PARMA - La Figc e Tavecchio continuano a essere ottimisti: "Non credo ci saranno defezioni", ha detto il presidente della Federcalcio, che ha anche assicurato: "Il campionato non sarà falsato". Ma in realtà la situazione del Parma sembra veramente senza via di uscita. Oggi il Tardini, dove i ducali avrebbero dovuto affrontare l'Udinese, rimarrà mestamente chiuso: la partita è stata rinviata per motivi di sicurezza (mancano i soldi per pagare gli steward). Ma come ha sottolineato amaramente anche un grande ex campione del Parma, Hernan Crespo, attualmente allenatore della Primavera gialloblù, "Siamo allo sbando, è una situazione che fa male. Se è in difficoltà la prima squadra, figuratevi noi... Non abbiamo nemmeno l'acqua calda per gli allenamenti. Facciamo le docce fredde e i ragazzi si sono ammalati più volte". Il sindaco Pizzarotti ha chiamato in causa il nuovo presidente del club, Manenti: "Faccia chiarezza - è l'invito del primo cittadino - Un club di serie A non è una salumeria di un piccolo paese".
Successivamente Tavecchio, intervenuto alla Domenica Sportiva, ha precisato: "Il Parma non ha giocato oggi per una scelta che è dipesa soprattutto dal sottoscritto. E' stato il prefetto di Parma a stabilire che si poteva giocare a porte chiuse, non perchè mancassero i 40mila euro, come hanno detto tutti. Davanti ad una richiesta dei calciatori, che vengono umiliati e non pagati da settimane, costretti in un recinto a giocare senza la possibilità di essere visti, ho rinviato la partita - spiega il numero uno della Federcalcio alla 'Domenica Sportiva', su Rai2 - Se domenica il Parma vuole giocare, deve portare i libri in tribunale, visto che non ci sono i soldi. Il tribunale deve poi valutare un eventuale esercizio provvisorio, che può verificarsi solo se c'è una copertura finanziaria. Credo che ci siano legittimi interessi a far sì che si raccolgano i fondi per l'esercizio provvisorio, poi ottenere dei paracadute per un'iscrizione in Serie B, dove però devono esserci le coperture dei debiti sportivi. E' un gruzzolo consistente. Ma il debito federale è un quarto degli altri e per noi, a giugno, l'iscrizione era del tutto regolare. Il campionato non può essere falsato - ha aggiunto Tavecchio - In caso di fallimento, il presidente del Tribunale nomina una curatela per un'esercizio provvisorio per valutare se si può portare il campionato a termine".
Tavecchio a parte, è chiaro che il ritiro del Parma dal campionato non è un'ipotesi remota. La Lega di serie A ha ricordato cosa succederebbe nel caso di abbadono: tutte le partite restanti sarebbero considerate perse a tavolino. "Sul piano più strettamente sportivo, da oltre vent'anni l'ordinamento della Figc regola nello stesso modo il caso, che ovviamente tutti si augurano non si verifichi mai, del ritiro di una società in corso di campionato: qualora tale circostanza si manifesti nel girone di andata, tutte le gare in precedenza disputate non hanno valore per la classifica, che viene formata senza tenere conto dei risultati delle gare della società rinunciataria; se, invece, il ritiro interviene nel girone di ritorno (come eventualmente nel caso del Parma, ndr), tutte le restanti gare sono considerate perse a tavolino".
Questo cosa vuol dire? Il Parma finora nel girone di ritorno ha giocato, come tutte le altre, quattro partite: ne ha perse tre (contro Cesena, Milan e Chievo) e ne ha pareggiata una, domenica scorsa, bloccando quasi incredibilmente la Roma all'Olimpico sullo 0-0. Se il club emiliano dovesse ritirarsi adesso, tutti i risultati delle partite ottenuti finora sarebbero quindi validi, compresi quelli delle quattro gare del girone di ritorno, mentre nelle rimanenti 15 otterrebbe altre sconfitte a tavolino per 3-0: Juventus e Napoli, le più dirette avversarie della Roma, avrebbero quindi già assicurati due punti in più dei giallorossi senza giocare. Non è ovviamente responsabilità di bianconeri e azzurri né che il Parma si ritiri né che la Roma non sia riuscita a vincere contro gli emiliani, ma è evidente che un evento clamoroso come il ritiro di un club dalla serie A sia l'ennesimo duro colpo alla credibilità dell'intero sistema calcio. Del resto, si sta parlando dello stesso club che la scorsa estate non ha ottenuto la licenza Uefa (dopo aver conquistato sul campo il diritto a giocare l'Europa League) mentre si è iscritto senza ostacoli al campionato.
