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Roma, Dzeko e quel gol dal sapore di tregua: e ora Fonseca ha un attacco ancora più forte

L'abbraccio dei compagni a Dzeko (reuters)
Di restituzione della fascia di capitano per ora non se ne parla, ma la prestazione del bosniaco in Portogallo, unita alla crescita esponenziale di Borja Mayoral, consegnano al tecnico un potenziale accresciuto. I problemi sono in difesa dopo i ko di Ibanez e Cristante
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BRAGA - Quando Cristante, piegato in terra, ha guardato sconsolato il medico dicendogli “non ce la faccio”, Edin Dzeko ha quasi istintivamente guardato la panchina. Forse, in quella torsione di un attimo, c’era una richiesta silenziosa: “Prendo io la fascia da capitano?”. È durata un attimo: nemmeno il tempo di pensarla che l’attaccante bosniaco ha chinato il capo e ripreso a camminare. “Vediamo in futuro, la fascia non è importante”, ha provato a sminuire Fonseca a fine partita: in realtà lo è eccome, sia per uno che per l’altro, visto che l’allenatore continua a negarla e l’altro non smette di sospirare per averla.  

Un gol che sa di tregua

Eppure, forse, nella testa di Dzeko quel gol di qualche istante prima, segnato dopo appena 5 minuti, poteva significare la tregua definitiva: il primo dal 3 gennaio, il primissimo dopo la rottura irrimediabile con Fonseca, la rinnovata e nuovamente abortita idea di andar via da Roma. Anche perché, in quel gol, nell’abbraccio che tutti, in modo quasi ostentato, hanno voluto riservargli, c’era qualcosa di diverso rispetto al solito, un’elettricità che ha scalato la montagna su cui è costruito l’Estadio Monumental di Braga, con spogliatoi sei piani sotto la cima su cui era parcheggiato il pullman della squadra.  

Le prime paroli dolci di Fonseca

Certo Paulo Fonseca, forse per la prima volta dalla nottataccia di Roma-Spezia, ha rivolto parole dolci al suo centravanti degradato: “Ha giocato benissimo Dzeko. Magari lui e Borja Mayoral potremmo anche usarli insieme”. Un’apertura in cui a dire il vero non sembra credere nemmeno lui, visto quanto tempo è che insiste sull’argomento. Il paradosso? Se a inizio stagione lo spagnolo era un’incognita e il bosniaco un fuggiasco, oggi la situazione è ribaltata: la Roma ha due titolari che, a guardare il rendimento – 10 gol lo spagnolo, 9 il bosniaco – sono in grado di alternarsi senza che la squadra ne risenta. Un tesoro, ma anche una responsabilità: vanno gestiti e alternati sfruttandone le caratteristiche in base all’avversario e alla partita. Non per partito preso come spesso è stato fino a oggi.  

Ma mentre la difesa perde altri due pezzi, con Cristante e Ibanez che in queste ore saranno sottoposti a esami per provare a capire se sarà possibile recuperarli, se non per il Benevento o per il ritorno col Braga, almeno per la sfida Champions al Milan tra dieci giorni, l’attacco è finalmente la certezza su cui costruire il finale di stagione della Roma. 

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