Non avrai altro gol all'infuori di me. Santi protettori, a Napoli, ce ne sono quanti ne volete. Erano 25 durante la Controriforma, piano piano sono saliti a 56, finché papa Paolo VI disse basta, a tre vi fermate, e sono rimasti san Gennaro, santa Patrizia e san Severo. Gli altri sono stati retrocessi a patroni tutelari. Ma nella religione del pallone, questa è la città del monoteismo duro e puro. Nel nome del Napoli, e niente più. Non c'è un altro posto in Europa sopra il milione di abitanti che si faccia bastare una sola squadra, con l'eccezione di Colonia, dove sono detti - ma guarda - i napoletani di Germania. Il derby è l'unica calamità che il cielo ha risparmiato a Napoli.
Questa dimensione totale viene fatta risalire alla metà degli Anni '60 da Antonio Ghirelli in Intervista sul Calcio Napoli con Maurizio …
Non avrai altro gol all'infuori di me. Santi protettori, a Napoli, ce ne sono quanti ne volete. Erano 25 durante la Controriforma, piano piano sono saliti a 56, finché papa Paolo VI disse basta, a tre vi fermate, e sono rimasti san Gennaro, santa Patrizia e san Severo. Gli altri sono stati retrocessi a patroni tutelari. Ma nella religione del pallone, questa è la città del monoteismo duro e puro. Nel nome del Napoli, e niente più. Non c'è un altro posto in Europa sopra il milione di abitanti che si faccia bastare una sola squadra, con l'eccezione di Colonia, dove sono detti - ma guarda - i napoletani di Germania. Il derby è l'unica calamità che il cielo ha risparmiato a Napoli.
Questa dimensione totale viene fatta risalire alla metà degli Anni '60 da Antonio Ghirelli in Intervista sul Calcio Napoli con Maurizio Barendson (Laterza, 1978). Accade che, al ritorno in Serie A, Roberto Fiore vuol fare le cose in grande. Prende Sívori dalla Juve e Altafini dal Milan. Ha un'idea. Mette in vendita gli abbonamenti a rate. Incassa un miliardo di lire, cifra mai raggiunta in Italia. C'è chi lo chiama cinico, chi lo accusa di rastrellare denaro tra gli strati poveri e poverissimi della popolazione nella città del caos edilizio. "Sívori, si' 'o mare 'e Napule" dice Nino Manfredi in Operazione San Gennaro (1966), quando chiede il permesso alla statua per rubare il tesoro al Duomo. Gli promette di comprare Eusébio, "così vinciamo la Coppa Campioni". È la nascita della squadra pop, oggi stanno sulle stesse bandiere le facce di Kvara e Osimhen con Troisi e Pino Daniele, Bud Spencer e San Gennaro. Il calcio con il presepe delle icone intorno.
Ogni tanto qualche apostata c'è stato. L'Internapoli quasi subito, arrivato a 7 punti dalla promozione in B, con Vinicio in panchina e Chinaglia centravanti. Gioca nello sciccoso Vomero, dove Giorgione conosce la futura moglie, Connie Eruzione, figlia di un ufficiale Nato. L'ultima eresia compie 40 anni in questi giorni. Ha radici sociali opposte. Nell'aprile '83, il Napoli sta giocando per salvarsi, il Campania per salire in B. Ha messo insieme 4 promozioni in 5 anni, dalla Prima Categoria. L'antipapa si chiama Antonio Morra Greco, dentista implantologo. Un giorno si è fermato a un chiosco in via Toledo. Ha preso una limonata e gli hanno mollato una squadra rionale, la Mercede, irresistibile quando si trasferisce a Ponticelli, periferia est, antifascista, dove prende i voti il Pci. Lo stadio è un ruggito in Via Argine, la strada si chiama così perché frena le acque in discesa dal monte Somma, il gemello del Vesuvio. Il vulcano è oltre il calcio d'angolo. Oggi è un rettilineo di capannoni, aziende di abbigliamento all'ingrosso, insegne cinesi, un posto dove la lotta degli operai Whirlpool è diventata docufilm, dove Villa Betania è il centro di medicina neonatale più grande del sud.
Allo stadio di Ponticelli conservano il loro murale working class con gli eroi baffuti, la maglia alla River: "Senza regole: tibia e perone". Quel Campania '83 è in testa fino a primavera. Pasquale Carbone, consigliere del Napoli, si allarma: "L'anno prossimo sarebbe bello fare un abbonamento unico". Non immagina una rivalità, ma una cooptazione. Quando la squadra si trasferisce al San Paolo, ingresso gratuito per donne e bambini, gli 8mila si diluiscono, l'elettricità si spegne, la serie B svanisce. È il peccato del Vitello d'oro.
La faccenda è strana assai, per chi crede nei testi dell'antropologia urbana. Domenico Rea ha teorizzato l'esistenza di due Napoli in un saggio sul carattere cittadino. Quella del Ventre e la città disopra che l'ignora. La tesi di Raffaele La Capria è che dopo la guerra civile per la Repubblica del 1799 la borghesia abbia avuto terrore della plebe che le aveva tagliato la testa. Per addolcire questa Armonia Perduta, firmano la tregua cercando terreno comune, la napoletanità, un dialetto dolce e le canzoni d'amore, cuori ingrati, silenzi incantatori, guappi innamorati. Una Recita Collettiva, con i napoletani spettacolo di sé stessi.
Ora, qualche decennio dopo, il dialetto non è più così omogeneo. Una nuova asprezza consonantica è emersa dalla lingua di Gomorra. Ci sono napoletani che il dialetto classico non sanno scriverlo né parlarlo. Anche le canzoni dei neomelodici dividono. Resta il Napoli a fare da argine. Ma De Laurentiis no, su De Laurentiis si può sempre litigare