Intanto, per ora solo per questa domenica, come detto Parma è rimasta senza calcio. Alcune centinaia di persone attorno allo stadio Tardini chiuso "per furto", come recitano i cartelli apposti dai tifosi ai vari ingressi. S'ingrossa la rabbia dei Boys che stanno scandendo cori durissimi e violenti all'indirizzo dell'ex presidente Ghiartdi e dell'attuale direttore sportivo Leonardi. Anziché essere in curva i tifosissimi del Parma sono fuori dallo stadio (chiuso dalla Figc per mancanza fondi, il parma calcio non ha nemmeno poche migliaia di euro per pagare gli steward).
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C'è la rabbia, la disperazione per una situazione che nessuno ha evitato, nè gli organi di controllo nè la magistratura. Il Parma sta fallendo , non ha una lira. E fine a qualche mese fa il presidente Ghirardi minacciava chi lo accusava di gestione allegra, inveiva contro l'Europa che non lo aveva ammesso alla Europa League per alcune centinaia di migliaia di euro di Irpef non pagata. Da lì ai 96 milioni di debiti il passo è stato brevissimo. Al tifoso che non ha gli strumenti giuridici della magistratura non resta che mette in piazza il disagio. Parma è una città civile, gli incidenti attorno allo stadio negli anni si contano sulle dita di una mano. Ma oggi la rabbia è esplosa, quella di chi ha scoperto di essere stato tradito alla faccia della sportività.
'SaveParma', la parola d'ordine lanciata dai tifosi qualche giorno fa, è stata raccolta nelle ultime ore anche dai calciatori, con un hashtag su Twitter ed altre iniziative che chiedono a Lega, Federazione, ma anche a città e imprenditori, di mobilitarsi per scongiurare la scomparsa del Parma dal calcio che conta. Nel giorno dell'annullamento della partita con l'Udinese, hanno raccolto e rilanciato l'appello il capitano Alessandro Lucarelli, Kader Ghezzal, Raffaele Palladino, ma anche ex rimasti affezionati alla piazza ducale come Francesco Valiani, Andrea Pisanu. Fra i più duri c'è Massimo Gobbi, uno dei senatori dello spogliatoio, che se la prende con il presidente della Figc Carlo Tavecchio, rilanciando il video di una sua intervista nella quale sostiene che il problema Parma è più dei tribunali che dello sport. "A casa di domenica, Parma-Udinese oggi non si gioca e non è anche un problema di sport?!", si chiede Gobbi.
Successivamente Tavecchio, intervenuto alla Domenica Sportiva, ha precisato: "Il Parma non ha giocato oggi per una scelta che è dipesa soprattutto dal sottoscritto. E' stato il prefetto di Parma a stabilire che si poteva giocare a porte chiuse, non perchè mancassero i 40mila euro, come hanno detto tutti. Davanti ad una richiesta dei calciatori, che vengono umiliati e non pagati da settimane, costretti in un recinto a giocare senza la possibilità di essere visti, ho rinviato la partita - spiega il numero uno della Federcalcio alla 'Domenica Sportiva', su Rai2 - Se domenica il Parma vuole giocare, deve portare i libri in tribunale, visto che non ci sono i soldi. Il tribunale deve poi valutare un eventuale esercizio provvisorio, che può verificarsi solo se c'è una copertura finanziaria. Credo che ci siano legittimi interessi a far sì che si raccolgano i fondi per l'esercizio provvisorio, poi ottenere dei paracadute per un'iscrizione in Serie B, dove però devono esserci le coperture dei debiti sportivi. E' un gruzzolo consistente. Ma il debito federale è un quarto degli altri e per noi, a giugno, l'iscrizione era del tutto regolare. Il campionato non può essere falsato - ha aggiunto Tavecchio - In caso di fallimento, il presidente del Tribunale nomina una curatela per un'esercizio provvisorio per valutare se si può portare il campionato a termine".
