Una rinascita in tre chiavi, così Fonseca si è preso la Roma
di FRANCESCO MORRONE
Paulo Fonseca (ansa)
A Trigoria sono in tanti a sottolineare come la svolta portata dal nuovo allenatore sia principalmente questa: aver restituito compattezza e coesione a un gruppo che, lo scorso anno, era divorato dalle liti e da rapporti pressoché inesistenti tra molti compagni di squadra
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ROMA - "Carattere, unione e coraggio". Le tre chiavi della rinascita della Roma, le tre principali differenze con la squadra malata e spenta vista lo scorso anno le ha enunciate, forse senza volerlo, Paulo Fonseca dopo la vittoria di ieri. Ben più dei passaggi, dei tiri o delle parate, la fotografia esatta di come la Roma sia diventata una squadra, un gruppo unito e compatto si può leggere in quel caloroso abbraccio collettivo dopo il gol di Dzeko. Tanto per fare un esempio: a fine gara proprio l'attaccante bosniaco, sempre più leader del gruppo, si è affrettato a ricordare sui social a Pau Lopez che il merito per la vittoria appena conseguita era anche suo. In fondo Dzeko aveva ragione, senza quella parata su Soriano sull'1-1 forse le cose sarebbero andate diversamente.
Mentre ci si gode il quarto posto in classifica, a quattro lunghezze dalla vetta dell'Inter, a Trigoria sono in tanti a sottolineare come la svolta portata da Fonseca sia principalmente questa: aver restituito compattezza e coesione a un gruppo che, lo scorso anno, era divorato dalle liti e da rapporti pressoché inesistenti tra molti compagni di squadra. La rivoluzione del tecnico portoghese, al netto di qualche piccolo neo in difesa che andrà rimosso, inizia insomma a dare i suoi frutti. A Trigoria si vocifera che la rosa sia entusiasta del nuovo allenatore, che con i calciatori ha scelto un atteggiamento né troppo amichevole (fattore che portò alla rovina di Garcia) né troppo severo (casus belli che distrusse Di Francesco). Fonseca pretende il massimo da tutti e, come nel caso di Zaniolo, non si fa problemi a lasciare in panchina i più forti se si accorge che il loro rendimento non lo soddisfa. Finora, a giudicare dai risultati, la cura portoghese sta facendo effetto.
Veretout: "Vincere allo scadere è ancora più bello"
Con la sua lunga cavalcata negli ultimi secondi, caparbia a resistere fino in fondo a tre tentativi di fallo, Jordan Veretout ha dato il via all'azione che ha permesso alla Roma di trovare al Dall'Ara una vittoria preziosissima. Il centrocampista francese contro il Bologna è stato uno dei migliori in campo: la sua capriola per festeggiare il gol di Dzeko non è passata inosservata e oggi ha fatto il giro dei social romanisti. "Vincere all'ultimo secondo è ancora più bello - ha detto Veretout in un'intervista a Roma Radio - Dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme. Ieri abbiamo fatto una buona partita, all'ultimo momento ho preso la palla e sono andato. Sapevo che la partita era quasi finita, non volevo rimediare una punizione ma ho preferito andare avanti e provare: abbiamo fatto un bel gol, con un bell'assist di Pellegrini e un gran colpo di testa di Dzeko".
Sarà una coincidenza, ma da quando Fonseca ha potuto schierare il giocatore francese (che ha esordito nella vittoria contro il Sassuolo) la Roma ha sempre vinto, mostrando una solidità nella linea mediana che contro il Genoa e Lazio non si era vista. In estate, il tecnico portoghese aveva fatto poche esplicite richieste sul mercato al ds Petrachi: tra queste, c'era però Veretout, considerato utilissimo per la sua capacità di dettare i tempi, verticalizzare e prendersi dei rischi proprio come si è visto ieri a Bologna. "La Roma è una grande squadra, sono venuto qui dalla Fiorentina perché volevo salire di livello: la telefonata di Fonseca è stata importante - ha infatti ammesso il centrocampista - perché l'allenatore è fondamentale in una squadra. Mi ha convinto a venire, ma sarei venuto comunque, i tifosi, la squadra e la città mi piacciono tanto".