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Insigne croce e delizia di un Napoli senza mezze misure

Insigne esulta dopo un gol (ansa)
Con la doppietta alla Fiorentina è arrivato a quota 99 reti in maglia azzurra, sogna di fare 100 nella Supercoppa contro la Juve, si tiene stretta la sua maglia numero 24 che spera un giorno di vedere ritirata. Profeta in patria tra grandi giocate e buchi neri
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NAPOLI - Vale soprattutto per i pregi: tecnici e tattici. Ma anche nei difetti è più che mai il Napoli di Lorenzo Insigne, il simbolo in carne e ossa di una squadra che è allergica alle mezze misure: o strabilia o va in tilt, esattamente come il suo umorale capitano. Lo chiamano il "Magnifico" e contro la Fiorentina ha dimostrato ancora una volta di meritare un soprannome da eccelso: segnando una doppietta e inventandosi un assist sensazionale per il tris di Lozano: talmente bello da diventare subito virale sul web.

L'investitura di Mancini

Sullo sfondo c'era la gigantografia di Maradona - appesa a una balaustra della curva B - e ne è venuta fuori una vera e propria opera d'arte, che avrà fatto stropicciare gli occhi pure al ct della Nazionale, Roberto Mancini. "Nella mia squadra c'è un solo insostituibile: il numero 10". Maglia pesante e investitura, che nel club Italia sono paradossalmente arrivate per l…

NAPOLI - Vale soprattutto per i pregi: tecnici e tattici. Ma anche nei difetti è più che mai il Napoli di Lorenzo Insigne, il simbolo in carne e ossa di una squadra che è allergica alle mezze misure: o strabilia o va in tilt, esattamente come il suo umorale capitano. Lo chiamano il "Magnifico" e contro la Fiorentina ha dimostrato ancora una volta di meritare un soprannome da eccelso: segnando una doppietta e inventandosi un assist sensazionale per il tris di Lozano: talmente bello da diventare subito virale sul web.

L'investitura di Mancini

Sullo sfondo c'era la gigantografia di Maradona - appesa a una balaustra della curva B - e ne è venuta fuori una vera e propria opera d'arte, che avrà fatto stropicciare gli occhi pure al ct della Nazionale, Roberto Mancini. "Nella mia squadra c'è un solo insostituibile: il numero 10". Maglia pesante e investitura, che nel club Italia sono paradossalmente arrivate per l'attaccante di Frattamaggiore con più naturalezza. Più difficile è stato (e continua a essere) per lui imporsi come profeta in patria: tra le pressioni non solo amorevoli della sua gente, che lo ha visto sbocciare un po' alla volta e non gli ha regalato nulla, rimettendone in discussione partita dopo partita l'oneroso ruolo di leader azzurro.


La maglia e il sogno nel cassetto

Insigne è stato bravo a tenere duro e i 99 gol segnati con la maglia del suo Napoli hanno il sapore di una sfida finalmente vinta: anche con umiltà e tenacia, non solo con il talento. "La 10 non si tocca, mi tengo stretta la mia maglia con il numero 24 e ho un sogno nel cassetto: farla ritirare alla fine della mia carriera, significherebbe davvero aver lasciato il segno". Lo dice e lo pensa, Lorenzo, dando fiato a chi l'accusa di essere un po' troppo presuntuoso. Invece è l'istinto che lo spinge sempre a cercare la giocata più difficile, quando va in campo: portandolo a mettere la sua firma su opere d'arte (nella maggior parte dei casi) e ogni tanto pure su qualche scarabocchio: che i suoi detrattori usano subito per sminuirlo. Dimenticando che nel DNA dei campioni c'è anche la sregolatezza, accanto al genio.


Quei buchi neri da cancellare

A Insigne invece molti tifosi del Napoli non la perdonano. Lui lo sa e si immalinconisce, finendo per infilarsi periodicamente in qualche buco nero, da cui poi ha bisogno di tempo per uscire. Con un problema collaterale in più, però: anche il resto della squadra ne segue gli umori e si specchia sempre di più nel suo capitano, spesso esaltandosi e a volte deprimendosi. Ci sta sbattendo la testa perfino un uomo pragmatico come Gattuso, che a distanza di una decina di giorni ha visto il suo gruppo suicidarsi contro lo Spezia e giocare a tennis contro la Fiorentina: senza un briciolo di equilibrio e continuità.


Missione supercoppa

Ma Ringhio lo aveva messo nel conto dando la fascia (e additandolo di conseguenza come un esempio) al Magnifico e al suo talento non rinuncia mai, a costo di ingoiare ogni tanto un po' di veleno. Conta di più che il resto del bicchiere sia abbondantemente pieno e il feeling tra allenatore e leader non è mai stato cosi solido. Per questo Lorenzo ha già segnato 9 gol in campionato ed è salito a 99 nella classifica all time dei cannonieri azzurri: proprio alla vigilia della Supercoppa italiana contro la Juventus, la migliore delle occasioni per tagliare quota 100. Non sarà senz'altro - eventualmente - in un modo banale.