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Roma, Sabatini: "Se affonda Garcia affondiamo tutti"

Il ds giallorosso fa il punto sul momento difficile della squadra e difende a spada tratta il tecnico. Intanto ci si interroga sui motivi per i quali un gran numero di giocatori ceduti, Ljajic su tutti, che appena lasciata Trigoria stanno facendo faville

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ROMA - "Se affonda Garcia affondiamo tutti". Parola di ds. In casa Roma è tempo di parole: parlano i dirigenti per affrontare i problemi, parla il presidente James Pallotta, da due giorni in Italia. Tutti a rapporto da lui, prima domenica, poi anche lunedì mattina, dopo una cena di gruppo a cui non aveva preso parte il ds Sabatini. 
 
"SE AFFONDA GARCIA AFFONDIAMO TUTTI" - Nella mattinata negli uffici dello studio Tonucci, invece, Sabatini è regolarmente presente, insieme al suo braccio destro Massara, al dg Baldissoni, ad Alex Zecca, uomo di fiducia di Pallotta. Si parla di mercato, di obiettivi, di budget in vista di gennaio, quando la Roma tornerà sul mercato per un difensore e un attaccante esterno, forse pure un terzino. Però in queste ore al centro delle discussioni c'è altro: in particolare il futuro di Garcia, appeso al filo della qualificazione agli ottavi di Champions. Mercoledì si gioca molto, forse moltissimo. Lui e non soltanto, come ammette lo stesso Sabatini lasciando gli uffici che affacciano sul piazza del Popolo: "Se affonda Garcia affondiamo tutti insieme, toglietevi dalla testa qualsiasi idea su di lui". Insomma, anche la dirigenza, almeno quella sportiva, sarebbe pronta a farsi da parte, se decidesse di rinunciare al tecnico. Qualcuno era rimasto colpito però dall'assenza al vertice programmatico di Rudi Garcia, assente anche in quello di ieri pomeriggio e prima a quello dell'estate a Londra in cui era di fatto nata la nuova Roma. E' Pallotta però a dissimulare normalità al riguardo: "Non abbiamo bisogno di incontrarci, ci sentiamo per telefono tutti i giorni". Chissà se, dal punto di vista di Garcia, è proprio la stessa cosa.
 
L'ARIA DI TRIGORIA - Quello che né ds né presidente possono spiegare però è cosa succeda ai calciatori. A quelli che vanno e a quelli che vengono. Ljajic nell'Inter, Destro con il Bologna, Sanabria al Gijon, persino il giovanissimo Pellegrini col Sassuolo: mentre Dzeko e compagni s'impantanavano a Torino, il weekend celebrava tutti gli "scarti" della Roma, mettendo l'accento sulla tripletta del baby attaccante paraguayano acquistato dal Barça e ceduto in prestito al Gijon. Da una parte Sabatini si frega le mani immaginando gli incassi che gli garantirà Sanabria, continuando a questi livelli. Dall'altra deve iniziare a chiedersi cosa non vada nell'aria di Trigoria: perché gente come lui o Ljajic pareva inutile, addirittura uno dei preparatori arrivò a ringraziare i dirigenti romanisti per aver ceduto il serbo indolente. Mancini ora fa lo stesso. Pure Destro è tornato decisivo smettendo di respirare l'aria di Trigoria, per non parlare di Doumbia, qui dannoso pure dal dischetto, ora a quota 11 reti con il Cska. Insieme, i 4 attaccanti scaricati hanno segnato 22 gol, gli stessi dei 6 attaccanti romanisti. E oltre a loro brillano il portiere Skorupski all'Empoli, dove è maturato anche Paredes. E poi Politano nel Sassuolo (un gol proprio alla Roma), e in serie B ragazzi come Mazzitelli, Ricci o Verre. Qualcuno porterà plusvalenze, nessuno tornerà a casa. Ma chissà se Garcia è sicuro che da queste parti non servissero proprio.
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