ROMA - La Juve "a cui vogliamo scucire lo scudetto". Monchi che "se sono ancora alla Roma gran parte del merito è suo". La doppia sfida col Liverpool "che ancora non mi fa dormire la notte". E Di Francesco "una scelta che aveva fatto storcere la bocca a qualcuno, ma che si è rivelata vincente". E' un Daniele De Rossi orgoglioso e consapevole quello che ai microfoni di Roma Tv fa il punto sulla stagione appena conclusa e, soprattutto, sugli obiettivi futuri: "Non era facile per il mister prendere una squadra che aveva fatto 87 punti, un record, e fare quello che ha fatto lui raggiungendo grandi traguardi. Vogliamo arrivare ai livelli della Juve - ammette - Sono fortissimi, hanno una potenza societaria ed economica che li rende quasi imbattibili. Hanno una concentrazione e un'attenzione da cui noi dobbiamo imparare. Forse è solo quello che ci manca. L'obiettivo è continuare a giocare come quest'anno, la prossima stagione ci conosceremo meglio e perderemo meno punti per strada. Vogliamo dargli fastidio fino alla fine del campionato, magari togliendogli lo scudetto dal petto".
PALLOTTA, MONCHI E TOTTI - Per farlo, però, sarà fondamentale il contributo di tutti, giocatori, dirigenti e presidente: "In Pallotta ho visto voglia di vincere e creare qualcosa di grande e secondo me ci sta riuscendo. I primi anni gli sono serviti per capire cosa significasse Roma, ora è entrato pienamente nel ruolo e spero che continui a rinforzare questa squadra. Per quanto riguarda Monchi, non c'è mai stato qui un dirigente che ha vinto così tanto. Deve ancora imparare, ma dalla voglia di vincere non è secondo a nessuno. E' sempre presente per noi, è ambizioso e conosce di calcio. La prossima estate sarà un esame importante, ma sa già cosa deve fare. Lo devo ringraziare - svela il capitano giallorosso -, perché se sono ancora qui alla Roma gran parte del merito è suo. Fu lui che si impose per farmi rimanere lo scorso anno e penso di avergli dato ragione. Totti? E' a suo agio nel ruolo di dirigente, tutti lo riconoscono come tale, anche se fino allo scorso anno era un compagno di squadra. E' sempre il 'cazzarone' di una volta e si sta ritagliando il ruolo che ricoprirà in futuro magari in veste ancora più importante. Questa stagione in realtà è iniziata il 28 maggio scorso. E' una nuova vita per lui ma anche per i romanisti. Non vederlo più in campo con la fascia è scioccante anche per noi. La prima stagione senza di lui in campo è stata complicata, sono contento che sia andata molto bene come risultati ed atmosfera".
CHAMPIONS - Spazio poi ad elogi per i singoli, da Kolarov ("Uno dei motivi per cui abbiamo fatto il salto di qualità nella mentalità") a Dzeko ("Certe partite le ha vinte da solo perché si è caricato la squadra sulle spalle"), da Schick ("E' stato un po' a corrente alternata, ma è un talento incredibile e potenzialmente non ci rendiamo ancora conto di quello che potrebbe fare in futuro") a Under ("se dovessi scommettere su uno che ripercorrerà le orme di Salah scommetto su di lui"), passando per Alisson ("E' un fenomeno, tiene alla Roma e pensare che quando è arrivato mi chiedevo anche come si facesse a spendere 10-12 milioni per un portiere"), ma anche al ricordo delle grandi imprese europee: "La gara col Chelsea ci ha fatto capire che potevamo andare avanti in Champions. Abbiamo dato un antipasto all'Europa di quello che potevamo fare. Poi c'è stata Roma-Barcellona che se la rigiochiamo tante volte magari non la vinciamo 3-0, ma come non perdiamo 4-1 lì". Poi però la doppia sfida col Liverpool di Salah ha fatto svanire il sogno finale: "Continuo a non dormirci la notte - confessa De Rossi -. Perché potevamo fare qualcosa di più. Se giochiamo 10 volte l'andata non finisce così. Loro hanno giocato sulle nostre incertezze e Salah ha fatto la differenza. Al ritorno ci siamo andati vicino, facendo una grande partita. Se avessimo fatto il 3-2 sul rigore con espulsione per loro chissà come sarebbe finita...".
PALLOTTA, MONCHI E TOTTI - Per farlo, però, sarà fondamentale il contributo di tutti, giocatori, dirigenti e presidente: "In Pallotta ho visto voglia di vincere e creare qualcosa di grande e secondo me ci sta riuscendo. I primi anni gli sono serviti per capire cosa significasse Roma, ora è entrato pienamente nel ruolo e spero che continui a rinforzare questa squadra. Per quanto riguarda Monchi, non c'è mai stato qui un dirigente che ha vinto così tanto. Deve ancora imparare, ma dalla voglia di vincere non è secondo a nessuno. E' sempre presente per noi, è ambizioso e conosce di calcio. La prossima estate sarà un esame importante, ma sa già cosa deve fare. Lo devo ringraziare - svela il capitano giallorosso -, perché se sono ancora qui alla Roma gran parte del merito è suo. Fu lui che si impose per farmi rimanere lo scorso anno e penso di avergli dato ragione. Totti? E' a suo agio nel ruolo di dirigente, tutti lo riconoscono come tale, anche se fino allo scorso anno era un compagno di squadra. E' sempre il 'cazzarone' di una volta e si sta ritagliando il ruolo che ricoprirà in futuro magari in veste ancora più importante. Questa stagione in realtà è iniziata il 28 maggio scorso. E' una nuova vita per lui ma anche per i romanisti. Non vederlo più in campo con la fascia è scioccante anche per noi. La prima stagione senza di lui in campo è stata complicata, sono contento che sia andata molto bene come risultati ed atmosfera".
CHAMPIONS - Spazio poi ad elogi per i singoli, da Kolarov ("Uno dei motivi per cui abbiamo fatto il salto di qualità nella mentalità") a Dzeko ("Certe partite le ha vinte da solo perché si è caricato la squadra sulle spalle"), da Schick ("E' stato un po' a corrente alternata, ma è un talento incredibile e potenzialmente non ci rendiamo ancora conto di quello che potrebbe fare in futuro") a Under ("se dovessi scommettere su uno che ripercorrerà le orme di Salah scommetto su di lui"), passando per Alisson ("E' un fenomeno, tiene alla Roma e pensare che quando è arrivato mi chiedevo anche come si facesse a spendere 10-12 milioni per un portiere"), ma anche al ricordo delle grandi imprese europee: "La gara col Chelsea ci ha fatto capire che potevamo andare avanti in Champions. Abbiamo dato un antipasto all'Europa di quello che potevamo fare. Poi c'è stata Roma-Barcellona che se la rigiochiamo tante volte magari non la vinciamo 3-0, ma come non perdiamo 4-1 lì". Poi però la doppia sfida col Liverpool di Salah ha fatto svanire il sogno finale: "Continuo a non dormirci la notte - confessa De Rossi -. Perché potevamo fare qualcosa di più. Se giochiamo 10 volte l'andata non finisce così. Loro hanno giocato sulle nostre incertezze e Salah ha fatto la differenza. Al ritorno ci siamo andati vicino, facendo una grande partita. Se avessimo fatto il 3-2 sul rigore con espulsione per loro chissà come sarebbe finita...".