ROMA - Ha apprezzato il messaggio distensivo di Francesco Totti e l'invito ad unire le forze in relazione all'obiettivo finale della squadra, un risultato impensabile visto il momento vissuto dal gruppo quando a gennaio fu chiamato a risollevarne le sorti. Luciano Spalletti sfrutta i discorsi intorno al numero 10 per agevolare la coesione di intenti alla vigilia della decisiva gara contro il Napoli, che verosimilmente inquadrerà in modo definitivo (in un senso o nell'altro) la corsa al secondo posto: "Non sono qui per una questione di rivalità, me per una questione di risultati".
PENULTIMA DI TOTTI ALL'OLIMPICO? CHIEDERE A BOSTON - Un po' per forza di inerzia l'allenatore della Roma torna a parlare di Totti. Sul contratto, pur rischiando di "essere monotono", rimanda la patata bollente a Boston: "Se sarà la sua penultima partita all'Olimpico devi chiederlo a Pallotta. Sono stato troppo disponibile nell'entrare in questo discorso, a noi interessa l'obiettivo della partita e tutti siamo in discussione fino alla fine del campionato. Sono felice se Francesco il prossimo anno farà la cosa che ama fare, sarò al suo fianco nella ricerca del ruolo che vorrà ricoprire". Certo è che il suo giudizio, nella figura di allenatore chiamato a mettere mano ai principi e ai valori del lavoro dello spogliatoio, sarà chiamato a fornirlo nei discorsi che, al termine della stagione, favoriranno una scelta definitiva sul futuro del capitano. "Ho apprezzato moltissimo il suo messaggio, da capitano vero. Ha svolto l'allenamento da solo, è venuto prima al campo dando disponibilità e sostenendo la seduta con attenzione. E' una risorsa, a prescindere dal ruolo, e questi sono messaggi importanti". Di rivalità, dunque, non ne vuol sentir parlare: "Sono costretto a subire una cosa che non esiste per aver usato e messo in pratica principi obbligatori per me e per il mio ruolo. Potrò essere sembrato un po' troppo rigido, brusco e duro ma l'ho sempre fatto in funzione di quello che sono chiamato ad attuare dall'alto del mio ruolo. Chi è affezionato ad una causa - conclude sul tema Spalletti - può perdere di vista la gestione della squadra: ho bisogno che tutti siano coinvolti. Totti in più di una partita ci ha dato una mano importante, e lui fa parte della squadra. C'è una gestione, devo far crescere autostima nei calciatori, far sentire importanti tutti".
SECONDO POSTO? POSSIBILITÀ IMPENSABILE AL MIO ARRIVO - Deve dunque riuscire a valorizzare le individualità per poter permettere alla squadra di beneficiare di forze - il carisma e la personalità - che ha evidenziato come carenti al termine della vittoria contro il Torino: "Spesso dipende dalla formazione che si usa. Ho preferito la scelta della qualità per permettere tramite l'autostima e il lavoro sulla testa di far ritrovare tecnica e gioco. Si è visto che quando deve venire fuori la furbata, l'episodio, la gestione della situazione, non riusciamo a portare a casa tanto". L'associazione con le ghiotte occasioni capitate sotto porta, spesso non sfruttate, da Edin Dzeko sembra più che un'allusione. Quando gli viene chiesto di immaginare quali sarebbero potute essere le dinamiche di classifica qualora la Roma avesse disposto di un attaccante come Higuain, Spalletti replica così: "Io parlo dei miei calciatori che mi hanno dato una possibilità importantissima, a cui nessuno avrebbe pensato a gennaio quando sono arrivato. Ossia potersi giocare Roma-Napoli come una partita decisiva per la qualificazione alla Champions, obiettivo fondamentale per la nostra società e i nostri tifosi. Devo dare merito alla squadra di averci creduto sin dal primo momento in cui sono arrivato - aggiunge il tecnico toscano - una bravura che non è stata sottolineata abbastanza. Nessuno avrebbe creduto di potersi giocare questa gara ad armi pari: il secondo posto rimarrebbe comunque difficile ma i ragazzi hanno fatto risultati straordinari. Hanno pedalato sin da subito forte, mettendosi a disposizione: se non avessi creduto che questa è una squadra forte non sarei venuto alla Roma. Loro me l'hanno fatto vedere partita dopo partita. Dzeko anche, è un calciatore forte, da Roma, che probabilmente non ho sostenuto abbastanza: penso che un campione così non abbia bisogno di chissà quale sostegno, in allenamento fa vedere il suo valore. Higuain è stato straordinario ma io sono contento dell'apporto di Dzeko alla squadra".
