da Champions nel solo 2023 (sarebbe terzo alla pari con l'Inter con 13 punti, due in meno del Napoli). Il gol in questione Palladino lo segnò il 28 ottobre 2009 alla Fiorentina con la maglia numero 10 del Genoa: controllo di petto in area e colpo di tacco di controbalzo. La Gradinata Nord impazzì, ma a ben vedere non fu l'unica volta che quell'ala smilza dal dribbling spesso geniale entusiasmava i tifosi. Gli capitò da ragazzo nella breve esperienza al Benevento e poi alla Salernitana, al Livorno e alla Juventus di Del Piero, Buffon, Nedved, Camoranesi e Marchisio nell'annata in Serie B, e ancora al Parma e al Crotone, dopo i fasti genoani. Ovunque ha lasciato lo stesso ricordo, perciò non può essere un luogo comune: era un potenziale campione (ha assaggiato la Nazionale, 2 presenze con Donadoni, che lo allenò a Livorno, e 1 con Lippi), frenato dagli infortuni.
Palladino, un predestinato nella squadra più italiana
Ora che si ritrova sulla panchina della squadra più italiana della Serie A - nella formazione di partenza a Bologna gli italiani erano 9 su 11, sarà contento Mancini - ma anche su una tra le più stabili finanziariamente, visto che il proprietario è Silvio Berlusconi, l'ex potenziale campione conta di fare il passo decisivo da allenatore. E le premesse ci sono tutte, suggerisce Galliani, che gongola nella veste di pigmalione, e concordano i calciatori del Monza, che con lui hanno a che fare tutti i giorni: un discreto cosmopolita come Petagna, per dire, sostiene di non essersi mai allenato così tanto. L'etichetta è quella classica di predestinato. Di sicuro il rigore negli allenamenti e la preparazione maniacale delle partite si stanno associando alla rapidità nel capire i cambi in corsa, tattici e di uomini: la dote che più distingue i vincenti. Ovviamente Palladino sa che i problemi arrivano quando gli elogi sono troppi e per questo da settimane ripete che l'unico obiettivo è la salvezza. Dopo la vittoria contro il suo amico Thiago Motta si è lasciato un po' andare, ma appena appena: "Abbiamo conquistato mezza salvezza. Ma voliamo basso, per favore. Voglio umiltà".
Palladino, dal valzer al dribbling
L'aneddotica sul mister dall'accento napoletano (è di Mugnano), educato e misurato nelle interviste, è particolarmente ricca. Comincia dal ballo da sala, a 11 anni. Al Secolo XIX rivelò che da ragazzino ballava con una cugina ed era bravino: polka, valzer, col progetto di qualche gara, ma preferiva giocare a pallone: "Ho fatto un anno di ballo da sala. Mi iscrisse mia mamma perché non stavo mai a casa, andavo sempre in giro e il rendimento scolastico ne risentiva. Allora mi tolse dalla scuola calcio e mi mandò a danza. I risultati erano anche buoni, ma io pensavo al calcio. Però mi dicono che sono elegante in campo e può darsi che il liscio sia servito". In effetti, danzando sui tacchetti, arrivò il giorno dell'esordio in A (con gol) il 27 agosto 2005 in Livorno-Lecce. Il padre rispetto il fioretto di qualche anno prima ("se debutti in Serie A, smetto di fumare") e gli consegnò il pacchetto di sigarette. Tanto il figlio si fumava gli avversari, era la battuta degli amici.
Palladino, scuola Gasperini come Juric e Motta
Nell'iconografia del campionato Palladino figura come un esponente della scuola Gasperini, insieme a Juric e Thiago Motta. Per il demiurgo dell'Atalanta, che fu il suo primo allenatore alla Primavera della Juventus e poi lo lanciò nel Genoa del quinto posto, Palladino non ha mai nascosto l'ammirazione, la stessa che ha dichiarato per Juric e Thiago Motta, suoi ex compagni di squadra a Genova e amici e desso suoi colleghi (Juric lo ha anche allenato a Crotone) sulle panchine di Torino e Bologna. Ma secondo gli esegeti della materia, ognuno ha elaborato concetti tattici personali, pur partendo dagli stessi comandamenti del capostipite, in particolare dall'importanza attribuita alle lezioni quotidiane sul campo e all'intensità in allenamento. Palladino iniziò a pensare di potere trasmettere qualcosa di ciò che aveva imparato verso i 27-28 anni, ma il percorso verso il nuovo mestiere è stato naturale, senza forzature.
Palladino e il Monza, come è nata l'idea di Galliani
Finita la carriera da calciatore al Monza in Serie C nella stagione 2018-19, dopo il breve passaggio allo Spezia, accettò la proposta di Galliani, di cui era nel frattempo diventato un pupillo. E dall'attività di base coi ragazzini all'Under 15, la promozione alla guida della Primavera si è rivelata fondamentale: subito l'ingresso nella semifinale dei play-off e lo scorso autunno, dopo l'esonero di Stroppa e la famosa cena-esame con Berlusconi e Galliani ad Arcore, il salto diretto in Serie A. Dove ha imposto il suo metodo, basato sul lavoro coordinato in ogni dettaglio con lo staff, sulla forza del gruppo e sul coinvolgimento di tutta la rosa, anche di chi gioca meno: Donati, l'autore del gol vincente al Bologna, non giocava da tre mesi ed è tornato da titolare. Palladino ha un'abitudine: dà la formazione soltanto un'ora prima della partita, per tenere tutti sulla corda fino all'ultimo. Farà così anche sabato, quando il Monza di Berlusconi e Galliani ospiterà il Milan e cercherà di sgambettarlo sulla strada per la Champions: sarebbe quasi un fratricidio.