Sport

Roma, condizione atletica, Pastore, difesa e crisi di identità: quante spine per Di Francesco

Squadra imballata contro l'Atalanta-2, la posizione tattica dell'argentino, un repato arretrato ballerino e soprattutto il mercato. Senza Alisson, Nainggolan e Strootman è difficile ricostruire per il tecnico

3 minuti di lettura
ROMA - I due punti perduti sono il minimo, il problema più grave della brutta figura con l'Atalanta 2 - nemmeno l'Atalanta titolare... - è il dolore che lascia. Il Tenero EDF (Eusebio Di Francesco), che poi così tenero non sarebbe visto il vulcano di rabbia esploso all'Olimpico, ci ha rimesso addirittura una mano, e con gran dolore in mattinata si è presentato alla prestigiosa Villa Stuart, clinica per Vip che domina l'Olimpico dall'alto di Monte Mario e che di solito aggiusta legamenti, ginocchia e caviglie illustri, per farsi addirittura operare. Sul 3-3 l'allenatore della Roma ha dato un cazzotto tale alla panchina che il povero quinto metacarpo (il mignoletto!) della mano sinistra alla fine non ha retto l'urto emozionale e soprattutto fisico del gol di Manolas, fratturandosi. Il Tenero EDF così ha dovuto suddividere gli improperi tra le scelleratezze agostane della Roma e il dolore della mano sfasciata e subito fasciata alla meno peggio. L'episodio potrebbe essere marginale e anche un po' pittoresco - ma non ditelo comunque al povero EDF - se non fosse indicativo del livello di tensione e di stress che si può raggiungere di questi tempi in una squadra che deve fare i conti tra la teoria del mercato, dove la Roma sembra agevolmente smontabile e rimontabile come l'antico Meccano, illudendosi di far coincidere la famigerata plusvalenza col risultato e l'illusione di diventare l'antiJuve guadagnandoci pure sopra. 

Non è una situazione molto dissimile da quella dell'Inter, dove il gestore Spalletti - nonché ex romanista, guarda un po' - invece di tirar cazzotti alla panchina, s'azzuffa verbalmente con quelli che capitano e si fa saltare la mosca al naso al solo sentir pronunciare la storiella dell'"anti Juve". Di Francesco macera tutto dentro, è gentile, ma poi in campo esplode, e un certo disagio pare adesso evidente agli occhi. Anti Juve dovrebbe esserlo anche la Roma, se non fosse che tra il dire e il fare ci sono appunto di mezzo le Atalanta e perfino le Atalanta bis, che con una squadra di riserve e nemmeno il Papu Gomez in campo, mette a nudo tutte le contraddizioni giallorosse. In rapida successione l'esteso tribunale giallorosso in eterna seduta ha compiuto una veloce inchiesta sulle cause del tracollo e del ko rocambolescamente evitato. 1) L'Atalanta è in condizioni migliori essendo già impegnata nelle qualificazioni dell'Europa League; 2) Di Francesco non ha una squadra per il 4-3-3 e però da buon abruzzese è cocciuto e insiste sempre troppo sul solito schema di gioco; 3) Javier Pastore è un ibrido che ancora non si è capito dove mettere, se più strettamente a centrocampo, se all'esterno, o piuttosto a fare il trequartista; 4) la difesa (Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov) che lo scorso anno era stata la migliore dopo quella della Juve ha perso condizione, concentrazione e riferimenti di gioco. 5) il calciomercato ha stravolto eccessivamente, negli anni e non solo quest'anno, la squadra che adesso non ha più un'identità.

Rapidamente archiviati i punti 1, 2, 3 e 4 - anche perché qualcosa in merito si può sempre fare - resta il nodo del punto 5 che invece è di sistema e dunque è come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. Il romanista che è tipo dai sentimenti forti, immagina e sogna gladiatori tottiani sempre più rari, idealizza i giocatori e detesta i mercenari, non si raccapezza più nell'andirivieni di Trigoria, e non si rassegna alla maledetta legge della plusvalenza che appiattisce sempre tutto e fa felice solo il consiglio d'amministrazione. Difficile che una squadra possa fare a meno di Alisson, Nainggolan e Strootman senza subirne contraccolpi e non attraversare lunghi periodi di crisi d'identità. Al ds Monchi sono stati conteggiati solo per quest'anno quasi 150 milioni di cessioni. Non c'è mai uno stop e una lenta crescita, l'inserimento di un grande giocatore o due all'anno, magari finanziandosi con i progressi in classifica e i trofei che non sono mai arrivati, bensì una ricostruzione puntuale, un'estenuante e infernale fatica di Sisifo cui è condannato inevitabilmente l'allenatore. 
 
La Roma oggi è l'Amazon del calciomercato: ti colleghi al sito e compri un giocatore. Ma è anche vero che, Dzeko compreso, nessuno ha costretto i giocatori ad accettare questo sistema e ognuno tutto sommato ci guadagna o ci ha guadagnato. "Chi va via dalla Roma - ha detto il ds spagnolo Monchi - lo fa anche perché lo vuole, nessuno punta la pistola sulla testa a qualcuno per obbligarlo ad andarsene. E' una scelta che facciamo tutti". Non fa una grinza, ma la Roma rischia molto e in questo momento gli strali puntano ingenerosamente sul Tenero EDF che non riesce subito a dare un volto e un corpo alla nuova Roma. Nel frattempo c'è persino chi si diverte sui social a fare formazioni di giocatori venduti negli anni dalla Roma: Alisson, Rudiger, Benatia, Marquinhos, Romagnoli, Nainggolan, Pjanic, Strootman, Lamela, Gervinho, Salah. Forse forse uno scudetto ci scapperebbe, chissà...
I commenti dei lettori