ROMA - Ha festeggiato il compleanno a Trigoria, pizza con i compagni come da tradizione, gli scherzi di Totti, le battute in francese di Gervinho, le riprese di una telecamera della tv del club. In testa però Miralem Pjanic, 25 anni ieri, aveva già il Napoli, l'avversario contro cui è sbocciato un anno fa: "Una partita importante per la mia storia qui a Roma". Dai due gol e l'applauso di Maradona, alla tragedia di Ciro Esposito.
Sensazioni?
"Pensa che era la mia prima doppietta in Italia, una bella sensazione e una partita importante per me qui a Roma. Ora sarà tutto diverso. Quello di sabato sarà uno scontro diretto contro un'ottima squadra, anche se per la Champions non c'è solo il Napoli. Starà noi a cercare di ottenere il massimo per allontanare le altre concorrenti, a partire dal Napoli. Di altro non parlo, noi dobbiamo solo giocare a calcio".
Rispetto all'anno scorso però sembra cambiato molto per te e per i tuoi compagni.
"Abbiamo perso giocatori importanti. Abbiamo avuto davvero troppi infortuni, si sono fermati giocatori determinanti e un altro, come Benatia, è andato via. Spesso in campo si aspetta che qualcuno faccia qualcosa sperando di risolvere la partita individualmente anziché collettivamente, che invece era stata la nostra forza. E poi siamo entrati in una spirale negativa di risultati: le abbiamo provate tutte, ma una volta entrato nel tunnel non è facile uscirne. Ma non molleremo".
A 25 anni è tempo di bilanci: a Roma hai vissuto stati d'animo molto diversi, dall'esaltazione, come l'anno scorso, a profonde depressioni dell'ambiente. Dopo il 26 maggio arrivarno a prenderti a calci la macchina. Pagate questa altalena emotiva?
"Sì, la paghiamo. Dopo l'anno scorso la gente si aspettava che la squadra girasse, è venuta meno la fiducia, la piazza s'è innervosita. Poi qui basta poco, appena qualcosa va male tutto diventa una tragedia. E anche quando le cose vanno bene si scrive di altre vicende, come il nuovo stadio, anziché della vittoria della Roma. E sentire sempre negatività intorno alla squadra non ci aiuta. Qui puoi passare da un giorno all'altro da essere tutto all'essere niente, e il chiacchiericcio mi dà fastidio, perché poi va a finire che la gente crede a quello che sente o legge".
E la Lazio terza a un punto ti dà fastidio?
"Sai, quando sei calciatore della Roma diventi davvero un tifoso della Roma. Quegli altri non esistono: appena arrivai la prima cosa che il direttore Sabatini mi disse fu: Vedrai, in città tutto gira intorno alla Roma, su dieci persone otto sono romaniste. Allora voglio che a fine stagione finiamo davanti a loro, così l'ottanta per cento della gente sarà felice. Con Lulic non ne abbiamo parlato, ci vedremo in campo alla penultima giornata".
Lulic fa pensare soprattutto al 26 maggio 2013.
"La coppa Italia persa con loro è stato il momento peggiore per me qui a Roma, non giocai e non ho mai capito perché, ci avrei tenuto moltissimo perché il mio sogno è vincere qui".
Per questo hai rinnovato con la Roma? All'epoca ti cercavano grandi squadre come Barça, Psg e Bayern: sei pentito di quella firma?
"Ero consapevole che quelle squadre mi cercavano, erano squadre di primissima fascia. Ma a Roma iniziavo veramente a stare bene, e quando ami il posto dove sei, il club, e i tifosi hai voglia di restare, anche se su di me si diceva di tutto. E no, non sono pentito".
I tifosi sono gli stessi che vi hanno chiamato sotto la curva, però. Nelle scuole hai spesso parlato di rispetto: l'hai vissuta come una mancanza di rispetto quella serata?
"Per me il rispetto è la cosa più importante e ai bambini lo dico sempre, avere rispetto è la base per costruirsi un futuro. Quello che è successo contro la Fiorentina mi dispiace, capisco che i tifosi siano delusi, o arrabbiati. Forse pensano che non diamo il massimo e sicuramente noi possiamo dare di più, come squadra, nei sacrifici. Spero che ce ne siamo resi conto".
