Mourinho senza alleati: chiarezza o addio alla Roma a fine stagione
di Matteo Pinci , di Matteo PinciROMA - Il cerchio, stavolta, è strettissimo. Ricordate il "rumore dei nemici"? Quando, ai tempi dell'Inter, José Mourinho compattava squadra, società, dirigenza, tifosi, contro chi da fuori avrebbe voluto la loro sconfitta? A Roma, ha solo dovuto ridurre il perimetro della fiducia, o se preferite dell'assedio. Fermandosi in mezzo al campo insieme alla squadra, stretta in cerchio, con lui al centro, José voleva probabilmente mandare proprio questo messaggio, innanzi tutto ai suoi giocatori: siamo soli, voi e io. Nel suo cerchio magico non c'è il club, non ci sono i tifosi, contro cui si è scagliato duramente. La "sua" Roma è quella chiusa in quell'abbraccio dopo la vittoria contro il Verona: lui e la squadra, focalizzati sui propri obiettivi. Per il resto? "Parlerò alla fine, ho molte cose da dire". Sembrava un addio, ma se Roma sarà ancora casa sua, vorrebbe saperlo prima di tu…
ROMA - Il cerchio, stavolta, è strettissimo. Ricordate il "rumore dei nemici"? Quando, ai tempi dell'Inter, José Mourinho compattava squadra, società, dirigenza, tifosi, contro chi da fuori avrebbe voluto la loro sconfitta? A Roma, ha solo dovuto ridurre il perimetro della fiducia, o se preferite dell'assedio. Fermandosi in mezzo al campo insieme alla squadra, stretta in cerchio, con lui al centro, José voleva probabilmente mandare proprio questo messaggio, innanzi tutto ai suoi giocatori: siamo soli, voi e io. Nel suo cerchio magico non c'è il club, non ci sono i tifosi, contro cui si è scagliato duramente. La "sua" Roma è quella chiusa in quell'abbraccio dopo la vittoria contro il Verona: lui e la squadra, focalizzati sui propri obiettivi. Per il resto? "Parlerò alla fine, ho molte cose da dire". Sembrava un addio, ma se Roma sarà ancora casa sua, vorrebbe saperlo prima di tutti anche Mourinho.
Mourinho e il futuro: Friedkin non ha fretta
Più passano i giorni, più evidentemente José Mourinho sente stringere il cerchio della pazienza. Ha chiesto pubblicamente alla proprietà un incontro per programmare insieme il futuro e capire se continuare la convivenza o separarsi. Dipenderà evidentemente dai programmi: se le idee saranno ancora sovrapponibili o meno. Non è stato accontentato ancora però, e questo evidentemente fatica a mandarlo giù. Anche perché altri bussano, chiedono informazioni, chiamano per conoscerne la disponibilità al trasloco. E non solo dall'estero. Lui, da qualche tempo, ha iniziato a mettere sul piatto i risultati del proprio lavoro: la crescita dei giovani che, come ama ripetere "giocavano su un campo di plastica". La mentalità che sta faticosamente riuscendo a trasferire alla squadra. Il fatto di aver rinunciato ad altri incarichi a dicembre, a cui pure avrebbe tenuto - in particolare quello di selezionatore del Portogallo - per non lasciare a stagione in corso. L'aver sviluppato il prodotto messogli nelle mani dopo la necessaria opera di potatura.
Giocare alla pari con Inter e Napoli
Ma è giusto chiedersi: chi si sarebbe aspettato, a inizio stagione, una Roma terza dopo 23 partite, con gli stessi punti del Milan e solo tre meno dell'Inter? Forse, nessuno. Senza contare la Conference vinta a maggio. Quanto vale tutto questo, in termini di impegno futuro? Vale investimenti, fiducia, qualche scommessa? I Friedkin ritengono che i contratti siano fatti per essere rispettati: non discutono rinnovi con i giocatori troppi mesi prima della scadenza e non ritengono che Mourinho possa andarsene con un anno residuo di contratto. Lui però vorrebbe chiarezza. Vuol giocarsela ad armi pari con Spalletti e Inzaghi, "che possono cambiare Dzeko con Lukaku" e pensa di aver dimostrato di meritarlo. Ma nessuno gli dice o vuole dirgli se la Roma abbia la sua stessa ambizione. O anche solo se semplicemente possa averla.