"Avevo visto molte previsioni che dicevano che la Roma sarebbe arrivata tra il sesto e il settimo posto. Invece siamo terzi, giochiamo bene e siamo motivati. E abbiamo un obiettivo: andare in Champions League". Si è certamente voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa Paulo Fonseca, nell'intervista concessa a O Jogo, il quotidiano di Porto, a poche ore dal suo ritorno da avversario in Portogallo e contro lo Sporting Braga che allenò nel 2015-16, prima di firmare per lo Shakhtar. Sottolineando una certezza: "Non ho mai sentito il mio posto in pericolo. Allenare la Roma implica una pressione molto grande, vale a dire da parte della stampa. Si parla molto, ma ho sempre sentito l'appoggio del presidente e di suo figlio, e adesso anche del direttore Tiago Pinto. Questo è importante: sentire che le persone con cui lavori credono nel tuo lavoro, e io l'ho sempre sentito".
"Allenare la Roma una sfida enorme"
Quattro pagine, ad aprire l'edizione cartacea del quotidiano. Con lunghe analisi anche tattiche e qualche sorpresa: "Rivestirmi da Zorro? Mai dire mai. Non prometto nulla, ma quando vinci o raggiungi determinati obiettivi può succedere di tutto: ripeterlo è difficile, ma non si sa mai". Fiducia anche a Tiago Pinto: "Il suo lavoro nel lungo periodo darà frutti. Non lo conoscevo personalmente, ma avevo sentito parlare di lui e del suo lavoro nel Benfica, è una persona molto organizzata e competente, un eccellente professionista". Complimenti anche ai colleghi della Serie A: "In Italia si lavora molto dal punto di vista strategico, non sappiamo mai che sistema incontreremo e che strategia adotterà la squadra, perché tutti gli allenatori preparano molto bene le partite sull'avversario, e questo ci obbliga a pensare molto. Una volta passato dall'Italia sei pronto per affrontare qualsiasi contesto tattico". In generale, per lui, allenare a Roma "è un'enorme sfida, perché c'è una richiesta molto forte", da parte dei tifosi. Che però a Paulo mancano: "Il loro appoggio era fondamentale per noi, soprattutto all'Olimpico".