✕

Roma, le mosse di Friedkin per essere all'altezza di Mourinho

Ascolta l'audio

Dal mercato l'allenatore si aspetta investimenti che alzino ulteriormente il livello della squadra che ha appena vinto la Conference League
2 minuti di lettura

ROMA — Quel bus scoperto rimasto per ore quasi immobile nello stesso posto, con la città festante ai suoi piedi, sembra quasi un monito. Vietato impantanarsi nell'idea di un successo. E infatti, appena il tempo di asciugare le lacrime, e prima della doccia pubblica impostagli dai suoi giocatori, José Mourinho aveva già iniziato a pensare al "dopo". La sua domanda è quella di tutti: cosa serve alla Roma per essere all'altezza di Mourinho?

Su José la capitale ha avuto un effetto simile alla piscina di Cocoon: lo ha rinvigorito, prima di tutto nelle ambizioni. Le esperienze a Manchester e al Tottenham per lui devono essere state come quegli appuntamenti al buio in cui può anche capitare una notte di piacere - come l'Europa League vinta con lo United - ma senza nulla che assomigli alla passione. Figuriamoci a un sentimento vero. A Roma ha riscoperto l'amore. E ha accettato di ripartire dal basso. Tornare a sen…

ROMA — Quel bus scoperto rimasto per ore quasi immobile nello stesso posto, con la città festante ai suoi piedi, sembra quasi un monito. Vietato impantanarsi nell'idea di un successo. E infatti, appena il tempo di asciugare le lacrime, e prima della doccia pubblica impostagli dai suoi giocatori, José Mourinho aveva già iniziato a pensare al "dopo". La sua domanda è quella di tutti: cosa serve alla Roma per essere all'altezza di Mourinho?

Su José la capitale ha avuto un effetto simile alla piscina di Cocoon: lo ha rinvigorito, prima di tutto nelle ambizioni. Le esperienze a Manchester e al Tottenham per lui devono essere state come quegli appuntamenti al buio in cui può anche capitare una notte di piacere - come l'Europa League vinta con lo United - ma senza nulla che assomigli alla passione. Figuriamoci a un sentimento vero. A Roma ha riscoperto l'amore. E ha accettato di ripartire dal basso. Tornare a sentirsi un vincente però ha riacceso il suo spirito: guardare la vetta da lontano non gli basta più. La sua ambizione è decisamente superiore al valore attuale della sua squadra. E sa di aver conquistato un grosso motivo per meritarla.

Questa stagione gli ha restituito un grande appeal internazionale e un certo mercato. Ma la sua priorità, lo ha detto, è restare a Roma. Solo che dalla Roma vuole di più. "Cosa manca per vincere? Più soldi". Le decine di milioni di euro che ogni mese la famiglia Friedkin versa a fondo perduto nel club per un esborso di oltre 350 milioni in meno di due anni, non soddisfano la sua "fame".

Di certo la proprietà s'è appassionata grazie a lui: prima guardava gli allenamenti da una torre o dal balcone. Martedì era in panchina a Trigoria. Mercoledì in campo a Tirana con la coppa. Un anno fa, sul divano della sua casa a Belgravia, Dan e Ryan, il presidente e suo figlio, gli fecero delle promesse: lui rispose che si sarebbe potuto festeggiare in tre anni. Sono bastati invece 12 mesi. E ora José vuole incassare quel credito.

La priorità è una: alzare il livello. Puntellare. Ma non solo. La coppa ha messo nero su bianco chi può far parte della Roma che verrà. E chi no. Le certezze sono Rui Patricio, Mancini, Smalling, Pellegrini, Abraham, oltre al giovane Zalewski, a Spinazzola, a Karsdorp. Mkhitaryan, in scadenza di contratto, ha dato la sua parola all'Inter. Facendo infuriare la Roma, che aveva offerto più o meno le stesse cifre. Ma per fare il salto serve una stella, un leader. È questo lo sforzo che chiede José: l'acquisto di un calciatore al di sopra delle possibilità attuali della Roma. Non Dybala, nonostante la piazza ai piedi del Colosseo chiedesse ai Friedkin di prenderlo.

Meglio un centrocampista, un regista, una guida. Che incarni la smania per la vittoria dell'allenatore. Poi certo, serve anche altro: José stima il mediano serbo Matic, suo pretoriano storico. Apprezza Bernardeschi (dei contatti ci sono stati) e ancora di più Perisic, nome sulla sua lista un anno fa. Serve un difensore mancino come quel Senesi affrontato a Tirana. Per l'attacco si è offerto Arnautovic. Ma a tutto questo va aggiunta la scheggia di follia. Per averla la Roma avrebbe sacrificato persino Zaniolo. Prima però della notte di Tirana e di quel gol che può aver riscritto il finale di questa storia: mercoledì Nicolò cantava Roma Roma, non proprio uno con la valigia. Peccato vi abbia aggiunto l'eccesso del coro di insulti alla Lazio, più che evitabile.