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Cannavaro, lo smacco al campione
''Nessuna partita d'addio a Napoli''

La gara, il cui incasso sarebbe stato devoluto alla rinascita della Città della Scienza, non si farà. De Laurentiis ha negato l'uso del San Paolo. Storia di un amore mai nato
di MARCO AZZI

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NAPOLI - Questa volta è uno smacco alla sua favolosa carriera: di campione del mondo e Pallone d'oro. "Ho paura che la mia partita d'addio al calcio sia saltata". Fabio Cannavaro ha sempre avuto una dolce abitudine: realizzare i suoi sogni. Invece Aurelio De Laurentiis continua a negargli ostinatamente l'ultimo: il ritorno al San Paolo, lo stadio dei suoi primi passi nel pallone. Mai più, nemmeno per una notte. È una storia di antipatia e incomprensione che si ripete a distanza di quattro anni, di domande senza risposte. "Non capisco il silenzio del presidente. Ho provato a chiamarlo al telefono, a scrivergli delle mail, forse era meglio che gli inviassi un tweet. Avevo già raccolto l'adesione di molti campioni del pallone. È un peccato soprattutto per la nostra città,
l'incasso della serata sarebbe stato devoluto alla rinascita della Città della Scienza".
Invece il Napoli ha detto no. Anzi, peggio ancora: ha lasciato che la richiesta dell'ex campione cadesse nel nulla. Inutile pure il suo tentativo di rinviare la festa all'inizio di settembre. "Per avere un po' più tempo. Sarei stato disposto ad aspettare, andando incontro alle esigenze del club".

Ma è destino che tra De Laurentiis e Cannavaro (Fabio, non il fratello Paolo, che della squadra azzurra è l'intoccabile bandiera) vada a finire male. Era già capitato nell'estate del 2009, quando il capitano della Nazionale si svincolò dal Real Madrid e si offrì con tutto il peso delle sue medaglie all'amarcord del primo amore. "Prima di smettere - confessò - vorrei tanto giocare un'altra stagione con la maglia del Napoli: la mia squadra del cuore". Ma il tappeto rosso non fu mai steso e anche allora arrivò un secco rifiuto per il figliol prodigo, da parte del presidente-nemico. "No, grazie: a 34 anni un calciatore è troppo vecchio. Potrei fare uno strappo per un attaccante di quella età, per un difensore non se ne parla". Nemmeno per uno scugnizzo col Pallone d'oro. Fu così che si consumò il primo smacco: con una porta sbattuta in faccia.

Poi la telenovela è continuata e pareva pace fatta. "Fabio Cannavaro diventerà il nostro ambasciatore in Medio Oriente...", annunciò De Laurentiis nel novembre del 2011, pregustando una sfavillante tournée del Napoli a Dubai. Macché, saltò pure quella e chissà che gli attriti di oggi non siano un effetto collaterale del business mancato. Non è dato saperlo. Il presidente tace, come tutti i suoi collaboratori. Ma è certo che al San Paolo stanno per iniziare i lavori imposti dall'Uefa per l'agibilità alla Champions e il club azzurro dovrà anticipare i soldi, perché il Comune è in bolletta. Forse c'entrano dunque anche le storie tese col sindaco de Magistris, che invece aveva benedetto la gara d'addio dell'ex capitano azzurro. Un dispetto, allora. Oppure l'idiosincrasia per la macchina organizzativa, affidata ad Alessandro Moggi. Tante ipotesi e una certezza: la festa non si fa più. Peccato.
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