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Napoli, una macchina già quasi perfetta: tutti i meriti di Spalletti

Luciano Spalletti (ansa)
Nel primato a punteggio pieno degli azzurri c'è molto del nuovo allenatore: dal punto di vista tecnico, tattico e psicologico. Le 6 vittorie consecutive non sono arrivate per caso
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NAPOLI - Le 6 vittorie consecutive del Napoli all'inizio del campionato hanno un solo precedente: stagione 2017-2018, quella dei 91 punti conquistati con Maurizio Sarri in panchina e dello scudetto "perso in albergo". Nemmeno ai tempi di Maradona gli azzurri erano mai partiti così forte e sono dunque più che meritati gli applausi per Luciano Spalletti, che ci ha messo pochissimo a creare una macchina già quasi perfetta in campo (miglior differenza reti e difesa meno battuta) ed è riuscito anche a riaccendere l'entusiasmo intorno alla squadra: uscita a pezzi dalla scorsa annata per la Champions gettata via nell'ultima giornata. Giocatori e tifosi ci hanno messo una pietra su ed è merito soprattutto del nuovo allenatore, che è stato bravo a spazzare via la scia di veleni lasciati dalla gestione Gattuso e allo stesso tempo ha dato continuità al lavoro del suo predecessore, senza buttare via pure il bambino con l'a…

NAPOLI - Le 6 vittorie consecutive del Napoli all'inizio del campionato hanno un solo precedente: stagione 2017-2018, quella dei 91 punti conquistati con Maurizio Sarri in panchina e dello scudetto "perso in albergo". Nemmeno ai tempi di Maradona gli azzurri erano mai partiti così forte e sono dunque più che meritati gli applausi per Luciano Spalletti, che ci ha messo pochissimo a creare una macchina già quasi perfetta in campo (miglior differenza reti e difesa meno battuta) ed è riuscito anche a riaccendere l'entusiasmo intorno alla squadra: uscita a pezzi dalla scorsa annata per la Champions gettata via nell'ultima giornata. Giocatori e tifosi ci hanno messo una pietra su ed è merito soprattutto del nuovo allenatore, che è stato bravo a spazzare via la scia di veleni lasciati dalla gestione Gattuso e allo stesso tempo ha dato continuità al lavoro del suo predecessore, senza buttare via pure il bambino con l'acqua sporca. La squadra aveva infatti ben memorizzato alcuni meccanismi e chiuso lo scorso torneo con un bottino di 43 punti nel girone di ritorno: una base di partenza comunque ottima, al di là del crollo psicofisico sul traguardo di Insigne e compagni, negli ultimi 90'.

I meriti di Spalletti

Spalletti ci ha messo molto del suo e i risultati si vedono: dal punto di vista tecnico, tattico e psicologico. La crescita di Osimhen è sotto gli occhi di tutti, Koulibaly non è mai stato così forte, Insigne è esemplare per dedizione alla causa, Fabian domina nel ruolo di regista a centrocampo e la difesa è un bunker anche per merito del nuovo acquisto Anguissa, uomo ovunque del Napoli. Le 6 vittorie consecutive e il primato in classifica non sono arrivate per caso e pure la partita contro il Cagliari è stata quasi senza storia: pressing feroce e assedio continuo alla metà campo avversaria, con un possesso di palla vicino al 70 per 100. Ma a tratti gli azzurri hanno dato la sensazione di specchiarsi nella loro bravura e hanno perso concretezza: remake sgradevole di errori già visti e rivisti in passato. Anche questa è un'analogia con la stagione dello scudetto perso in albergo dal gruppo allenato da Sarri, a cui mancò la tenuta psicologica nel momento della verità.

A Firenze test probante

Il Napoli è da anni una delle squadre con più talento della Serie A, ma con la tendenza a dissiparlo per la fragilità psicologica dei suoi leader. Ora tocca a Spalletti evitare che si ripeta la stessa storia e la trasferta di domenica a Firenze sarà in questo senso un test molto probante, perché al Franchi non basterà il fioretto e ci sarà bisogno pure della sciabola. Ma prima c'è la parentesi di giovedì in Europa League contro lo Spartak Mosca, al Maradona. Tira aria di turnover e potrebbero avere spazio Meret, Malcuit, Manolas, Elmas, Ounas, Petagna e part time anche i recuperati Demme e Mertens. La capolista ha bisogno di tirare un po' il fiato e dovrà gestire con serenità il suo primato, per non pagare dazio alla stanchezza, alle vertigini e agli eccessi di euforia.