Tavecchio a parte, è chiaro che il ritiro del Parma dal campionato non è un'ipotesi remota. La Lega di serie A ha ricordato cosa succederebbe nel caso di abbadono: tutte le partite restanti sarebbero considerate perse a tavolino. "Sul piano più strettamente sportivo, da oltre vent'anni l'ordinamento della Figc regola nello stesso modo il caso, che ovviamente tutti si augurano non si verifichi mai, del ritiro di una società in corso di campionato: qualora tale circostanza si manifesti nel girone di andata, tutte le gare in precedenza disputate non hanno valore per la classifica, che viene formata senza tenere conto dei risultati delle gare della società rinunciataria; se, invece, il ritiro interviene nel girone di ritorno (come eventualmente nel caso del Parma, ndr), tutte le restanti gare sono considerate perse a tavolino".
Questo cosa vuol dire? Il Parma finora nel girone di ritorno ha giocato, come tutte le altre, quattro partite: ne ha perse tre (contro Cesena, Milan e Chievo) e ne ha pareggiata una, domenica scorsa, bloccando quasi incredibilmente la Roma all'Olimpico sullo 0-0. Se il club emiliano dovesse ritirarsi adesso, tutti i risultati delle partite ottenuti finora sarebbero quindi validi, compresi quelli delle quattro gare del girone di ritorno, mentre nelle rimanenti 15 otterrebbe altre sconfitte a tavolino per 3-0: Juventus e Napoli, le più dirette avversarie della Roma, avrebbero quindi già assicurati due punti in più dei giallorossi senza giocare. Non è ovviamente responsabilità di bianconeri e azzurri né che il Parma si ritiri né che la Roma non sia riuscita a vincere contro gli emiliani, ma è evidente che un evento clamoroso come il ritiro di un club dalla serie A sia l'ennesimo duro colpo alla credibilità dell'intero sistema calcio. Del resto, si sta parlando dello stesso club che la scorsa estate non ha ottenuto la licenza Uefa (dopo aver conquistato sul campo il diritto a giocare l'Europa League) mentre si è iscritto senza ostacoli al campionato.
Intanto, per ora solo per questa domenica, come detto Parma è rimasta senza calcio. Alcune centinaia di persone attorno allo stadio Tardini chiuso "per furto", come recitano i cartelli apposti dai tifosi ai vari ingressi. S'ingrossa la rabbia dei Boys che stanno scandendo cori durissimi e violenti all'indirizzo dell'ex presidente Ghiartdi e dell'attuale direttore sportivo Leonardi. Anziché essere in curva i tifosissimi del Parma sono fuori dallo stadio (chiuso dalla Figc per mancanza fondi, il parma calcio non ha nemmeno poche migliaia di euro per pagare gli steward).
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C'è la rabbia, la disperazione per una situazione che nessuno ha evitato, nè gli organi di controllo nè la magistratura. Il Parma sta fallendo , non ha una lira. E fine a qualche mese fa il presidente Ghirardi minacciava chi lo accusava di gestione allegra, inveiva contro l'Europa che non lo aveva ammesso alla Europa League per alcune centinaia di migliaia di euro di Irpef non pagata. Da lì ai 96 milioni di debiti il passo è stato brevissimo. Al tifoso che non ha gli strumenti giuridici della magistratura non resta che mette in piazza il disagio. Parma è una città civile, gli incidenti attorno allo stadio negli anni si contano sulle dita di una mano. Ma oggi la rabbia è esplosa, quella di chi ha scoperto di essere stato tradito alla faccia della sportività.
'SaveParma', la parola d'ordine lanciata dai tifosi qualche giorno fa, è stata raccolta nelle ultime ore anche dai calciatori, con un hashtag su Twitter ed altre iniziative che chiedono a Lega, Federazione, ma anche a città e imprenditori, di mobilitarsi per scongiurare la scomparsa del Parma dal calcio che conta. Nel giorno dell'annullamento della partita con l'Udinese, hanno raccolto e rilanciato l'appello il capitano Alessandro Lucarelli, Kader Ghezzal, Raffaele Palladino, ma anche ex rimasti affezionati alla piazza ducale come Francesco Valiani, Andrea Pisanu. Fra i più duri c'è Massimo Gobbi, uno dei senatori dello spogliatoio, che se la prende con il presidente della Figc Carlo Tavecchio, rilanciando il video di una sua intervista nella quale sostiene che il problema Parma è più dei tribunali che dello sport. "A casa di domenica, Parma-Udinese oggi non si gioca e non è anche un problema di sport?!", si chiede Gobbi.