I giorni di Napoli e del Napoli: il terzo scudetto insegna, si può essere felici in due
di Angelo Carotenuto , di Angelo CarotenutoLe cose per cent'anni sono andate così. O c'era il Napoli o c'era Napoli. O c'erano i gol per lo scudetto o una città da celebrare. Vinicio lo perse per due punti giocando all'olandese, respiro europeo, internazionale, ma l'immagine della bellezza nel calcio fu sopraffatta dal colera, e poi i cori negli stadi, sei la vergogna dell'Italia intera. Quarant'anni dopo l'epidemia, al di sopra di ogni sospetto vittimista, Paolo Mieli ha scritto che ci sono calamità al sud che diventano occasione per un grande carnevale, e si riferiva a quelle opinioni che si affollano intorno agli Irredimibili, a quegli editoriali che tengono nella stessa insalata i lazzari, Ferdinando I, i corni rossi, Pulcinella, Masaniello, miseria e nobiltà, più tardi ovviamente pure Maradona. Anche con un olandese vero, i lanci lunghi di Rudy Krol, si è sperimentata questa strana forma di strabismo. Gli striscioni appesi ai palazzi diceva…
Le cose per cent'anni sono andate così. O c'era il Napoli o c'era Napoli. O c'erano i gol per lo scudetto o una città da celebrare. Vinicio lo perse per due punti giocando all'olandese, respiro europeo, internazionale, ma l'immagine della bellezza nel calcio fu sopraffatta dal colera, e poi i cori negli stadi, sei la vergogna dell'Italia intera. Quarant'anni dopo l'epidemia, al di sopra di ogni sospetto vittimista, Paolo Mieli ha scritto che ci sono calamità al sud che diventano occasione per un grande carnevale, e si riferiva a quelle opinioni che si affollano intorno agli Irredimibili, a quegli editoriali che tengono nella stessa insalata i lazzari, Ferdinando I, i corni rossi, Pulcinella, Masaniello, miseria e nobiltà, più tardi ovviamente pure Maradona. Anche con un olandese vero, i lanci lunghi di Rudy Krol, si è sperimentata questa strana forma di strabismo. Gli striscioni appesi ai palazzi dicevano "Comunque vada grazie lo stesso" per il primo posto in classifica a cinque giornate dalla fine (1980-81), solo che i palazzi erano puntellati per il terremoto dal mese di novembre. Massimo Troisi ne mise uno nella scena iniziale di Ricomincio da tre, il film che apriva una riflessione sull'urgenza di superare gli stereotipi.
Il Napoli di Maradona nel pieno della guerra di camorra
La corrosione del tessuto urbano era la stessa della società. La criminalità cambiava comportamenti e interessi. Il contrabbando passò in seconda linea, ma del commercio più o meno clandestino delle sigarette vivevano 60 mila sventurati. Quando gli scudetti sono arrivati davvero, la Napoli intorno a Maradona era nel pieno di una guerra criminale seguita all'ascesa di Raffaele Cutolo. Si ammazzavano per gli appalti per la ricostruzione e per il nuovo mercato della droga. Le centrali internazionali avevano delegato alla camorra il commercio dell'eroina e lo smercio della cocaina dal 1985 sui mercati scandinavi, secondo la ricostruzione di Isaia Sales nel libro Napoli non è Berlino. La foto di Diego nella vasca a forma di conchiglia dei Giuliano viene ritrovata nel febbraio '87. Allo scudetto mancano 100 giorni.
La città resuscita con Bassolino, la squadra affonda
È da una vita che va così. O sono felici i sindaci o la squadra. La città muta il racconto di sé dal novembre del '93. Nella stagione politica che segue Tangentopoli, Napoli diventa la città più evocativa del mutamento. Antonio Bassolino è il sindaco più famoso al mondo. Il Times lo definisce il Tony Blair italiano, parla di "miracolosa rigenerazione della caotica città meridionale" e di "candidato più carismatico della sinistra alla poltrona di primo ministro dai tempi di Berlinguer". Alberto Arbasino su Repubblica firma un articolo dal titolo "Vedi Napoli e non muori", dice che la città è resuscitata. Non soffoca più, respira. Il Napoli invece affonda. Un finto commercialista vuole comprare Cruz e Boghossian con 3 miliardi di Cct falsi e assegni scoperti per 800 milioni. È il viaggio verso il fallimento. Quando il Napoli ne esce e torna in Serie A, la città s'è spostata di nuovo. È finita dentro la crisi dei rifiuti. Non solo. Il sindaco Iervolino accusa Gomorra, libro e film, di aver mutato la cartolina dei cliché sulla città, da pizza e mandolino, a pistole e spaccio.
La Napoli di Achille Lauro, sindaco e presidente
Achille Lauro aveva risolto il problema alla radice. È stato sindaco e presidente insieme, l'immagine della città e della squadra di calcio dovevano coincidere per forza. L'anno è il 1952. Il 1° giugno il tribunale riconosce 'o Comandante primo degli eletti alle Comunali, 117 mila voti presi regalando in campagna elettorale pacchi di pasta e lanciando "un proclama al popolo". Il 23 corre a staccare un assegno da 105 milioni e compra il centravanti svedese Hasse Jeppson dall'Atalanta, primo affare a cifre scandalose del calcio italiano. L'incasso della partita finisce direttamente negli uffici della Flotta, la domenica sera. Del trasferimento si occupa l'ex capitano Paulo Innocenti, detto Pippone per via di un naso rispettabile. Avvolge i soldi dentro pacchi di giornale. Lauro è anche l'editore del quotidiano Roma. Ogni cosa è il segno di un padronato assoluto, sotto la bandiera del partito monarchico. Napoli appartiene a un sovrano, questo dev'essere chiaro. Nel dubbio, si mette pure a combattere quei film che propongono l'immagine distorta del suo regno.
E oggi? "Napoli è squadra con annessa una città"
E oggi? La frase più felice l'ha tirata fuori il New York Times. "Napoli non è più una città con una squadra di calcio. È una squadra di calcio con annessa una città". Lo scudetto è qua, il tempo dirà dentro quale Napoli, se mille culure o mille paure. Il contributo più reclamizzato del sindaco è stato la proposta di una festa al Plebiscito a numero chiuso, forse per laureati da 110 in su. I turisti vengono per annusare i profumi di Elena Ferrante e per vedere i luoghi dei set, i posti al sole, i mare fuori. Non c'è un letto in albergo e nei B&B, non sanno dove dormire quelli che avevano comprato i biglietti per sabato e gli hanno spostato lo scudetto. Fuori dal triangolo delle Bermuda sfogliatella-friggitorie-Cristo Velato, ieri la metro si è fermata per un'ora e i taxi avevano i pos scarichi. Ma la pasta con la genovese ai Quartieri era veramente buona.