ROMA - Lo scudetto, il cammino in Champions League, la stima per Di Francesco e la scelta di Monchi come direttore sportivo. E' un James Pallotta a tutto tondo quello che si racconta alla rivista statunitense 'Sports Illustred' il giorno dopo la sconfitta della Roma con l'Atletico Madrid al Wanda Metropolitano. Il presidente giallorosso non ha paura di volare alto, parla chiaramente di "scudetto" e di "necessità di provarci perché siamo proprio lì", confessa di sapere di essere etichettato come "presidente assente" ma rilancia spiegando che "le operazioni commerciali della Roma hanno sede a Londra" e quindi "faccio solo quello che devo fare". Sugli obiettivi a lungo termine, Pallotta dopo aver sdoganato la parola scudetto, dice di "voler entrare costantemente in Champions League" anche se ammette che "nei primi anni non è stato facile e abbiamo dovuto fare dei tentativi perché anche io avevo bisogno di imparare: ma ora penso che ci stiamo arrivando" . Così come pensa che sia vicina alla chiusura la questione stadio (domani in programma la Conferenza dei Servizi: secondo quanto si apprende si delinea un ok all'impianto con prescrizioni): "Credo che avremo l'approvazione e l'annuncio per l'impianto dalla Regione. Potrebbe essere un bel regalo di Natale".
"DI FRA TOP" - Spazio poi ai paragoni col passato e con la Roma di Spalletti. "Penso che anche negli ultimi 2 anni avevamo una squadra forte. Ho riguardato alcune partite di Spalletti e non c'è ragione per cui 3, 4 o 5 di quelle partite non le avremmo potute vincere. La scorsa stagione siamo finiti dietro di 4 punti, questo significa che c'eravamo anche lo scorso anno. Ma quest'anno siamo più tosti come squadra e i ragazzi si trovano sempre più a loro agio: c'è unione e si vede. Dopo la partita con la Lazio, per esempio, sono andati tutti a cena insieme. Non c’erano fazioni o gruppetti". E qui sono solo elogi per Di Francesco di cui Pallotta ammira l'assenza di integralismo e il turnover. "Ci è piaciuto subito il modo in cui giocava e ragionava. La cosa positiva è che conosce bene l'ambiente e sa gestire certi momenti. Credo anche sia diventato più flessibile si vede dagli aggiustamenti che ha fatto: grazie a lui possiamo andare a giocare a Londra contro il Chelsea senza paura. In passato avremmo esclamato: 'Ci risiamo!'. Inoltre credo che le sue rotazioni siano ottime: abbiamo una rosa più profonda e lui sta usando tutti. Gerson gioca sia come centrocampista che come attaccante, Florenzi è un jolly, El Shaarawy ora può giocare anche a destra, per non parlare di Defrel. Sfortunatamente abbiamo avuto degli infortuni, come quello di Karsdorp e Schick che dovrebbe tornare presto: noi ci aspettiamo molto da lui".
MONCHI E SCOUTING - Detto che Pallotta racconta di aver scelto Monchi perché "ha saputo creare un club competitivo (il Siviglia, ndr.) con un budget ristretto" confessa anche che "c'erano altre grandi società che gli offrivano di più ma lui ha scelto la Roma perché interessato al progetto".
Infine, il presidente parla dei cambiamenti nello scouting giallorosso non risparmiando frecciate all'ex ds Walter Sabatini: "Siamo i sesti in Europa tra quelli che forniscono più talenti alle altre squadre. Guardiamo per esempio Pellegrini, che prima avevamo prestato. Credo non sarebbe successo se Monchi fosse stato qui. Dovremmo farlo giocare di più, perché lui
è un pezzo importante della Roma e lo sarà per i prossimi 10 anni. Vogliamo essere sicuri che giocatori come Pellegrini restino a Roma e capiscano che la Roma li vuole. Credo che facendo così, le cose possano essere diverse rispetto al passato. Monchi - aggiunge il presidente - sa parlare con i giocatori e con lo staff: è uno di loro. Si è dimostrato quello che pensavo, anzi forse di più".
"DI FRA TOP" - Spazio poi ai paragoni col passato e con la Roma di Spalletti. "Penso che anche negli ultimi 2 anni avevamo una squadra forte. Ho riguardato alcune partite di Spalletti e non c'è ragione per cui 3, 4 o 5 di quelle partite non le avremmo potute vincere. La scorsa stagione siamo finiti dietro di 4 punti, questo significa che c'eravamo anche lo scorso anno. Ma quest'anno siamo più tosti come squadra e i ragazzi si trovano sempre più a loro agio: c'è unione e si vede. Dopo la partita con la Lazio, per esempio, sono andati tutti a cena insieme. Non c’erano fazioni o gruppetti". E qui sono solo elogi per Di Francesco di cui Pallotta ammira l'assenza di integralismo e il turnover. "Ci è piaciuto subito il modo in cui giocava e ragionava. La cosa positiva è che conosce bene l'ambiente e sa gestire certi momenti. Credo anche sia diventato più flessibile si vede dagli aggiustamenti che ha fatto: grazie a lui possiamo andare a giocare a Londra contro il Chelsea senza paura. In passato avremmo esclamato: 'Ci risiamo!'. Inoltre credo che le sue rotazioni siano ottime: abbiamo una rosa più profonda e lui sta usando tutti. Gerson gioca sia come centrocampista che come attaccante, Florenzi è un jolly, El Shaarawy ora può giocare anche a destra, per non parlare di Defrel. Sfortunatamente abbiamo avuto degli infortuni, come quello di Karsdorp e Schick che dovrebbe tornare presto: noi ci aspettiamo molto da lui".
MONCHI E SCOUTING - Detto che Pallotta racconta di aver scelto Monchi perché "ha saputo creare un club competitivo (il Siviglia, ndr.) con un budget ristretto" confessa anche che "c'erano altre grandi società che gli offrivano di più ma lui ha scelto la Roma perché interessato al progetto".
Infine, il presidente parla dei cambiamenti nello scouting giallorosso non risparmiando frecciate all'ex ds Walter Sabatini: "Siamo i sesti in Europa tra quelli che forniscono più talenti alle altre squadre. Guardiamo per esempio Pellegrini, che prima avevamo prestato. Credo non sarebbe successo se Monchi fosse stato qui. Dovremmo farlo giocare di più, perché lui
è un pezzo importante della Roma e lo sarà per i prossimi 10 anni. Vogliamo essere sicuri che giocatori come Pellegrini restino a Roma e capiscano che la Roma li vuole. Credo che facendo così, le cose possano essere diverse rispetto al passato. Monchi - aggiunge il presidente - sa parlare con i giocatori e con lo staff: è uno di loro. Si è dimostrato quello che pensavo, anzi forse di più".