È stata la mano di Dries, Mertens fa sognare il Napoli davanti alla statua di Maradona
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiNAPOLI — Brilla la pioggia sul piede tutto d'oro della statua, mentre le inservienti si affannano ad asciugare le pozze d'acqua con gli stracci. Ed è un diluvio di gol tra fisarmoniche e lacrime, cori e ricordi, canti e luci che riempiono il vecchio ex San Paolo come cristalli di sale o di stelle. Adesso il Napoli è primo e solo, solo com'è sempre stato, solo contro tutti come dice la voce dell'uomo della statua che a un certo punto gonfia lo stadio che ormai si chiama come lui, ha solo cambiato santo, dall'esattore che cadde sulla via di Damasco al numero 10 che come lui nessuno mai, El Diez, D10s, el pequeño, Diego Armando Maradona (1960-infinito). "Abbiamo fatto tutto contro tutti e io sarò sempre con voi", rimbomba l'altoparlante nel silenzioso buio. Brividi. Chi non li sente ha il cuore di bronzo, altro che la statua.
NAPOLI — Brilla la pioggia sul piede tutto d'oro della statua, mentre le inservienti si affannano ad asciugare le pozze d'acqua con gli stracci. Ed è un diluvio di gol tra fisarmoniche e lacrime, cori e ricordi, canti e luci che riempiono il vecchio ex San Paolo come cristalli di sale o di stelle. Adesso il Napoli è primo e solo, solo com'è sempre stato, solo contro tutti come dice la voce dell'uomo della statua che a un certo punto gonfia lo stadio che ormai si chiama come lui, ha solo cambiato santo, dall'esattore che cadde sulla via di Damasco al numero 10 che come lui nessuno mai, El Diez, D10s, el pequeño, Diego Armando Maradona (1960-infinito). "Abbiamo fatto tutto contro tutti e io sarò sempre con voi", rimbomba l'altoparlante nel silenzioso buio. Brividi. Chi non li sente ha il cuore di bronzo, altro che la statua.
La festa perfetta è stata fusa nella notte napoletana come il simulacro forgiato dalla fonderia di Nola e donato da Stefano Ceci, l'ex manager di Diego, l'amico di anni belli e perduti, anche loro due lo erano. Ribellione e libertà. Smarrirsi. "Diego mi disse: ma tu credi che un giorno si ricorderanno di me? Era incredibile quel dubbio, era incredibile tutto di lui". La statua è alta un metro e 67 e pesa 72 chili come Diego. È stata scoperta un'ora prima della partita e portata in processione sulla pista d'atletica, il giro di campo dei vincitori e talvolta dei simboli, dei vivi gloriosi e dei morti memoriosi.
Sugli schermi passavano i messaggi di Pelé, Careca e Ottavio Bianchi, sul prato ecco Ferlaino che sembra pure lui fermato nel tempo, e De Laurentiis e il capo della Fifa, Gianni Infantino, numero 1 di quel potere che Diego sommamente odiò quando comandava Blatter. Sfilano ai piedi del piede sinistro di Maradona (d'oro, ma mai quanto quello vero) i suoi compagni d'avventura, ci sono Bruscolotti e Bagni, Renica e De Napoli, Carannante e Caffarelli, c'è pure Fabio Cannavaro ed è come se anche il tempo colasse fuso nello stampo pronto ad accoglierlo, lui che pure non si lascia fermare mai.
Difficile dire se sia stato più emozionante sentire lo stadio cantare "oje vita mia", del resto il cuore di quei cuori era proprio Diego, oppure ascoltare "Maradò, Maradò" con quel ritmo che sa di Sudamerica e Quartieri, dove Baires diventa Fuorigrotta e Villa Fiorito è identica a Scampia. Pezzi di città nella notte silenziosa e fradicia sono confluiti tutti nel chiarore di luna dello stadio. Quando la cerimonia è cominciata s'è placato pure il cielo, che quando poi il tributo è finito si è di nuovo scatenato come incazzatissimo per avere perduto, lui pure, Maradona. Un laser azzurro ha disegnato sul campo i gesti di Diego, la punizione alla Juve, la serpentina agli inglesi, e ogni gesto era come vivo.
La partita del Napoli è stata anch'essa un tornado, Mertens si è preso la scena e ha segnato il primo dei suoi due gol al minuto 10. I giocatori hanno guardato la statua, sfiorandola, e De Laurentiis ha pure accarezzato il piede d'oro ("Porterà bene, sono superstizioso"). Diluvio e delirio come in un rito tribale, il gioco fluente ma i ricordi di più. Il ragazzo "che ci ha tolto gli schiaffi dalla faccia" è tornato dopo essere stato perduto per sempre, qui presenza e perdita sono i lineamenti dello stesso volto. E tutti, nessuno escluso, hanno ripensato a quando Diego uscì da sottoterra, dal ventre dello stadio la prima volta, per quel gioco di palleggio nel sole, era il 5 luglio 1984, lui vivo e giovane, e il futuro pronto per essere addentato come un cocomero. Il primo amore, come dice la canzone. Il primo e l'ultimo sarai per me.