ROMA - L'ambizione: ecco il motore di Diego Perotti. Uno che a calcio ha rischiato di non poter giocare più, prima di arrivare in Italia. E che ora, messi alle spalle i problemi fisici, aspetta un successo. Con la Roma, la prima grande occasione della sua vita: "Voglio vincere qui perché in carriera ho vinto solo una Coppa del Re con il Siviglia", dice in un'intervista a Premium Sport.
"SCUDETTO O EUROPA, VOGLIO UN TROFEO" - Da una parte il sogno scudetto. Dall'altra l'inseguimento all'Europa League. L'argentino non molla nulla e anzi punta un trofeo: "Questi tifosi e questa città se lo meritano. Abbiamo una buona squadra e penso che possiamo farcela. Non è più tempo di parlare, dobbiamo dimostrare il nostro valore in campo". Il campo, finora, ha detto Juve, che con il successo nello scontro diretto si era portata a +7, salvo tornare a soli 4 punti in attesa del recupero con il Crotone. Quella sconfitta allo Stadium però brucia: "La differenza in classifica è importante - ammette Perotti - però manca ancora tantissimo. A Torino volevamo vincere, almeno pareggiare e non l'abbiamo fatto. Abbiamo però giocato una grande partita contro una squadra fortissima: dobbiamo farlo meglio e avremo tempo per riprenderci. Mi bruciano i punti che abbiamo lasciato per strada, come i pareggi contro Cagliari e Empoli. Oggi sarebbero dei punti importanti, sono quelle partite che si devono vincere. Questa è una cosa fondamentale per vincere lo scudetto". Anche l'Europa però offre la possibilità di inseguire un traguardo storico (sarebbe il primo, per la Roma): "L'Europa League è bellissima - ammette l'argentino - l'ho giocata con il Siviglia e per me è importante. Affronteremo un avversario tosto come il Villarreal e non sarà facile ma per vincere la competizione dovremo affrontare le più forti. Il ritorno lo giocheremo in casa e questo sarà importante".
"POTEVO SMETTERE, IL GENOA MI HA SALVATO" - Poi Perotti si concede una digressione sulle sofferenze dei suoi anni al Siviglia: una serie di infortuni che addirittura avevano rischiato di compromettere irrimediabilmente la sua carriera. "Senza il Genoa non sarei qui e forse non starei neanche più giocando a calcio - ammette - mi ha rilanciato e mi ha aiutato ad arrivare alla Roma. Prima del Genoa la mia carriera era quasi finita per colpa degli infortuni. Non so perché mi capitavano questi problemi, ho sempre fatto una carriera da professionista, non bevo e non fumo e non so cosa mi succedeva. Mi allenavo e mi infortunavo. Ero arrivato al punto che aspettavo solo che un dottore mi dicesse che non avrei potuto più giocare, stavo impazzendo. Invece tutti mi dicevano che stavo bene e quello era molto peggio perché stavo bene ma non riuscivo ad allenarmi. Mi avevano detto di tornare a casa mia in Argentina per stare meglio, ero con la mia famiglia, i miei amici ma anche lì era uguale a Siviglia. Mi allenavo da solo, è stato brutto e se non fosse stato per il Genoa non lo so se starei giocando ancora. Non era un problema di testa, con Gasperini mi sono allenato come mai in vita mia, sia a livello fisico che mentale: se sentivo un dolore non mi fermavo e ho superato questi limiti. Ho rischiato un po' di più, ho resettato il mio corpo e ho ricominciato. Ho visto tutti i dottori del mondo, ho fatto tutte le visite ma ancora oggi non ho una risposta sul perché sono guarito".
"SCUDETTO O EUROPA, VOGLIO UN TROFEO" - Da una parte il sogno scudetto. Dall'altra l'inseguimento all'Europa League. L'argentino non molla nulla e anzi punta un trofeo: "Questi tifosi e questa città se lo meritano. Abbiamo una buona squadra e penso che possiamo farcela. Non è più tempo di parlare, dobbiamo dimostrare il nostro valore in campo". Il campo, finora, ha detto Juve, che con il successo nello scontro diretto si era portata a +7, salvo tornare a soli 4 punti in attesa del recupero con il Crotone. Quella sconfitta allo Stadium però brucia: "La differenza in classifica è importante - ammette Perotti - però manca ancora tantissimo. A Torino volevamo vincere, almeno pareggiare e non l'abbiamo fatto. Abbiamo però giocato una grande partita contro una squadra fortissima: dobbiamo farlo meglio e avremo tempo per riprenderci. Mi bruciano i punti che abbiamo lasciato per strada, come i pareggi contro Cagliari e Empoli. Oggi sarebbero dei punti importanti, sono quelle partite che si devono vincere. Questa è una cosa fondamentale per vincere lo scudetto". Anche l'Europa però offre la possibilità di inseguire un traguardo storico (sarebbe il primo, per la Roma): "L'Europa League è bellissima - ammette l'argentino - l'ho giocata con il Siviglia e per me è importante. Affronteremo un avversario tosto come il Villarreal e non sarà facile ma per vincere la competizione dovremo affrontare le più forti. Il ritorno lo giocheremo in casa e questo sarà importante".
"POTEVO SMETTERE, IL GENOA MI HA SALVATO" - Poi Perotti si concede una digressione sulle sofferenze dei suoi anni al Siviglia: una serie di infortuni che addirittura avevano rischiato di compromettere irrimediabilmente la sua carriera. "Senza il Genoa non sarei qui e forse non starei neanche più giocando a calcio - ammette - mi ha rilanciato e mi ha aiutato ad arrivare alla Roma. Prima del Genoa la mia carriera era quasi finita per colpa degli infortuni. Non so perché mi capitavano questi problemi, ho sempre fatto una carriera da professionista, non bevo e non fumo e non so cosa mi succedeva. Mi allenavo e mi infortunavo. Ero arrivato al punto che aspettavo solo che un dottore mi dicesse che non avrei potuto più giocare, stavo impazzendo. Invece tutti mi dicevano che stavo bene e quello era molto peggio perché stavo bene ma non riuscivo ad allenarmi. Mi avevano detto di tornare a casa mia in Argentina per stare meglio, ero con la mia famiglia, i miei amici ma anche lì era uguale a Siviglia. Mi allenavo da solo, è stato brutto e se non fosse stato per il Genoa non lo so se starei giocando ancora. Non era un problema di testa, con Gasperini mi sono allenato come mai in vita mia, sia a livello fisico che mentale: se sentivo un dolore non mi fermavo e ho superato questi limiti. Ho rischiato un po' di più, ho resettato il mio corpo e ho ricominciato. Ho visto tutti i dottori del mondo, ho fatto tutte le visite ma ancora oggi non ho una risposta sul perché sono guarito".