Conte, un leone in gabbia per rilanciare il Napoli
di Furio ZaraDefinito vincente per antonomasia, Antonio Conte ad ogni nuovo inizio viene preceduto dalla sua giustificata fama per cui - anche stavolta a Napoli - è tutto un rullare di tamburi e srotolare di tabelle-scudetto, pose con il ghigno del conducator e campagna acquisti in ebollizione perché - sia messo agli atti - sua è la celebre “Con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100”, frase pronunciata ai tempi in cui la sua Juve arrancava in Champions e in qualche modo bisognava dare contezza della inadeguatezza della squadra oltre i nostri confini. Non avrà di questi problemi: la distanza tra Napoli e l’Europa è un vuoto da colmare, così come l’identità sfilacciata del club va ricucita e il rapporto con De Laurentiis inventato di sana pianta.
Definito vincente per antonomasia, Antonio Conte ad ogni nuovo inizio viene preceduto dalla sua giustificata fama per cui - anche stavolta a Napoli - è tutto un rullare di tamburi e srotolare di tabelle-scudetto, pose con il ghigno del conducator e campagna acquisti in ebollizione perché - sia messo agli atti - sua è la celebre “Con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100”, frase pronunciata ai tempi in cui la sua Juve arrancava in Champions e in qualche modo bisognava dare contezza della inadeguatezza della squadra oltre i nostri confini. Non avrà di questi problemi: la distanza tra Napoli e l’Europa è un vuoto da colmare, così come l’identità sfilacciata del club va ricucita e il rapporto con De Laurentiis inventato di sana pianta.
Garanzia di vittoria
Conte è fermo dal marzo 2023, ultima squadra il Tottenham. Se ne andò - risoluzione consensuale, ma aveva fatto di tutto perché gli indicassero la porta - sbattendo i pugni e tirando in ballo la mediocrità di una squadra che aveva vinto l’ultimo trofeo quindici anni prima. Va quasi sempre così, quando gli va male: da Arezzo a Bergamo fino a Londra, quando Conte non vince ecco le conseguenze del livore. Ma per onestà urge dire che va quasi sempre bene: quattro scudetti (tre con la Juve, uno con l’Inter), una Premier League (con il Chelsea), più un’altra manciata di coppe varie. Carriera costellata di successi e sviluppatasi seguendo la traccia di un fuoco di passione che gli brucia dentro.
Conte terrorizzato dall’idea di perdere
E’ un vincente, sì. Un dato: se si esclude la gavetta, quando Conte allena una squadra di vertice (Juventus, Chelsea, Inter) cinque volte su sette ha vinto il titolo nazionale. Il problema è che è terrorizzato dall’idea di perdere. Non la considera un’ipotesi plausibile nel suo percorso professionale. Tra le sue frasi-cult c’è “Chi vince scrive la storia, chi arriva secondo la legge”, ma anche il “Sempre tu Maresca…sempre tu” urlato in faccia all’arbitro per un giallo mancato a un calciatore avversario e diventato ormai un meme.
Un leone in gabbia in panchina
In panchina, del resto, è un leone in gabbia. Una volta, da Ct della Nazionale, fece le corna all’arbitro Cakir durante Italia-Spagna, un’altra - era alla Juve - litigò durante la partita con i tifosi del Bologna, un’altra ancora - al Chelsea - andò allo scontro fisico con Mourinho e infine - da tecnico nerazzurro - offeso dagli insulti mostrò il dito medio al suo ex datore di lavoro, Andrea Agnelli. Dante - nella Divina Commedia - l’avrebbe spedito nel V cerchio dell’Inferno, nel fiume Stige dove vengono puniti gli iracondi. Ma tutto sommato sembra che il ruolo non gli dispiaccia affatto e anzi - oltre il perimetro del campo - Conte si rivela una persona amabile e persino tenera.
Gli schemi al Subbuteo
A ottobre dell’anno scorso, quando già il suo nome circolava per la panchina di un Napoli precipitato nel trauma del post-Spalletti, Conte liquidò in fretta la questione, assicurando che si era preso un anno sabbatico per poter passare più tempo con la moglie Elisabetta e la figlia - il nome spiega un mondo - Vittoria. Raccontò che la notte si svegliava, raggiungeva il salone di soppiatto e si dilettava a muovere sul panno verde gli omini del Subbuteo, immaginando schemi, ripartenze e tagli difensivi. Il suo ultimo post su Instagram - di fine aprile - lo ritrae in vacanza, tra le acque termali di Bagno Vignoni, in Val d’Orcia. Ha la faccia di uno che pensa “Ma quando finisce ‘sto relax?”.
A Napoli ripeterà il suo mantra, una frase degli All Blacks che ama ricordare ai suoi giocatori: “Quando te ne vai cerca di lasciare la maglia meglio di quando l’hai trovata”. Raccoglierà un Napoli fuori dall’Europa, inabissatosi per colpe proprie fino all’anonimato, fragile e incerto sul da farsi. Se vincerà, lo farà alla Conte: consumando in fretta un amore e prefigurando un addio, consapevole che - come gli viene ripetuto da tempo - Conte non fa la differenza, Conte è la differenza.