COMPATTI COME IL NAPOLI - Del Napoli apprezza la continuità mostrata sul campo nell'arco di tutta la stagione: "Sono forti, giocano a viso aperto riuscendo a rimanere equilibrati e a ricompattarsi in fase difensiva. Bisognerà essere bravi come sono loro. Se hanno fatto questo campionato, questi numeri, sviluppando questo tipo di gioco ha ragione Sarri: sono la squadra da portare in evidenza come qualità di calcio espresso di questa stagione. Come numeri, atteggiamento e continuità sono stati i più forti ed è giusto che siano nella posizione di classifica in cui si trovano attualmente". Un posizionamento, quello del secondo posto, che permetterebbe alla Roma, invece, di centrare un obiettivo altamente funzionale agli obiettivi di cassa per il club ma soprattutto non preventivabile visto come si era delineata la stagione prima del suo approdo alla guida tecnica della panchina giallorossa: "Ultimamente abbiamo espresso qualcosa di meno rispetto al primo periodo. Abbiamo fatto meno giocate, avuto meno intuizioni e qualità. Abbiamo però la possibilità di seguire con attenzione quanta distanza percorrono i calciatori e, dai dati, si vede che la nostra è una squadra presente sotto il piano della corsa e della presenza". La brillantezza, dunque, non manca. Ciò che può mancare, rispetto ai partenopei, è l'attenzione alla fase difensiva. Sono 9 i gol in più subiti dalla retroguardia giallorossa: "Globalmente questa statistica dipende dalle scelte effettuate sulla squadra e le sue qualità. Sugli esterni ad esempio abbiamo giocatori votati ad offendere e io non ho mai usato due mediani di contenimento". Che la Roma possa però chiudersi in una sfida dai così alti significati, è difficile da pensare: "Abbiamo davanti questa straordinaria possibilità di risultato e tutte le attenzioni devono andare verso questo obiettivo".
PENULTIMA DI TOTTI ALL'OLIMPICO? CHIEDERE A BOSTON - Un po' per forza di inerzia l'allenatore della Roma torna a parlare di Totti. Sul contratto, pur rischiando di "essere monotono", rimanda la patata bollente a Boston: "Se sarà la sua penultima partita all'Olimpico devi chiederlo a Pallotta. Sono stato troppo disponibile nell'entrare in questo discorso, a noi interessa l'obiettivo della partita e tutti siamo in discussione fino alla fine del campionato. Sono felice se Francesco il prossimo anno farà la cosa che ama fare, sarò al suo fianco nella ricerca del ruolo che vorrà ricoprire". Certo è che il suo giudizio, nella figura di allenatore chiamato a mettere mano ai principi e ai valori del lavoro dello spogliatoio, sarà chiamato a fornirlo nei discorsi che, al termine della stagione, favoriranno una scelta definitiva sul futuro del capitano. "Ho apprezzato moltissimo il suo messaggio, da capitano vero. Ha svolto l'allenamento da solo, è venuto prima al campo dando disponibilità e sostenendo la seduta con attenzione. E' una risorsa, a prescindere dal ruolo, e questi sono messaggi importanti". Di rivalità, dunque, non ne vuol sentir parlare: "Sono costretto a subire una cosa che non esiste per aver usato e messo in pratica principi obbligatori per me e per il mio ruolo. Potrò essere sembrato un po' troppo rigido, brusco e duro ma l'ho sempre fatto in funzione di quello che sono chiamato ad attuare dall'alto del mio ruolo. Chi è affezionato ad una causa - conclude sul tema Spalletti - può perdere di vista la gestione della squadra: ho bisogno che tutti siano coinvolti. Totti in più di una partita ci ha dato una mano importante, e lui fa parte della squadra. C'è una gestione, devo far crescere autostima nei calciatori, far sentire importanti tutti".
