Al Maradona si è vista la migliore macchina d'Italia
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiLa miglior squadra d’Italia, forse la migliore d’Europa, è una macchina bellissima e feroce, musicale e ruggente. La distruzione della Juventus passa attraverso lo splendore del Napoli: una lezione di calcio ma soprattutto di potenza mentale e tecnica, di vera e assoluta padronanza. Il Napoli ha lievemente patito solo la risposta bianconera dopo il gol illusorio di Di Maria, poi però ha vissuto una partita gigante, un’interpretazione maestosa. Dalla pressione sin dal primo minuto fino al passo continuo, e addirittura accelerato, nel sinfonico finale: del resto, questa è la squadra che aveva imposto una quaterna secca al Liverpool. La Juve è passata da zero gol presi in otto partite a cinque tutti insieme, e potevano essere addirittura di più. Una rovina non solo per il risultato ma per la speranza (era una chimera) di poter ancora pensare allo scudetto: la distanza di 10 punti in classifica è persino inferiore, e di molto, ri…
La miglior squadra d’Italia, forse la migliore d’Europa, è una macchina bellissima e feroce, musicale e ruggente. La distruzione della Juventus passa attraverso lo splendore del Napoli: una lezione di calcio ma soprattutto di potenza mentale e tecnica, di vera e assoluta padronanza. Il Napoli ha lievemente patito solo la risposta bianconera dopo il gol illusorio di Di Maria, poi però ha vissuto una partita gigante, un’interpretazione maestosa. Dalla pressione sin dal primo minuto fino al passo continuo, e addirittura accelerato, nel sinfonico finale: del resto, questa è la squadra che aveva imposto una quaterna secca al Liverpool. La Juve è passata da zero gol presi in otto partite a cinque tutti insieme, e potevano essere addirittura di più. Una rovina non solo per il risultato ma per la speranza (era una chimera) di poter ancora pensare allo scudetto: la distanza di 10 punti in classifica è persino inferiore, e di molto, rispetto a quanto visto in campo, rispetto cioè alla realtà delle cose.
Eppure il Napoli aveva ricominciato il campionato di gennaio con la sconfitta di San Siro, come se la lunga sosta mondiale ne avesse davvero interrotto la cadenza. Ma così non è stato, si trattava di un episodio. Contro l’avversaria più classica, quella Juve che tanto l’aveva fatto soffrire portando via scudetti e sogni, il Napoli ha cercato e trovato la sua sera perfetta: neppure una sbavatura, a parte forse la distrazione nella carambola del gol bianconero, nemmeno un minimo calo di tensione. I due più forti, Osimhen e Kvaratskhelia, si sono passati il pallone in azioni gemelle in cui il nome del marcatore è diventato una variabile continua, da uno all’altro, prima uno e poi l’altro. Anche se è difficile stabilire quali siano davvero i migliori dentro un marchingegno simile. Forse adesso finiranno anche gli stucchevoli manicheismi tra chi inseguirebbe il gioco e chi il risultato, come se uno potesse prescindere dall’altro e viceversa: la mattanza di Napoli-Juventus non ha mostrato il dominio di un pensiero calcistico su un altro, ma la superiorità totale di una squadra e dei suoi interpreti, uno per uno e tutti per uno.
La Juventus dell’ultima notte di Andrea Agnelli presidente, un commiato assai mesto dopo tante vittorie e vicissitudini assortite, ha avuto la sfortuna di imbattersi in un avversario che è sembrato di un’altra categoria, forse favorito in questo dalle sventurate prestazioni di alcuni bianconeri, ad esempio il disastroso Bremer. Però, lo ripetiamo, il Napoli è stato ed è qualcosa di assoluto che non va relativizzato con troppe considerazioni sulle controparti. Probabile che sia la migliore versione dai tempi di Maradona, oltre i lampi di alcune notti con Mazzarri e oltre il magistero degli anni con Sarri. Qui siamo al vertice di tante cose, alcune delle quali appena iniziate. Abbiamo un Napoli che non deve pensare solo a vincere lo scudetto, ma che può portarsi a casa anche la Champions. Ci prendiamo la responsabilità di scriverlo un venerdì 13.