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Dybala, sliding doors a San Siro. Ma ora gioca contro l'Inter per la Roma di Mou

Paulo Dybala (agf)
Solo spettatore con l’Argentina, Paulo è guarito ma rimane in dubbio nella sfida a Lautaro e al club che lo ha sedotto e abbandonato in estate
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Il giro d'Italia degli stati d'animo, Dybala lo finirà in fretta: la tappa degli struggimenti e delle piccole vendette l'ha corsa allo Stadium un mese fa, quella dei possibili rimpianti la completerà stasera a San Siro e poi basta, Paulino non avrà più un passato a cui fare continuamente riferimento. Oggi il tema è facile: quello che poteva essere e non è stato, perché Dybala è stato per lunghe settimane il compagno virtuale di Lautaro Martinez. L'Inter lo voleva, lui voleva l'Inter poi è andata com'è andata ma con estrema chiarezza, senza sotterfugi: non c'erano soldi per lui, Zhang non se lo poteva permettere.

Dybala più Mourinho, la Roma è tornata grande

Dicono che a Dybala quella svolta del destino alla fin fine non sia dispiaciuta, anzi: la Roma è un presente che lo gratifica e un futuro che lo stuzzica. Sabato sera non giocherà per farsi rimpiange…

Il giro d'Italia degli stati d'animo, Dybala lo finirà in fretta: la tappa degli struggimenti e delle piccole vendette l'ha corsa allo Stadium un mese fa, quella dei possibili rimpianti la completerà stasera a San Siro e poi basta, Paulino non avrà più un passato a cui fare continuamente riferimento. Oggi il tema è facile: quello che poteva essere e non è stato, perché Dybala è stato per lunghe settimane il compagno virtuale di Lautaro Martinez. L'Inter lo voleva, lui voleva l'Inter poi è andata com'è andata ma con estrema chiarezza, senza sotterfugi: non c'erano soldi per lui, Zhang non se lo poteva permettere.

Dybala più Mourinho, la Roma è tornata grande

Dicono che a Dybala quella svolta del destino alla fin fine non sia dispiaciuta, anzi: la Roma è un presente che lo gratifica e un futuro che lo stuzzica. Sabato sera non giocherà per farsi rimpiangere né per chissà quale ripicca, ma per dimostrare che, anche attraverso il suo ingaggio, i giallorossi si sono elevati all'altezza delle big. Magari è un ragionamento presuntuoso, però è l'idea che gli ha ficcato in testa Mourinho: una squadra che si può permettere un allenatore così e un numero 10 così ha il dovere della grandezza e il diritto di essere considerata grande. A Torino giocò per farsi rimpiangere, a Milano lo farà principalmente per ambizione.

Dybala, con l'Argentina mai in campo

Già, ma giocherà? Di sicuro è a disposizione, dopo il fastidio muscolare che gli ha fatto saltare la partita con l'Atalanta e risuonare un coro polifonico di allarmi, vista la frequenza con cui si infortunava negli ultimi tempi con la Juve. Alla fine s'è perso solo quella gara e da venerdì si allena regolarmente, anche se il ct Scaloni non gli ha fatto giocare neanche un minuto con l'Argentina. È tornato Italia all'alba di giovedì (non con il charter di Messi, stavolta, ma con un volo di linea da New York), è stato controllato accuratamente (ma aveva fatto esami clinici anche negli Usa), sta bene e non è affatto escluso che Mourinho lo faccia giocare dall'inizio, magari addirittura assieme a Pellegrini, Abraham e Zaniolo, perché alla Roma vivono questa sfida come una specie di lasciapassare per i piani alti.

Dybala e Lautaro, compagni mancati

Si confrontano due formazioni malaticce, ondivaghe nei risultati ma spesso anche nel gioco: è una di quelle circostanze in cui uno può prendere slancio e l'altro finire sott'acqua. Lautaro e Paulino avrebbero potuto diventare una coppia e invece no, sono su sponde opposte. Anche in Nazionale vivono su piani separati: l'interista è arrivato dopo (è più giovane di tre anni) ma è riuscito a diventare ciò che a Dybala non è mai riuscito, il partner di Messi. Martinez e la Joya vanno d'accordo ma non sono intimi: il 10 romanista è molto più amico di Correa, per esempio. E come lui, sta in lista d'attesa.

Inzaghi e la fiducia ritrovata per fermare la Roma

Mourinho andrà in tribuna in quanto squalificato. Simone Inzaghi sarà invece sulla panchina (anzi, si agiterà come al solito davanti a essa) che la sosta ha fortificato invece che indebolire, nonostante la lunga scia del disastro di Udine. La fiducia del club, in buona parte obbligata perché un esonero scompiglierebbe ulteriormente i conti aziendali, ha dato coraggio all'allenatore, che ha sfoderato puntuto orgoglio e ha buttato lì una frase su cui spera che molti rifletteranno: "Dove alleno io aumentano i ricavi, si dimezzano le perdite e si conquistano i trofei". Dal suo punto di vista non è presunzione, ma nuda cronaca: con le tre coppe vinte alla Lazio, dove ha valorizzato le intuizioni di mercato di Lotito e Tare, è stato l'antagonista dello strapotere juventino, con le due conquistate con l'Inter (accompagnate da un miglioramento dei conti, anche se ne è stato più testimone che causa) è risultato l'allenatore italiano più vincente dell'ultima stagione. Gli resta da avere sui suoi l'effetto che riesce ad avere Mourinho, specialmente su Dybala.