SECONDO POSTO? POSSIBILITÀ IMPENSABILE AL MIO ARRIVO - Deve dunque riuscire a valorizzare le individualità per poter permettere alla squadra di beneficiare di forze - il carisma e la personalità - che ha evidenziato come carenti al termine della vittoria contro il Torino: "Spesso dipende dalla formazione che si usa. Ho preferito la scelta della qualità per permettere tramite l'autostima e il lavoro sulla testa di far ritrovare tecnica e gioco. Si è visto che quando deve venire fuori la furbata, l'episodio, la gestione della situazione, non riusciamo a portare a casa tanto". L'associazione con le ghiotte occasioni capitate sotto porta, spesso non sfruttate, da Edin Dzeko sembra più che un'allusione. Quando gli viene chiesto di immaginare quali sarebbero potute essere le dinamiche di classifica qualora la Roma avesse disposto di un attaccante come Higuain, Spalletti replica così: "Io parlo dei miei calciatori che mi hanno dato una possibilità importantissima, a cui nessuno avrebbe pensato a gennaio quando sono arrivato. Ossia potersi giocare Roma-Napoli come una partita decisiva per la qualificazione alla Champions, obiettivo fondamentale per la nostra società e i nostri tifosi. Devo dare merito alla squadra di averci creduto sin dal primo momento in cui sono arrivato - aggiunge il tecnico toscano - una bravura che non è stata sottolineata abbastanza. Nessuno avrebbe creduto di potersi giocare questa gara ad armi pari: il secondo posto rimarrebbe comunque difficile ma i ragazzi hanno fatto risultati straordinari. Hanno pedalato sin da subito forte, mettendosi a disposizione: se non avessi creduto che questa è una squadra forte non sarei venuto alla Roma. Loro me l'hanno fatto vedere partita dopo partita. Dzeko anche, è un calciatore forte, da Roma, che probabilmente non ho sostenuto abbastanza: penso che un campione così non abbia bisogno di chissà quale sostegno, in allenamento fa vedere il suo valore. Higuain è stato straordinario ma io sono contento dell'apporto di Dzeko alla squadra".
COMPATTI COME IL NAPOLI - Del Napoli apprezza la continuità mostrata sul campo nell'arco di tutta la stagione: "Sono forti, giocano a viso aperto riuscendo a rimanere equilibrati e a ricompattarsi in fase difensiva. Bisognerà essere bravi come sono loro. Se hanno fatto questo campionato, questi numeri, sviluppando questo tipo di gioco ha ragione Sarri: sono la squadra da portare in evidenza come qualità di calcio espresso di questa stagione. Come numeri, atteggiamento e continuità sono stati i più forti ed è giusto che siano nella posizione di classifica in cui si trovano attualmente". Un posizionamento, quello del secondo posto, che permetterebbe alla Roma, invece, di centrare un obiettivo altamente funzionale agli obiettivi di cassa per il club ma soprattutto non preventivabile visto come si era delineata la stagione prima del suo approdo alla guida tecnica della panchina giallorossa: "Ultimamente abbiamo espresso qualcosa di meno rispetto al primo periodo. Abbiamo fatto meno giocate, avuto meno intuizioni e qualità. Abbiamo però la possibilità di seguire con attenzione quanta distanza percorrono i calciatori e, dai dati, si vede che la nostra è una squadra presente sotto il piano della corsa e della presenza". La brillantezza, dunque, non manca. Ciò che può mancare, rispetto ai partenopei, è l'attenzione alla fase difensiva. Sono 9 i gol in più subiti dalla retroguardia giallorossa: "Globalmente questa statistica dipende dalle scelte effettuate sulla squadra e le sue qualità. Sugli esterni ad esempio abbiamo giocatori votati ad offendere e io non ho mai usato due mediani di contenimento". Che la Roma possa però chiudersi in una sfida dai così alti significati, è difficile da pensare: "Abbiamo davanti questa straordinaria possibilità di risultato e tutte le attenzioni devono andare verso questo obiettivo".