NAPOLI - Stavolta c'è il timore di un contraccolpo psicologico, dopo i primi fischi del San Paolo per la gestione Benitez. Il rocambolesco pareggio nell'anticipo con l'Udinese ha infatti lasciato il segno sul morale dei giocatori, a cui comunque il tecnico spagnolo ha deciso di concedere una domenica di vacanza, procedendo imperterrito per la sua strada. Don Rafa è questo: convinto delle sue idee e pure un po' integralista, come del resto si conviene a un discepolo di Arrigo Sacchi. "Il nostro campionato resta buono, anche se naturalmente siamo tutti dispiaciuti per la vittoria sfumata nel finale".
Ma gli 8 punti di ritardo dalla Juve hanno allontanato di colpo le ambizioni di vertice e mandato in depressione l'ambiente azzurro, proprio alla vigilia della decisiva sfida di mercoledì sera contro l'Arsenal. Servirà un miracolo per evitare l'eliminazione dalla Champions e il pericolo di dover accettare un'altra delusione è concreto, nonostante il brillante cammino fatto finora in Europa da Higuain e compagni, in un girone obiettivamente quasi impossibile. Era difficile dare di più e ottenere dei risultati migliori, in Coppa. E l'eventuale uscita di scena non sarebbe dunque un segnale di crisi. Sommandola però al terzo posto in classifica e ai recenti passi indietro della squadra, diventata nelle ultime gare troppo vulnerabile in difesa, è evidente che il quadro complessivo rischia di diventare alquanto fosco.
Non è un buon segnale il silenzio dei giocatori dopo il pareggio contro l'Udinese. "Ma non è vero che lo spogliatoio è sotto choc, la squadra sarà sicuramente capace di reagire", ha promesso il direttore sportivo Riccardo Bigon, mascherando la sua delusione per il debutto negativo di Rafael e Reveillere. I nuovi acquisti hanno fallito il primo impatto con il San Paolo e la serie A, dimostrando che l'organico del Napoli continua ad avere dei limiti e bisognerà intervenire con decisione, alla riapertura del mercato di gennaio. L'emergenza si fa sentire e gli azzurri stanno pagando dazio in modo più grave del previsto all'emergenza, specialmente in difesa. Sabato sera mancavano Reina, Britos e Armero, oltre ai convalescenti Zuniga e Mesto. E per il reparto arretrato, oltretutto poco protetto da centrocampisti e attaccanti, sono stati altri 90' da incubo. "Errori dei singoli", ha minimizzato Benitez, consapevole però di essere di fronte a un problema strutturale. L'organico non ha i mezzi per reggere il modulo 4-2-3-1, a volte troppo offensivo. Proteggere il 3-2 con in campo quattro punte (Callejon, Insigne, Mertens e Higuain), come ha provato a fare contro Guidolin il tecnico spagnolo, è un tentativo che comporta a quanto pare pericoli eccessivi.
Don Rafa non cambierà, però. Al Napoli non resta dunque che reagire sul campo nelle ultime tre partite del 2013 (Arsenal, Inter e Cagliari) e poi affidarsi al mercato. I rinforzi arriveranno, almeno tre. Si riparla di Mascherano, oltre che di Agger, Skrtel, Antonelli, Fernando e Gonalons. Difesa e centrocampo non sono all'altezza di un attacco già atomico, in campionato: 7 gol per Higuain e Callejon, 6 per Pandev e Hamsik. Ma serve a poco, se per vincere una partita in casa non bastano neppure tre reti.
Ma gli 8 punti di ritardo dalla Juve hanno allontanato di colpo le ambizioni di vertice e mandato in depressione l'ambiente azzurro, proprio alla vigilia della decisiva sfida di mercoledì sera contro l'Arsenal. Servirà un miracolo per evitare l'eliminazione dalla Champions e il pericolo di dover accettare un'altra delusione è concreto, nonostante il brillante cammino fatto finora in Europa da Higuain e compagni, in un girone obiettivamente quasi impossibile. Era difficile dare di più e ottenere dei risultati migliori, in Coppa. E l'eventuale uscita di scena non sarebbe dunque un segnale di crisi. Sommandola però al terzo posto in classifica e ai recenti passi indietro della squadra, diventata nelle ultime gare troppo vulnerabile in difesa, è evidente che il quadro complessivo rischia di diventare alquanto fosco.
Non è un buon segnale il silenzio dei giocatori dopo il pareggio contro l'Udinese. "Ma non è vero che lo spogliatoio è sotto choc, la squadra sarà sicuramente capace di reagire", ha promesso il direttore sportivo Riccardo Bigon, mascherando la sua delusione per il debutto negativo di Rafael e Reveillere. I nuovi acquisti hanno fallito il primo impatto con il San Paolo e la serie A, dimostrando che l'organico del Napoli continua ad avere dei limiti e bisognerà intervenire con decisione, alla riapertura del mercato di gennaio. L'emergenza si fa sentire e gli azzurri stanno pagando dazio in modo più grave del previsto all'emergenza, specialmente in difesa. Sabato sera mancavano Reina, Britos e Armero, oltre ai convalescenti Zuniga e Mesto. E per il reparto arretrato, oltretutto poco protetto da centrocampisti e attaccanti, sono stati altri 90' da incubo. "Errori dei singoli", ha minimizzato Benitez, consapevole però di essere di fronte a un problema strutturale. L'organico non ha i mezzi per reggere il modulo 4-2-3-1, a volte troppo offensivo. Proteggere il 3-2 con in campo quattro punte (Callejon, Insigne, Mertens e Higuain), come ha provato a fare contro Guidolin il tecnico spagnolo, è un tentativo che comporta a quanto pare pericoli eccessivi.
Don Rafa non cambierà, però. Al Napoli non resta dunque che reagire sul campo nelle ultime tre partite del 2013 (Arsenal, Inter e Cagliari) e poi affidarsi al mercato. I rinforzi arriveranno, almeno tre. Si riparla di Mascherano, oltre che di Agger, Skrtel, Antonelli, Fernando e Gonalons. Difesa e centrocampo non sono all'altezza di un attacco già atomico, in campionato: 7 gol per Higuain e Callejon, 6 per Pandev e Hamsik. Ma serve a poco, se per vincere una partita in casa non bastano neppure tre reti.