Udinese-Napoli 1-1, il gol scudetto di Osimhen e quel finale carico di tensione
dal nostro inviato Maurizio CrosettiUDINE – Dopo 33 anni e 52 minuti, un ragazzo con le scarpette rosa e i capelli gialli manda via quello che c’è di sbagliato nella paura. Si chiama Victor Osimhen, e per un atleta avere la vittoria già nel nome non è indispensabile ma aiuta. Victor segna, si prende lo scudetto e gli salta via la maschera da Zorro, istante dal forte valore simbolico: infatti, ora tutti sanno chi è l’eroe. Pareva solo bellezza, ma il finale è stato di panico e violenza, con scontri in campo tra gli ultrà e altoparlanti a invocare soccorsi.
Sembrava che il momento fatale non dovesse arrivare mai. Il nodo del dubbio, che aveva cominciato a stringersi con la Salernitana e si era fatto ancora un poco più saldo dopo Lazio-Sassuolo, era diventato pressoché scorsoio quando un giovanotto nato in Austria da genitori croati e naturalizzato sloveno, Sandi Lovric, centrocampista dell’Udinese, aveva…
UDINE – Dopo 33 anni e 52 minuti, un ragazzo con le scarpette rosa e i capelli gialli manda via quello che c’è di sbagliato nella paura. Si chiama Victor Osimhen, e per un atleta avere la vittoria già nel nome non è indispensabile ma aiuta. Victor segna, si prende lo scudetto e gli salta via la maschera da Zorro, istante dal forte valore simbolico: infatti, ora tutti sanno chi è l’eroe. Pareva solo bellezza, ma il finale è stato di panico e violenza, con scontri in campo tra gli ultrà e altoparlanti a invocare soccorsi.
Sembrava che il momento fatale non dovesse arrivare mai. Il nodo del dubbio, che aveva cominciato a stringersi con la Salernitana e si era fatto ancora un poco più saldo dopo Lazio-Sassuolo, era diventato pressoché scorsoio quando un giovanotto nato in Austria da genitori croati e naturalizzato sloveno, Sandi Lovric, centrocampista dell’Udinese, aveva battuto il portiere del Napoli, Alex Meret, che a Udine c’è pure nato. Incroci di uno strano, indecifrabile destino. Ed ecco che tutti i fantasmi del Napoli hanno preso forma: è chiaro che lo scudetto sarebbe arrivato, ma quando? Dopo la terza festa di stadio? Dopo il posticipo dell’anticipo? Sabato in albergo? Al “Maradona”, domenica, contro la Fiorentina? Impossibile non pensare che le menti dei giocatori di Spalletti non fossero scosse o distratte, vittime dell’obbligo del risultato. Addio leggerezza, tanti passaggi sbagliati e pochi passi logici nel percorso dalla paralisi alla felicità. Ma il segno di Zorro Osimhen ha stracciato gli incubi, insieme alla famosa mascherina sostituita dopo circa 5 minuti. Ma a quel punto non c’erano più segreti da svelare, né destini da rovesciare.
I tifosi napoletani avevano cominciato ad abbracciare la squadra già mercoledì sera davanti all’albergo, e hanno continuato in fedele pellegrinaggio fino allo stadio che un tempo si chiamava come la Regione, oggi come una marca di auto. La gente è arrivata presto sul piazzale, tanti “Dieghi” si sono seduti ad aspettare che la festa o la beffa cominciassero, una moltitudine di n. 10, e naturalmente anche sui bandieroni c’era il volto di Maradona. Caroselli d’auto, trombe, lunghi cortei fino allo scoccare del momento che ha dato inizio al rito. Ma non è stato per niente facile, né lineare.