Roma, ecco perché Mourinho ha scaricato la squadra dopo la disfatta in Norvegia
di Matteo Pinci , di Matteo PinciROMA - Dopo i sei gol di Bodo, José Mourinho si è trovato davanti a un bivio: difendere la squadra o difendere la propria reputazione. Ha scelto la reputazione. Nascondendosi dietro la maschera di una responsabilità assunta su se stesso ("È colpa mia"), ma che evidentemente non sentiva propria. Lo ha fatto in maniera esplicita o quasi, quando dietro un volto esterrefatto ha prima ricordato di "non aver mai preso sei gol in carriera". Poi, senza nemmeno troppi giri di parole, di non aver nemmeno mai avuto giocatori così scarsi: "Alcuni dei nostri hanno dei limiti". In realtà, intendeva molto di più. Una larghissima fetta dell'organico della Roma per lui è impresentabile al punto che "se potessi giocherei sempre con dodici o tredici calciatori", e pazienza se almeno cinque di loro erano entrati in campo nella disastrosa ripresa di Bodo. E soprattutto: "Adesso smetterete di chiedermi …
ROMA - Dopo i sei gol di Bodo, José Mourinho si è trovato davanti a un bivio: difendere la squadra o difendere la propria reputazione. Ha scelto la reputazione. Nascondendosi dietro la maschera di una responsabilità assunta su se stesso ("È colpa mia"), ma che evidentemente non sentiva propria. Lo ha fatto in maniera esplicita o quasi, quando dietro un volto esterrefatto ha prima ricordato di "non aver mai preso sei gol in carriera". Poi, senza nemmeno troppi giri di parole, di non aver nemmeno mai avuto giocatori così scarsi: "Alcuni dei nostri hanno dei limiti". In realtà, intendeva molto di più. Una larghissima fetta dell'organico della Roma per lui è impresentabile al punto che "se potessi giocherei sempre con dodici o tredici calciatori", e pazienza se almeno cinque di loro erano entrati in campo nella disastrosa ripresa di Bodo. E soprattutto: "Adesso smetterete di chiedermi perché faccio giocare sempre gli stessi".
In realtà viene da chiedersi perché abbia fatto giocare in Norvegia, su un campo per sua stessa ammissione quasi impossibile – sintetico, neve, freddo e vento – giocatori a cui fino a quel momento aveva concesso praticamente nulla: Reynolds aveva giocato prima un solo minuto, 41 Mayoral, 82 Villar, 85 Diawara, 103 Kumbulla, l'unico che aveva già giocato una partita intera. In cinque, fanno appena 312 minuti spalmati sulle 13 partite ufficiali giocate. La loro unica certezza era l'assoluta sfiducia dell'allenatore nei loro confronti, certificata non solo dall'impiego a dir poco limitato, dalle esclusioni a vantaggio dei Primavera (Villar) ma anche da piccole umiliazioni pubbliche. Come quando, dopo il ko con la Juventus, Mourinho ha snocciolato i nomi dei difensori a sua disposizione in panchina ("Avevo Reynolds, Kumbulla e Calafiori") facendoli seguire da un raggelante silenzio, come a dire: rendetevi conto. Kumbulla è forse il simbolo di questo discorso: letteralmente travolto a Bodo dopo una prestazione inaccettabile, non certo l'unica in quel gelo norvegese. Eppure una settimana prima era stato il leader la difesa della nazionale albanese che ha fermato Lewandowski. La prova di quanto incidano contesto e fiducia, soprattutto sulla testa di ragazzi di vent'anni o poco più.
Dove porta questa strategia? Non solo a salvare l'apparenza: Mourinho che prende sei gol diventa infatti l'occasione ideale per chi – soprattutto in Inghilterra – non aspetta che una mossa per celebrarne il funerale. Ma dietro c'è anche altro. Mourinho ha scelto la Roma per i prossimi tre anni – lo ha ribadito poche ore fa – e ha per questo rigettato il primo tentativo del Newcastle di convincerlo a un trasloco in corsa. Ma nella sua testa, al terzo anno la Roma deve essere competitiva per vincere. E per riuscirci deve convincere la famiglia Friedkin a rivoluzionare l'organico. Anche, evidentemente, a costo di "ammazzare" sportivamente chi c'è oggi. Il problema è che calciatori anche appetibili, se non giocano, non hanno mercato. Ancora meno dopo una figura così. E la Roma di oggi, che costa alla proprietà bonifici da decine di milioni ogni mese, se non vende, non compra. Un cane che si morde la Roma.
Approvato il bilancio
Il Consiglio di Amministrazione della A.S. Roma S.p.A. ha approvato in data odierna il progetto di bilancio di esercizio e il bilancio consolidato al 30 giugno 2021. La perdita di gruppo al 30 giugno 2021 - si legge in una nota - è pari a 185,3 milioni di euro, rispetto alla perdita di 204 milioni di euro del precedente esercizio. In particolare, l'esercizio 2020/21 risente dell'impatto delle modifiche introdotte dalla FIGC nell'ambito del contrasto degli effetti dovuti alla diffusione del Covid-19. Il patrimonio netto consolidato di pertinenza del Gruppo AS Roma al 30 giugno 2021 è negativo per 272,0 milioni di euro, in peggioramento di 30,5 milioni di euro rispetto al 30 giugno 2020 per effetto della perdita del periodo compensata in parte dall'incremento rilevato nell'esercizio, pari a 154,6 milioni di euro, della 'Riserva Azionisti c/Aumento di capitale'. L'indebitamento finanziario netto adjusted al 30 giugno 2021 è pari a 302 milioni di euro, e si confronta con un valore pari a 299,8 milioni di euro al 30 giugno 2020. Pertanto il Consiglio di Amministrazione del club ha deliberato "di sottoporre alla prossima Assemblea che sarà convocata in sede straordinaria per il 26 novembre 2021 in prima convocazione e, occorrendo, il giorno 27 novembre 2021, in seconda convocazione, la proposta di posticipare al 31 dicembre 2022 il termine ultimo per l'esecuzione dell'aumento di capitale e aumentare fino ad Euro 460 milioni l'importo massimo dell'aumento di capitale sociale scindibile, da offrire in opzione a tutti gli azionisti, in conformità alle nuove esigenze patrimoniali della Società".