ROMA - Un caso di mercato che non si ferma sul Raccordo Anulare ma invade le cronache del football nazionale. La Roma stravince il primo derby della stagione, quello giocato a colpi di milioni di euro, e soffia Davide Astori alla Lazio. Uno sgarbo che infiamma tifoserie rivali, incrina ulteriormente i rapporti già inesistenti tra le due società e marca la distanza definitiva tra due modi di vedere gli affari diametralmente opposte. La tentennante gestione patriarcale del lider maximo Claudio Lotito, umiliata dalla pianificazione manageriale imposta dall'americano Jim Pallotta e dalla coppia Baldissoni-Sabatini al club giallorosso. E pensare che, per provare a sovvertire un destino ormai scritto, il ds laziale Igli Tare ha tentato nella notte un disperato controsorpasso. Del tutto inutile.
AFFARE (QUASI) FATTO - È la Roma a prendersi Astori, ed è un colpo che fa male: prestito e diritto di riscatto, un affare da 8 milioni totali, 2 in più dell'ultima proposta laziale. Il ds Sabatini ha chiuso i dettagli con il dg dei sardi Marroccu, ma il giocatore ha scelto, e l'accordo raggiunto ieri tra la Roma e gli agenti del giocatore, che hanno passato la giornata con il manager romanista, ha sancito il matrimonio già sfiorato a gennaio. Astori dopo aver lasciato il ritiro del Cagliari a Sappada, incontra il direttore sportivo romanista per mettere nero su bianco l'accordo, poi aspetterà la definizione ufficiale dell'affare per raggiungere i nuovi compagni negli States e iniziare a studiare da vice Benatia agli ordini di Garcia. Mentre in casa Lazio monta la rabbia per lo sgarbo subito, nonostante il tentativo - fallito - di salvare almeno la faccia.
LA NOTTE DI TARE: "PRONTO A DIMETTERMI, MA ASPETTIAMO FINE MERCATO" - Dal punto di vista Lazio, il morale è sotto i tacchi. L'Astori(a) ormai è finita e a nulla è servito il tentativo notturno del ds Tare di salvare almeno la faccia. Incalzato dalle richieste di spiegazioni di una cinquantina di tifosi inferociti che si sono presentati davanti all'hotel biancoceleste, il diesse ha cercato di ricostruire la situazione: "Avevamo un accordo con il giocatore e il Cagliari, mercoledì alle 12. Poi Astori mi ha chiamato dicendomi che era in confusione perché gli era arrivata voce che avevamo mollato. Io gli ho spiegato che l'accordo c'era e con tutti. Non è vero che è fatta con la Roma, non ha ancora firmato. L'unica cosa certa è che ha prolungato il contratto con il Cagliari. Ci proveremo ancora, dipende da lui e noi contiamo di portarlo alla Lazio. È stato comunque un colpo basso, hanno cambiato qualcosa all'ultimo". Ha provato a rifugiarsi in calcio d'angolo, Tare. Tentativo fallito goffamente. E i tifosi lo hanno incalzato chiedendogli le dimissioni: "Aspettiamo fine mercato e poi vediamo. Ci metto la faccia, sono consapevole che ci servono due difensori, vediamo alla fine del mercato: sono pronto a dimettermi se non raggiungiamo gli obiettivi prefissati". Uno di certo è già sfumato e la sensazione è che sarebbe bastato davvero poco per non ritrovarsi in questa situazione imbarazzante. Tanto per fare un esempio, sarebbe bastato che Lotito avesse accettato la richiesta di 7 milioni presentata dal Cagliari. E invece, come spiegato dal presidente del Cagliari Giulini, il patron biancoceleste ha cercato di risparmiare qualcosa in più: "O abbassate la richiesta oppure siete liberi di venderlo a qualcun altro", la risposta di Lotito. Che era convinto di essere l'unico su Astori e, di conseguenza, di poter forzare la mano. Ma con questo atteggiamento non ha fatto altro che permettere alla Roma di inserirsi in extremis. A niente è servito il tentativo notturno - intorno alle 2 della scorsa notte - di Tare, che si è presentato nel ritiro del Cagliari per parlare con il ds Marroccu. Il primo derby stagionale era già stato archiviato dai giallorossi.
AFFARE (QUASI) FATTO - È la Roma a prendersi Astori, ed è un colpo che fa male: prestito e diritto di riscatto, un affare da 8 milioni totali, 2 in più dell'ultima proposta laziale. Il ds Sabatini ha chiuso i dettagli con il dg dei sardi Marroccu, ma il giocatore ha scelto, e l'accordo raggiunto ieri tra la Roma e gli agenti del giocatore, che hanno passato la giornata con il manager romanista, ha sancito il matrimonio già sfiorato a gennaio. Astori dopo aver lasciato il ritiro del Cagliari a Sappada, incontra il direttore sportivo romanista per mettere nero su bianco l'accordo, poi aspetterà la definizione ufficiale dell'affare per raggiungere i nuovi compagni negli States e iniziare a studiare da vice Benatia agli ordini di Garcia. Mentre in casa Lazio monta la rabbia per lo sgarbo subito, nonostante il tentativo - fallito - di salvare almeno la faccia.
LA NOTTE DI TARE: "PRONTO A DIMETTERMI, MA ASPETTIAMO FINE MERCATO" - Dal punto di vista Lazio, il morale è sotto i tacchi. L'Astori(a) ormai è finita e a nulla è servito il tentativo notturno del ds Tare di salvare almeno la faccia. Incalzato dalle richieste di spiegazioni di una cinquantina di tifosi inferociti che si sono presentati davanti all'hotel biancoceleste, il diesse ha cercato di ricostruire la situazione: "Avevamo un accordo con il giocatore e il Cagliari, mercoledì alle 12. Poi Astori mi ha chiamato dicendomi che era in confusione perché gli era arrivata voce che avevamo mollato. Io gli ho spiegato che l'accordo c'era e con tutti. Non è vero che è fatta con la Roma, non ha ancora firmato. L'unica cosa certa è che ha prolungato il contratto con il Cagliari. Ci proveremo ancora, dipende da lui e noi contiamo di portarlo alla Lazio. È stato comunque un colpo basso, hanno cambiato qualcosa all'ultimo". Ha provato a rifugiarsi in calcio d'angolo, Tare. Tentativo fallito goffamente. E i tifosi lo hanno incalzato chiedendogli le dimissioni: "Aspettiamo fine mercato e poi vediamo. Ci metto la faccia, sono consapevole che ci servono due difensori, vediamo alla fine del mercato: sono pronto a dimettermi se non raggiungiamo gli obiettivi prefissati". Uno di certo è già sfumato e la sensazione è che sarebbe bastato davvero poco per non ritrovarsi in questa situazione imbarazzante. Tanto per fare un esempio, sarebbe bastato che Lotito avesse accettato la richiesta di 7 milioni presentata dal Cagliari. E invece, come spiegato dal presidente del Cagliari Giulini, il patron biancoceleste ha cercato di risparmiare qualcosa in più: "O abbassate la richiesta oppure siete liberi di venderlo a qualcun altro", la risposta di Lotito. Che era convinto di essere l'unico su Astori e, di conseguenza, di poter forzare la mano. Ma con questo atteggiamento non ha fatto altro che permettere alla Roma di inserirsi in extremis. A niente è servito il tentativo notturno - intorno alle 2 della scorsa notte - di Tare, che si è presentato nel ritiro del Cagliari per parlare con il ds Marroccu. Il primo derby stagionale era già stato archiviato dai giallorossi.