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(agf)

Mourinho spacca anche la Roma: i Friedkin divisi sul futuro del tecnico

La vittoria sul Napoli rilancia l’allenatore portoghese, ma il club ora è a un bivio: cambiare strada a fine stagione o investire ancora (tanto) sull’uomo che fa impazzire l’Olimpico
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Non si possono prendere due strade. Quando c’è un bivio, bisogna scegliere, avere coraggio e non guardarsi indietro. C’è qualcosa di più difficile? Mourinho è la scelta della Roma. Non ci sono angoli. Non ci sono rette che si incrociano. Sono vie parallele. Prendere o lasciare. Una decisione non facile, ma domani si è quello che si è scelto di essere.

Mourinho divide e unisce, attrae e respinge, genio o capopopolo. Ma è importante intuire cosa serve e capire il momento. Roma è divisa: città eterna, come le sue polemiche. Divisi i tifosi, perplessa la società. Lo stadio sempre pieno, meteo-temperature-avversario non contano, è una prima risposta. Quattro minuti di cori (Roma-Udinese) sembrano una conferma. L’Olimpico non lo ama, lo venera, il calcio spettacolo non interessa, lo champagne a Capodanno.

Poi c’è la parte di tifosi che lo critica, che non vede futuro, non vede bel gioco. Eppure col Napoli, e non era facile dopo la botta di Bologna, l’ha vinta lui: ha capito i problemi dell’…

Non si possono prendere due strade. Quando c’è un bivio, bisogna scegliere, avere coraggio e non guardarsi indietro. C’è qualcosa di più difficile? Mourinho è la scelta della Roma. Non ci sono angoli. Non ci sono rette che si incrociano. Sono vie parallele. Prendere o lasciare. Una decisione non facile, ma domani si è quello che si è scelto di essere.

Mourinho divide e unisce, attrae e respinge, genio o capopopolo. Ma è importante intuire cosa serve e capire il momento. Roma è divisa: città eterna, come le sue polemiche. Divisi i tifosi, perplessa la società. Lo stadio sempre pieno, meteo-temperature-avversario non contano, è una prima risposta. Quattro minuti di cori (Roma-Udinese) sembrano una conferma. L’Olimpico non lo ama, lo venera, il calcio spettacolo non interessa, lo champagne a Capodanno.

Poi c’è la parte di tifosi che lo critica, che non vede futuro, non vede bel gioco. Eppure col Napoli, e non era facile dopo la botta di Bologna, l’ha vinta lui: ha capito i problemi dell’avversario, l’ha aggredito con una linea di pressing alta per isolare Kvara e Osimhen, ha preso la decisione coraggiosa di sacrificare Pellegrini a inizio gara, nonostante l’assenza di Dybala, per mettere giocatori con più gamba, a iniziare da Bove. Ha vinto la partita. Spiegando a chi lo considera solo un capopopolo, un accentratore, che non si vincono Champions, scudetto, campionati in Inghilterra, in Spagna e in Portogallo per caso o perché si provocano gli avversari o si litiga con gli arbitri. Comportamenti però che non piacciono alla discreta società americana, disposta ad accettare e ad adattarsi, ma cosa è infinito? Forse lo spazio, non l’amore, meno che mai la pazienza.

C’è quindi tra i proprietari (padre e figlio dei Friedkin non la vedono allo stesso modo) chi vorrebbe prendere un’altra strada, costruire facendo crescere i giovani, e chi non vuole perdere il patrimonio fin qui conquistato, a partire dal consenso e dall’Olimpico sempre pieno. La fuga in avanti del tecnico che ha spiazzato dicendo di voler restare, che sia piaciuta o meno, costringe la società a prendere una delle due strade. Si riflette e si prende posizione. Intanto lo difendono dalle critiche, lo ascoltano, lo hanno (Lukaku) e lo stanno (Bonucci) accontentando sul mercato. La strada è tracciata, ma non tutte portano sempre a Roma.

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