Roma-Milan 1-2: Giroud e Leao rovinano l’esordio di Lukaku con la maglia giallorossa
di Matteo PinciRafa Leao
(ansa)ROMA — La bellezza al comando. In una città come Roma la rovesciata con cui Leao ha realizzato il 2-0 somiglia a un arco di trionfo disegnato per celebrare il passaggio del Milan. Primo, in attesa che Inter e Napoli dimostrino di saper stare al passo. E splendido nella forma, oltre che nella sostanza, quasi che la campagna estiva abbia funzionato come un lifting levigando le rughe che un anno fa erano costate la rinuncia a difendere lo scudetto.
Pioli: “Una vittoria che dà valore alle prime due”
“È una vittoria importante, contro un avversario difficile, che dà valore alle prime due, era l’inizio di stagione che volevamo”, riconosce Pioli. Se un anno fa il Milan viveva sulla convinzione di un risultato sportivo finendo per adagiarvisi, negli ultimi due mesi la struttura dirigenziale ha lavorato per smontare quelle convinzioni. Pezzo dopo pezzo. E costruirne di nuove, seguendo l’idea di calcio scelta da tempo e trovando sul mercato le pedine per realizza…
ROMA — La bellezza al comando. In una città come Roma la rovesciata con cui Leao ha realizzato il 2-0 somiglia a un arco di trionfo disegnato per celebrare il passaggio del Milan. Primo, in attesa che Inter e Napoli dimostrino di saper stare al passo. E splendido nella forma, oltre che nella sostanza, quasi che la campagna estiva abbia funzionato come un lifting levigando le rughe che un anno fa erano costate la rinuncia a difendere lo scudetto.
Pioli: “Una vittoria che dà valore alle prime due”
“È una vittoria importante, contro un avversario difficile, che dà valore alle prime due, era l’inizio di stagione che volevamo”, riconosce Pioli. Se un anno fa il Milan viveva sulla convinzione di un risultato sportivo finendo per adagiarvisi, negli ultimi due mesi la struttura dirigenziale ha lavorato per smontare quelle convinzioni. Pezzo dopo pezzo. E costruirne di nuove, seguendo l’idea di calcio scelta da tempo e trovando sul mercato le pedine per realizzarla. Per tempo, in modo che, nonostante tre nuovi titolari e altri cinque acquisti in panchina, alla partenza della stagione la squadra avesse già assimilato lo stravolgimento. La nuova identità ha però i soliti profeti. Perché se Loftus-Cheek conquista il rigore che il Var suggerisce all’arbitro Rapuano – al monitor il contatto tra Rui Patricio in uscita e la mezzala inglese è piuttosto evidente, molto meno in diretta – poi è Giroud a realizzarlo. Se Reijnders è il dominatore delle operazioni, poi è Leao ad avvitarsi in quel twist acrobatico che vale il sipario prematuro sulla partita. Prima del colpo di scena finale, quando la Roma s’è rianimata trascinata dall’entusiasmo per l’ingresso di Romelu Lukaku. Un minuto e due secondi per il primo tiro del gigante belga: alto, ma sufficiente a ricordare a uno stadio intero che era decisamente presto per disperarsi. E a ricordare che la Roma non può accontentarsi di una sconfitta dignitosa, tanto meno dopo un’estate che ha portato un centravanti come mancava da anni.
Milan dominatore per 80 minuti, Roma rianimata da Lukaku
Eppure, per 80 minuti la partita non era praticamente esistita. Forse, una distanza così netta, così percettibile, così smaccata tra le due squadre all’Olimpico – appena alleggerita dal gol dell’1-2 firmato da Spinazzola nel recupero – non si materializzava da una trentina d’anni. Viene in mente il 4-0 del febbraio 1990, con Marco Van Basten dominatore allo stadio Flaminio causa lavori per i Mondiali all’Olimpico. Poi l’abisso tecnico tra Pioli e Mourinho s’è improvvisamente riequilibrato, e non può non entrarci l’espulsione di Tomori, per doppia ammonizione: fiscale, sì, ma indiscutibile regolamento alla mano, più o meno come il rigore del primo tempo. Decisamente più grave lasciarlo in campo nonostante segnali evidenti suggerissero il contrario.
Il silenzio di Mourinho nel dopopartita
Di certo c’è che la cura estiva alla Roma non ha fatto bene – forse la partenza di Ibañez è stata sottovalutata – e nemmeno l’ormai collezione di sold-out allo stadio (ma venerdì sera si vedevano varie macchioline vuote) sembra riuscire a rimediare all’emorragia di risultati: per ritrovare nella sua storia una partenza con un solo punto dopo tre giornate bisogna impostare il timer della DeLorean al 17 settembre del 1995. Curiosamente, c’era il Milan anche quella volta. E anche quella volta finì 2-1 per i rossoneri. Soprattutto, Mourinho – che nel dopopartita non ha parlato, chissà se per polemica – sembra aver perduto gli strumenti per vincere le partite. E non da ora: compreso il finale del campionato scorso, la Roma ha vinto un solo match degli ultimi nove che ha giocato, e hai voglia a pensare ai rigori, alla finale di Budapest e all’arbitro Taylor. I nuovi acquisti continuano a rompersi, dopo Renato Sanches (e Dybala) anche Aouar ha lasciato il campo in meno di mezz’ora. Lukaku però ha già dimostrato di poter essere molto più del protagonista della festicciola di benvenuto a inizio serata – il benvenuto dei milanisti è arrivato a partita in corso con cori da derby – e forse l’unica speranza di salvezza per il futuro. Al Milan (che venerdì ha acquistato Jovic dalla Fiorentina permettendo ai viola di liberarsi di un problema senza perdere i benefici fiscali del decreto Crescita) invece non serve la speranza. I nove punti su nove sono semmai il prodotto di tutte le sue certezze.