Roma, Dybala ha scelto il numero 21. Totti aveva dato il via libera per la 10 alla Joya
ROMA — La polvere accumulata nei cinque anni in cui è stata chiusa in un cassetto non ne ha scalfito il fascino. Ma ci resterà ancora, almeno per ora. La maglia numero 10, quella eterna, del capitano dei capitani, stava per tornare a brillare nuovamente sul prato dell'Olimpico. Francesco Totti, custode prima sportivo e poi morale del simbolo, aveva detto sì: l'ex capitano aveva dato il suo ok, Paulo Dybala avrebbe potuto indossarla. Ma l'argentino ha scelto la 21, lasciata libera da Matic. Che, a sua volta, indosserà la numero 8.
Dybala, la Joya del calciomercato della Roma
Tutti contenti insomma. In primo luogo Dybala: non si è sentito voluto fino in fondo dall'Inter, che a lungo ha temporeggiato forse non credendo completamente nell'affare. Non ha visto la giusta decisione del Napoli, che più volte ha cercato di inserirsi nella trattativa. E ancora, i tifosi della Roma, che dopo essere tornati ad alzare un trofeo dopo 14 anni, iniziano anche ad abituarsi con la nuova proprietà a un colpo super a stagione: l'anno scorso il nome di Mourinho fece sensazione. E poi la stessa società, il cui marketing farà un bel salto in avanti con una nuova 10 in circolazione.
Dybala, la star di Instagram che piace ai bambini
Oltre a rafforzare la Roma sul campo, infatti, Dybala sarà una sorta di uomo immagine della società, soprattutto in Sudamerica. Su Instagram - il social network più popolare del momento e molto amato dai calciatori - è seguito da 48 milioni di persone. Due milioni in più degli abitanti della sua Argentina. Inoltre, e questo è un dato che sicuramente i giallorossi hanno tenuto in considerazione per ingrossare il merchandising, Dybala è il campione che piace ai più giovani, ai bambini in particolare. Un ragazzo perbene, un volto senza barba da adolescente tanto da sembrare un coetaneo, pochi tatuaggi ma subito copiati. Uno su tutti, il doppio anello che gli avvolge il braccio. "Non mi piacciono i bulli, i giocatori cattivi, quelli che vivono di eccessi, quelli che pensano sia giusto fare la cosa sbagliata, perché così qualcuno ne parlerà, quelli che vogliono a tutti i costi essere diversi. Ci tengo alla mia immagine - aveva raccontato nel 2017, prima della finale di Champions persa contro il Real Madrid -, che male c'è a cercare di essere perbene? Non mi butto in area, non cerco il rigore, credo che si possa fare qualcosa per gli altri anche senza essere maledetti e arrabbiati, senza sputare sulla vita".
Dybala e la beneficenza
E Dybala, nel privato, per gli altri fa molto. In Argentina ha fondato un'associazione che si prende cura di bambini disagiati e con problemi di salute. Durante le festività, spesso è andato a trovarne alcuni nei reparti oncologici degli ospedali di Torino. Per regalargi una maglietta, un pupazzo, un sorriso, dei minuti di spensieratezza e felicità. Dopo la tragedia di Rigopiano, gennaio 2017, fu il primo a videochiamare Edoardo e Samuel, i bimbi che si erano salvati dalla valanga. E non ha esitato un attimo quando c'era da scendere in campo per raccogliere fondi per aiutare i profughi ucraini dopo l'invasione del loro Paese da parte della Russia.
La Dybala-mask
Adesso i tifosi romanisti dovranno imparare presto a portarsi le dita alla faccia ed esultare come la Joya. La Dybala-mask è ormai un marchio inconfondibile. Ma come è nata? Da un errore in campo, l'argentino lo ha raccontato più volte. Dal rigore fallito contro il Milan, nella finale della Supercoppa italiana del 2016 a Doha. "Non è stato un momento allegro, anzi ero deluso, da me soprattutto, faticavo a riprendermi, a guardare gli altri, mi sentivo colpevole. Così - ha spiegato la Joya - ho postato la frase di Michael Jordan: ho fallito più e più volte nella mia vita, e per questo ho avuto successo. La maschera è quella del Gladiatore, film che ho visto ormai trenta volte, nella vita bisogna rialzarsi e combattere". Adesso è nella squadra della città dei gladiatori, indossare la maschera sarà un gioco da ragazzi.