✕

Il mondo del Napoli, uno scudetto senza frontiere

Da Melbourne a Los Angeles, l'atlante dei napoletani è un planisfero, un lunghissimo racconto che sa di emigrazione e identità, piroscafi e bandiere
2 minuti di lettura

Uno scudetto senza frontiere, uno scudetto sconfinato. Un avvenimento mondiale: se la storia è quella cosa che si fa sulla geografia, l'atlante dei napoletani è in realtà un planisfero, un lunghissimo racconto che sa di emigrazione e identità, piroscafi e bandiere. Perché su Napoli non tramonta mai il sole: se l'alba è a Melbourne, il tramonto a Los Angeles.

Nel mondo esistono addirittura quattro città con più napoletani che a Napoli: sono San Paolo, Buenos Aires, Rio de Janeiro e Sydney. Abbiamo otto Napoli soltanto negli Stati Uniti: troviamo Naples nello stato di New York, nel Maine, in Florida, nel Tennessee, in Ohio, nel Texas, in North Carolina e in South Dakota, e una in Canada. Abbiamo Neapolis in Grecia e in Turchia, un quartiere di Città del Messico (qui da noi sarebbe una metropoli) si chiama Napoles. Non si tratta ovviamente di omaggi o citazioni ma di pezzi d'Italia, anzi di Napoli, insediati nel …

Uno scudetto senza frontiere, uno scudetto sconfinato. Un avvenimento mondiale: se la storia è quella cosa che si fa sulla geografia, l'atlante dei napoletani è in realtà un planisfero, un lunghissimo racconto che sa di emigrazione e identità, piroscafi e bandiere. Perché su Napoli non tramonta mai il sole: se l'alba è a Melbourne, il tramonto a Los Angeles.

Nel mondo esistono addirittura quattro città con più napoletani che a Napoli: sono San Paolo, Buenos Aires, Rio de Janeiro e Sydney. Abbiamo otto Napoli soltanto negli Stati Uniti: troviamo Naples nello stato di New York, nel Maine, in Florida, nel Tennessee, in Ohio, nel Texas, in North Carolina e in South Dakota, e una in Canada. Abbiamo Neapolis in Grecia e in Turchia, un quartiere di Città del Messico (qui da noi sarebbe una metropoli) si chiama Napoles. Non si tratta ovviamente di omaggi o citazioni ma di pezzi d'Italia, anzi di Napoli, insediati nel mondo a forza di viaggi, lavoro duro e sacrifici.

Anche a causa di questa vastità di terre che ne rappresentano una soltanto, una specie di globalità al contrario - forse si può usare il termine "glocal" - la grande festa per un grandissimo scudetto è qualcosa di unico. Perché se Juventus, Milan o Inter hanno milioni di tifosi ovunque, non la stessa cosa si può dire per i torinesi e i milanesi nel mondo, sebbene piemontesi e lombardi lo abbiano abitato non poco (non a caso abbiamo un Papa di origini astigiane, che frequenza senza problemi il vocabolario dei suoi nonni). Napoletani e campani si sono mossi a milioni, e infatti 11 milioni di persone parlano la lingua di Eduardo nel mondo, facendo del napoletano la 77esima lingua più parlata del pianeta. Se l'Unesco lo riconosce come "idioma ufficiale", un motivo ci sarà.

Senza cadere nello stereotipo, Napoli è mondo. Le migrazioni tra Ottocento e Novecento hanno reso possibile la creazione di questa terra smisurata tra est e ovest, quando 30 milioni di italiani partirono verso un orizzonte sconosciuto dove vivere e lavorare. I loro figli, e i figli dei figli, oggi fanno festa ovunque con un senso di comunità che il tempo non ha smarrito.

Che Napoli non abbia frontiere, pur mantenendo una carica identitaria unica, lo dimostrano altre circostanze solo in apparenza collaterali. Un classico immortale della canzone classica napoletana (si chiama così, e magari un giorno la cavalcheranno felicemente anche i neomelodici), cioè "'O sole mio", venne scritta non all'ombra del Vesuvio ma a Odessa, e quel sole sorgeva sul Mar Nero. Gli autori, Edoardo Di Capua e Giovanni Capurro, sapevano che le suggestioni dell'arte abitano nel cuore, il luogo dove il sole sorge e tramonta davvero. Nel tempo, quella musica l'hanno cantata e interpretata in tanti, e che lo abbiano fatto anche Frank Sinatra (figlio di un siciliano e di una ligure), Elvis Presley ed Elton John dimostra cosa significhi essere sconfinati.

Da mezzo secolo è attivissima a Sidney l'Associazione Napoletana che organizza concerti, eventi e manifestazioni che potrebbero benissimo svolgersi a Forcella. Le commedie di Eduardo sono rappresentate in tutto il mondo, e i suoi testi vengono tradotti ovunque: già nel 1947, "Questi fantasmi" veniva portata in scena a Buenos Aires, per non dire dei memorabili allestimenti che ebbero come protagonista sir Laurence Olivier: Eduardo De Filippo è venerato dagli inglesi (in Gran Bretagna vivono circa 37 mila campani), e lui ricambiò l'affetto con un'indimenticabile traduzione de "La tempesta" di Shakespeare.

Lasciando perdere la pizza, troppo facile, possiamo però notare che la voce "pastiera napoletana" resta la ricetta più cliccata su Google, patrimonio mondiale non meno di melodie e commedie. E se Napoli ha invaso i continenti, e oggi per lo scudetto fa saltare tappi di spumante, non importa se tutto italiano, da un capo all'altro del pianeta come a Capodanno, quando il rimbalzo dei fusi orari rende senza fine la festa, la squadra del Napoli ha saputo accogliere ed elaborare il talento e la forza di calciatori che arrivano davvero da ovunque. Ne ricordiamo l'elenco, perché rende l'idea: Polonia, Corea del Sud, Kosovo, Norvegia, Brasile, Uruguay, Portogallo, Slovacchia, Germania, Camerun, Macedonia, Algeria, Georgia, Francia, Messico, Argentina e Nigeria. Sempre periferia del mondo, rispetto a Napoli mondiale.