Da Roma alla Bosnia: una fotografia del tuo paese?
"In Bosnia nell'ultimo periodo stanno accadendo cose bellissime sul lato sportivo e umano. Ci sono musulmani e ortodossi che stanno iniziando a convivere in maniera normale, a capirsi: e il calcio ha aiutato tanto in questo senso. Aiuta a riunire persone diverse, ci sono serbi, croati, i bosgnacchi, ma quando gioca la Bosnia si uniscono e tifano tutti la nazionale. Dando una forza enorme al paese, che può continuare a crescere soltanto se resta davvero unito, come fa con il calcio".
In nazionale più poker o playstation?
"Poker. Alla play gioco con mio fratello, ma il poker è più facile, hai le carte in mano, il controllo del gioco".
E nel tempo libero cinema o teatro?
"Nessuno dei due, ma se devo scegliere cinema".
Aperitivo o cena fuori?
"Cena, sicuro".
Cucina italiana o francese?
"Io non cucino, meglio di no, ma lo fa la mia fidanzata. Mangiamo un po' di tutto, ma ormai soprattutto italiano".
Uno sport oltre il calcio?
"Mi piace il golf. Ho iniziato a giocarci da poco: non pensavo prima, ma è divertente e rilassante. E molto dura giocarci. Vorrei giocare meglio, sembra facile in tv, ma invece è duro. Più facile tirare le punizioni".
A proposito, con Totti come ve le dividete?
"Decide Checco. Il campione è lui e se lui se la sente deve calciarle. E poi c'è una lista con chi deve tirare e da dove".
In somma decide Garcia: il tecnico ha detto che se tu partissi lui s'incatenerebbe a Trigoria, tu t'incateneresti se partisse lui?
"Non riesco a immaginare la Roma senza di lui, abbiamo bisogno di uno così. Il mister, insieme a Luis Enrique, è la persona che mi ha insegnato di più. Qui ha fatto un lavoro stupendo, ha grandi obiettivi e ha fatto bene alla squadra. Ha portato una nuova ambizione".
E la tua ambizione qual è? A volte hai detto che ti piacerebbe giocare con Dzeko...
"Spero di poter giocare Edin, è vero, lui è molto molto forte. Mi ha detto che la serie A gli piace. E che segue la Roma. Mi piacerebbe che potesse venire".
Sensazioni?
"Pensa che era la mia prima doppietta in Italia, una bella sensazione e una partita importante per me qui a Roma. Ora sarà tutto diverso. Quello di sabato sarà uno scontro diretto contro un'ottima squadra, anche se per la Champions non c'è solo il Napoli. Starà noi a cercare di ottenere il massimo per allontanare le altre concorrenti, a partire dal Napoli. Di altro non parlo, noi dobbiamo solo giocare a calcio".
Rispetto all'anno scorso però sembra cambiato molto per te e per i tuoi compagni.
"Abbiamo perso giocatori importanti. Abbiamo avuto davvero troppi infortuni, si sono fermati giocatori determinanti e un altro, come Benatia, è andato via. Spesso in campo si aspetta che qualcuno faccia qualcosa sperando di risolvere la partita individualmente anziché collettivamente, che invece era stata la nostra forza. E poi siamo entrati in una spirale negativa di risultati: le abbiamo provate tutte, ma una volta entrato nel tunnel non è facile uscirne. Ma non molleremo".
A 25 anni è tempo di bilanci: a Roma hai vissuto stati d'animo molto diversi, dall'esaltazione, come l'anno scorso, a profonde depressioni dell'ambiente. Dopo il 26 maggio arrivarno a prenderti a calci la macchina. Pagate questa altalena emotiva?
"Sì, la paghiamo. Dopo l'anno scorso la gente si aspettava che la squadra girasse, è venuta meno la fiducia, la piazza s'è innervosita. Poi qui basta poco, appena qualcosa va male tutto diventa una tragedia. E anche quando le cose vanno bene si scrive di altre vicende, come il nuovo stadio, anziché della vittoria della Roma. E sentire sempre negatività intorno alla squadra non ci aiuta. Qui puoi passare da un giorno all'altro da essere tutto all'essere niente, e il chiacchiericcio mi dà fastidio, perché poi va a finire che la gente crede a quello che sente o legge".
