ROMA - "Respiro dopo respiro, sarà una battaglia". Era l'allarme di Luciano Spalletti alla vigilia della trasferta di Bergamo: la sua Roma, fuori casa, continua a manifestare una fragilità che, anche in funzione del nervosismo accusato da alcuni dei calciatori al fischio finale, ridimensiona il percorso di crescita e maturità più volte sottolineato nell'ultimo mese da Trigoria. Sono già tre le sconfitte in sette gare lontano dalla capitale. L'affanno mostrato nel subire il ritorno agonistico dell'Atalanta e la poca reattività atletica impongono al tecnico toscano un brusco richiamo all'ordine.
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NERVI TESI DOPO BERGAMO - Nervosismo: la parola più adatta a riassumere queste giornate romaniste. Diego Perotti, al momento della sostituzione, non ha certo nascosto tutta la sua contrarietà per il cambio, scuotendo la testa. Una reazione nervosa probabilmente condizionata dalle difficoltà incontrate dalla squadra nella seconda frazione di gioco. Nainggolan, invece, ha voluto negare tramite Twitter di aver mai avuto un battibecco con l'allenatore in seconda Domenichini per alcune incomprensioni sulla modifica del posizionamento in campo: "Incredibile cosa inventano i giornalisti, non è assolutamente successo niente di quello che si dice...". Ma pure nella giornata di Trigoria i nervi sono diventati protagonisti. Durante la seduta di video analisi al Fulvio Bernardini - allenamento di scarico per il gruppo - Luciano Spalletti ha dovuto alzare la voce per spiegare individualmente gli errori macroscopici che hanno favorito la disfatta tattica del secondo tempo. Il mancato cinismo di Salah nei primi 45', lo snodo per spiegare quanto importante sarebbe stato chiudere il primo tempo, forti di un ampio margine. Questo - nei dettami del pre-partita - avrebbe impedito la possibilità all'Atalanta di rientrare con piglio e fiducia. "Nel primo tempo avevamo legittimato il vantaggio, che poteva essere più ampio. Con un gol in più di scarto - per dirla con le parole del ds Massara - magari avremmo parlato di altro".
TABU' TRASFERTA - Certamente preoccupante la frattura - in termini di prestazioni e rendimento - tra la brillante espressione di calcio proposta nelle gare casalinghe, e l'altalena in trasferta: tre sconfitte, due pareggi e soltanto due vittorie in sette gare. Dieci gol fatti (la metà di quante messe a segno all'Olimpico), dieci gol subiti (soltanto ad Empoli Szczesny è riuscito a tenere la porta inviolata). "La partita di Bergamo ha raccontato che abbiamo fatto un passo indietro rispetto a quelle che devono essere le nostre ricerche e la nostra qualità", ha dichiarato Luciano Spalletti al termine dell'incontro. Una brusca frenata nel percorso di "maturità" che, lo stesso Spalletti, aveva certificato come ormai assimilato dalla squadra. Senza possibilità di retromarcia. Eppure, appena i nerazzurri hanno aumentato l'intensità della pressione, e la qualità nel fraseggio, l'intero undici romanista è parso spegnere la spina: non solo dal punto di vista fisico e atletico, bensì sul piano agonistico, dell'intensità nella tenuta mentale. "Della battaglia", per citare l'allenatore. "Siamo stati bravissimi in alcune partite - il commento del ds Massara - quando si sporcano abbiamo avuto difficoltà ma sono sicuro che il mister saprà correggere anche questo".
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NERVI TESI DOPO BERGAMO - Nervosismo: la parola più adatta a riassumere queste giornate romaniste. Diego Perotti, al momento della sostituzione, non ha certo nascosto tutta la sua contrarietà per il cambio, scuotendo la testa. Una reazione nervosa probabilmente condizionata dalle difficoltà incontrate dalla squadra nella seconda frazione di gioco. Nainggolan, invece, ha voluto negare tramite Twitter di aver mai avuto un battibecco con l'allenatore in seconda Domenichini per alcune incomprensioni sulla modifica del posizionamento in campo: "Incredibile cosa inventano i giornalisti, non è assolutamente successo niente di quello che si dice...". Ma pure nella giornata di Trigoria i nervi sono diventati protagonisti. Durante la seduta di video analisi al Fulvio Bernardini - allenamento di scarico per il gruppo - Luciano Spalletti ha dovuto alzare la voce per spiegare individualmente gli errori macroscopici che hanno favorito la disfatta tattica del secondo tempo. Il mancato cinismo di Salah nei primi 45', lo snodo per spiegare quanto importante sarebbe stato chiudere il primo tempo, forti di un ampio margine. Questo - nei dettami del pre-partita - avrebbe impedito la possibilità all'Atalanta di rientrare con piglio e fiducia. "Nel primo tempo avevamo legittimato il vantaggio, che poteva essere più ampio. Con un gol in più di scarto - per dirla con le parole del ds Massara - magari avremmo parlato di altro".
TABU' TRASFERTA - Certamente preoccupante la frattura - in termini di prestazioni e rendimento - tra la brillante espressione di calcio proposta nelle gare casalinghe, e l'altalena in trasferta: tre sconfitte, due pareggi e soltanto due vittorie in sette gare. Dieci gol fatti (la metà di quante messe a segno all'Olimpico), dieci gol subiti (soltanto ad Empoli Szczesny è riuscito a tenere la porta inviolata). "La partita di Bergamo ha raccontato che abbiamo fatto un passo indietro rispetto a quelle che devono essere le nostre ricerche e la nostra qualità", ha dichiarato Luciano Spalletti al termine dell'incontro. Una brusca frenata nel percorso di "maturità" che, lo stesso Spalletti, aveva certificato come ormai assimilato dalla squadra. Senza possibilità di retromarcia. Eppure, appena i nerazzurri hanno aumentato l'intensità della pressione, e la qualità nel fraseggio, l'intero undici romanista è parso spegnere la spina: non solo dal punto di vista fisico e atletico, bensì sul piano agonistico, dell'intensità nella tenuta mentale. "Della battaglia", per citare l'allenatore. "Siamo stati bravissimi in alcune partite - il commento del ds Massara - quando si sporcano abbiamo avuto difficoltà ma sono sicuro che il mister saprà correggere anche questo".