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Napoli, per lo scudetto non serve la mano di Dio. Il miracolo è nel bilancio

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Nei primi due titoli ci fu l'impronta di Maradona. De Laurentiis invece ha vinto in modo sostenibile, senza cedere al cuore o alle contestazioni
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Il carnevale della napoletanità lungamente pregustato e preparato rischia di coprire una nuova verità assordante ed eversiva. Un fatto storico sensazionale senza precedenti che Napoli dovrebbe essere orgogliosa di rivendicare ad alta voce, ben sopra il frastuono della retorica tra petardi, caccavelle e putipù: per la prima volta in quarant'anni di calcio moderno, infatti, vince lo scudetto una società attenta ai conti senza firmare cambiali da bancarotta ma addirittura guadagnandoci almeno una cinquantina di milioni. E senza avere le spalle coperte da un colosso industriale, una multinazionale, un fondo internazionale, un magnate o un mecenate.

Napoli 2023, addio folclore

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Il carnevale della napoletanità lungamente pregustato e preparato rischia di coprire una nuova verità assordante ed eversiva. Un fatto storico sensazionale senza precedenti che Napoli dovrebbe essere orgogliosa di rivendicare ad alta voce, ben sopra il frastuono della retorica tra petardi, caccavelle e putipù: per la prima volta in quarant'anni di calcio moderno, infatti, vince lo scudetto una società attenta ai conti senza firmare cambiali da bancarotta ma addirittura guadagnandoci almeno una cinquantina di milioni. E senza avere le spalle coperte da un colosso industriale, una multinazionale, un fondo internazionale, un magnate o un mecenate.

Napoli 2023, addio folclore

Altro che folclore: questo è il primo scudetto in attivo, il primo scudetto "sostenibile" - frutto maturo di programmazione, organizzazione, serietà, lucidità e perseveranza, anche sul campo - in un sistema calcio ormai insostenibile perennemente sull'orlo del crac. Ed è successo proprio a Napoli, nell'immaginario collettivo capitale dell'improvvisazione e dell'arte di arrangiarsi, alla faccia di tutti gli stereotipi e i pregiudizi sull'incapacità endemica di fare impresa da quelle parti. Dove cantano le cicale, si è imposta la strategia della formica. È uno scudetto adulto nella città bambina.

Il Napoli del 2023: un gioco grandioso che va oltre i singoli

Organizzazione anche in campo. Il Napoli ha dominato con una grandiosità di gioco che non veniva esibita da nessuna squadra campione forse dai tempi del Milan di Capello, capace altrettanto di ammazzare il campionato, però divertendolo. Lo strapotere dell'ultimo ciclo juventino non era mai stato così spettacolare nei 90' di gioco. Anche questo è il trionfo di un'idea.
Il terzo scudetto del Napoli, a 33 anni dall'ultimo, è radicalmente diverso dai precedenti, diversamente rivoluzionario. Non c'è un Masaniello che solleva il popolo, né il sangue sciolto di San Gennaro. 'O miracolo stavolta è quello del bilancio. Non ha nulla di mistico, scriteriato, geniale, eccezionale come negli anni Ottanta quando il Napoli dovette arruolare il giocatore al tempo più forte del mondo, e poi sul podio assoluto dei più grandi nella storia del pallone, per dare l'assalto al cielo. Ci volle davvero la mano di Dio, la discesa messianica di Maradona, entità ultraterrena fattasi carne a loro immagine e pure troppa somiglianza. Dopo di lui il Napoli andò verso il collasso economico, quando piovvero le bollette di tutta quella felicità.

Napoli, la crescita paziente di De Laurentiis

Stavolta no. Non è servito andare a fare la spesa in Paradiso. Non è stato un incantesimo napoletano ma una crescita graduale, responsabile e paziente che ha a lungo indispettito i tifosi, più inclini ad adorare i presidenti disposti a rovinarsi per amore o vanità (nella città degli eccessi si è infatti arrivati anche a una paradossale contestazione al presidente e allo stadio muto). Quello di Aurelio De Laurentiis è un programma partito dalla Serie C nel 2004 e durato vent'anni, là dove venti minuti sembrano già un'ipoteca azzardata sul futuro. Avesse speso di più, avrebbero festeggiato prima: questo il capo d'accusa. Quello era il Napoli di Maradona e quelli i suoi scudetti.

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Napoli 2023, l'impronta di Spalletti

Questo è un successo corale dalle molte facce, tra cui quella di Khvicha Kvaratskhelia da studente di Scienze Politiche, come lo ha descritto il New York Times. Non c'è un Maradona, ma neanche un Caffarelli. La mano dell'allenatore, e non di Dio, è stata decisiva dalla stessa panchina su cui, opinione diffusa, il Napoli di Diego avrebbe vinto anche guidato dal magazziniere. Là dove Bianchi e Bigon dovettero gestire il dietro le quinte, Spalletti ha forgiato da protagonista il collettivo imprimendo un'impronta tecnica marcata.

Uno scudetto poco "napoletano"

È uno scudetto - si può osare? - poco "napoletano", se intendiamo ovviamente solo l'accezione dispregiativa dell'aggettivo cara ai tanti detrattori della caricatura del partenopeo furbetto, teatrale, cialtrone, passionale, indolente, lavativo, inaffidabile. Ma tanto fantasioso. È uno scudetto che sfugge felicemente alla dittatura di quel luogocomunismo che incatena i napoletani ai soliti cliché, da loro stessi - venditori ambulanti ma anche intellettuali opinion maker - alimentati per rifilare al turista (o al lettore) l'immagine che si aspetta. Così com'è poco napoletano l'intemperante ADL, nel ruolo di impresario mangiafuoco, produttore del kolossal, figura patriarcale più che paterna (come i vari Moratti o Mantovani), senza core anche nel liquidare gli idoli della piazza, refrattario a qualsiasi romanticismo. Ancor meno napoletano, se poi confrontato all'ing. Ferlaino che, con il sopracciglio e la vocina piangenti, pareva disegnato da Eduardo.

 

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La mascherina di Osimhen qui è l'unica concessione alla voglia di Pulcinella, maschera che mai come oggi i napoletani dovrebbero invece togliersi per mostrare un volto diverso a quel mondo che ora pretende la solita sceneggiata. Si godano, comunque sia, la meritatissima festa, ma almeno - come disse nell'87 Massimo Troisi (assai allergico all'iconografia classica napoletana) - "senza dimenticare il gas aperto": è pericoloso, e poi Aurelio odia gli sprechi.