L’italiano in cuffia, la crescita improvvisa e le frasi di Conte: ecco McTominay, nuovo re di Napoli
di Maurizio CrosettiForse c’entra l’ingegneria genetica, forse è come in quei vecchi film dell’orrore dove montavano la testa di qualcuno sul corpo di qualcun altro. O sarà la solita intelligenza artificiale? Ma Scott McTominay, intervistato in campo da Dazn dopo la prodigiosa prestazione contro l’Inter, sembrava Conte. Era diventato “McConte”.
Lo slang di Conte
Nel giro di poche frasi, in inglese (il suo italiano ancora non glielo permette, ma ci arriverà), con i nomi dei calciatori napoletani assenti e contati sulla punta delle dita come fanno i bambini, e poi accostati a quelli dell’Inter nell’ipotesi che anche lì mancassero certi campioni fondamentali. Ecco, in quell’arringa si è proprio visto il leader, come si dice nella lingua madre del nostro, che è nato in Inghilterra ma gioca con la Scozia di papà. Il capo carismatico in campo che deve avere ascoltato molte volte lo slang di Antonio, fino ad assumerlo e inglobarlo per poi pronunciare frasi che prima non c’erano, e che sono pura eloquenza sporti…
Forse c’entra l’ingegneria genetica, forse è come in quei vecchi film dell’orrore dove montavano la testa di qualcuno sul corpo di qualcun altro. O sarà la solita intelligenza artificiale? Ma Scott McTominay, intervistato in campo da Dazn dopo la prodigiosa prestazione contro l’Inter, sembrava Conte. Era diventato “McConte”.
Lo slang di Conte
Nel giro di poche frasi, in inglese (il suo italiano ancora non glielo permette, ma ci arriverà), con i nomi dei calciatori napoletani assenti e contati sulla punta delle dita come fanno i bambini, e poi accostati a quelli dell’Inter nell’ipotesi che anche lì mancassero certi campioni fondamentali. Ecco, in quell’arringa si è proprio visto il leader, come si dice nella lingua madre del nostro, che è nato in Inghilterra ma gioca con la Scozia di papà. Il capo carismatico in campo che deve avere ascoltato molte volte lo slang di Antonio, fino ad assumerlo e inglobarlo per poi pronunciare frasi che prima non c’erano, e che sono pura eloquenza sportiva.
Allenatore in campo
Tutto questo in assenza dell’oratore titolare, cioè Conte espulso, e in mancanza dell’italiano. Non per questo, McTominay si è scoraggiato, e anche a parole è apparso come colui che arriva e risolve. Il demiurgo che Inter, Milan e Juventus non possiedono, dovendosi accontentare dell’eloquio non sempre didascalico dei loro allenatori. Che banalità. Non segnava da ottobre, ora gioca più dietro proprio per le tante assenze del Napoli a centrocampo. Ha fatto tre gol tra Verona e Inter: un 2-2 deludente e uno che invece ispira fiducia.
Le passeggiate del biondo
Ecco che Scott Francis McTominay diventa la variabile impazzita, il più bravo di tutti perché il più decisivo, determinante anche con la lingua. “Vorrei usare meglio l’italiano, ho una app per impararlo e la ascolto ogni giorno”. Difficile e stupefacente quasi quanto una delle rarissime passeggiate in centro (“Sono biondo e parecchio alto, così mi riconoscono subito”), dove Scott sperimenta la parola inglese che più ama, feel, sentire. “A Napoli sento che tutto è mitico, dal cibo all’abbigliamento”. Wow!
L’italiano in cuffia
Chissà se nell’auricolare, magari prima di dormire, steso a riposare (Scott confessa di essere nella vita un tipo assai “indivanato”, l’esatto contrario dell’indemoniata elettricità che esprime in campo), chissà se ascolta a rullo le frasi di Conte per assimilarle, non prima di averle tradotte. “You win, you write history. You don’t win, you read”. Fare la storia, oppure leggere quella scritta da qualcun altro. E in fatto di cibo, metaforico e non solo: “You can’t eat with 10 euros in a 100 euro restaurant”. Elementare Watson.
La crescita improvvisa
Che bel tipo, questo fenomeno che tutti vorrebbero al fantacalcio. Il salvavita dello scudetto, perché senza i suoi gol a San Siro il campionato sarebbe già closed. Il ragazzo che a 18 anni era alto ancora un metro e 70, poi il suo corpo ha preso la rincorsa e vedrete che lo stesso accadrà al lessico. Per gli avversari è agghiacciante, anzi “agghiaggiande” (chilling!), perché forse non esiste niente di più moderno al mondo di questo ragazzo con la faccia piena di spigoli, gli zigomi pronunciati un po’ alla David Bowie, lungo e dinoccolato ma improvvisamente armonico quando si tratta di esibirsi nel pezzo forte: l’inserimento con tiro e gol. Wonderful!
Il soprannome
Tra le molte cose dette su di lui, quella che lo diverte di più è il soprannome McFratm: “Perché mi fa davvero sentire un po’ fratello di questa città”. Come quando Mertens divenne Ciro, e tale per sempre resterà. Ma nell’apparizione di McTominay di fronte alle telecamere al Meazza, a campionato appena salvato, e diremmo nella sua postura, fisica ma anche mentale, è forse racchiuso un destino, l’evoluzione possibile di un torneo ancora senza padroni, o magari uno sì, l’Inter, dove però la potenza di uno solo può riscrivere il racconto di tanti. A volte basta un accento, una virgola.