E la Lazio terza a un punto ti dà fastidio?
"Sai, quando sei calciatore della Roma diventi davvero un tifoso della Roma. Quegli altri non esistono: appena arrivai la prima cosa che il direttore Sabatini mi disse fu: Vedrai, in città tutto gira intorno alla Roma, su dieci persone otto sono romaniste. Allora voglio che a fine stagione finiamo davanti a loro, così l'ottanta per cento della gente sarà felice. Con Lulic non ne abbiamo parlato, ci vedremo in campo alla penultima giornata".
Lulic fa pensare soprattutto al 26 maggio 2013.
"La coppa Italia persa con loro è stato il momento peggiore per me qui a Roma, non giocai e non ho mai capito perché, ci avrei tenuto moltissimo perché il mio sogno è vincere qui".
Per questo hai rinnovato con la Roma? All'epoca ti cercavano grandi squadre come Barça, Psg e Bayern: sei pentito di quella firma?
"Ero consapevole che quelle squadre mi cercavano, erano squadre di primissima fascia. Ma a Roma iniziavo veramente a stare bene, e quando ami il posto dove sei, il club, e i tifosi hai voglia di restare, anche se su di me si diceva di tutto. E no, non sono pentito".
I tifosi sono gli stessi che vi hanno chiamato sotto la curva, però. Nelle scuole hai spesso parlato di rispetto: l'hai vissuta come una mancanza di rispetto quella serata?
"Per me il rispetto è la cosa più importante e ai bambini lo dico sempre, avere rispetto è la base per costruirsi un futuro. Quello che è successo contro la Fiorentina mi dispiace, capisco che i tifosi siano delusi, o arrabbiati. Forse pensano che non diamo il massimo e sicuramente noi possiamo dare di più, come squadra, nei sacrifici. Spero che ce ne siamo resi conto".
Da Roma alla Bosnia: una fotografia del tuo paese?
"In Bosnia nell'ultimo periodo stanno accadendo cose bellissime sul lato sportivo e umano. Ci sono musulmani e ortodossi che stanno iniziando a convivere in maniera normale, a capirsi: e il calcio ha aiutato tanto in questo senso. Aiuta a riunire persone diverse, ci sono serbi, croati, i bosgnacchi, ma quando gioca la Bosnia si uniscono e tifano tutti la nazionale. Dando una forza enorme al paese, che può continuare a crescere soltanto se resta davvero unito, come fa con il calcio".
In nazionale più poker o playstation?
"Poker. Alla play gioco con mio fratello, ma il poker è più facile, hai le carte in mano, il controllo del gioco".
E nel tempo libero cinema o teatro?
"Nessuno dei due, ma se devo scegliere cinema".
Aperitivo o cena fuori?
"Cena, sicuro".
Cucina italiana o francese?
"Io non cucino, meglio di no, ma lo fa la mia fidanzata. Mangiamo un po' di tutto, ma ormai soprattutto italiano".
Uno sport oltre il calcio?
"Mi piace il golf. Ho iniziato a giocarci da poco: non pensavo prima, ma è divertente e rilassante. E molto dura giocarci. Vorrei giocare meglio, sembra facile in tv, ma invece è duro. Più facile tirare le punizioni".
A proposito, con Totti come ve le dividete?
"Decide Checco. Il campione è lui e se lui se la sente deve calciarle. E poi c'è una lista con chi deve tirare e da dove".
In somma decide Garcia: il tecnico ha detto che se tu partissi lui s'incatenerebbe a Trigoria, tu t'incateneresti se partisse lui?
"Non riesco a immaginare la Roma senza di lui, abbiamo bisogno di uno così. Il mister, insieme a Luis Enrique, è la persona che mi ha insegnato di più. Qui ha fatto un lavoro stupendo, ha grandi obiettivi e ha fatto bene alla squadra. Ha portato una nuova ambizione".
E la tua ambizione qual è? A volte hai detto che ti piacerebbe giocare con Dzeko...
"Spero di poter giocare Edin, è vero, lui è molto molto forte. Mi ha detto che la serie A gli piace. E che segue la Roma. Mi piacerebbe che potesse venire".