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Da rinnegato a salvatore della patria. Salerno si affida al figliol prodigo Dia

I giocatori della Salernitana al termine della sfida di Empoli

 (ansa)
I granata sperano nelle giocate del bomber per fermare l’Inter all’Arechi
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SALERNO – Avrebbe voluto salutare Salerno il primo giorno di settembre, ultimo di mercato. Già si immaginava a Wolverhampton. Dalla meraviglia della Costiera ai ponti d’acciaio nero delle West Midlands inglesi, dove per fare un bagno in mare ti tocca andare in Galles. Ma lì avrebbe giocato in Premier League, e tanto bastava ad accendere i sogni di Boulaye Dia, senegalese nato in Francia, che a quasi 27 anni, dopo 16 gol nella scorsa stagione in maglia granata, si sentiva pronto per il grande salto.

Il mercato fa male al campionato

Il presidente Iervolino e il direttore sportivo De Sanctis non l’hanno lasciato partire. L’offerta degli inglesi – prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 18 milioni – era irricevibile. E Dia nelle prime due gare del campionato aveva confermato di essere troppo importante per la squadra: all’esordio, una buona partita nel 2-2 con la Roma, poi il gol in casa nell’1-1 con l’Udinese. Ma dopo il bisticcio di mercato, qualcosa si è rotto. Il raga…

SALERNO – Avrebbe voluto salutare Salerno il primo giorno di settembre, ultimo di mercato. Già si immaginava a Wolverhampton. Dalla meraviglia della Costiera ai ponti d’acciaio nero delle West Midlands inglesi, dove per fare un bagno in mare ti tocca andare in Galles. Ma lì avrebbe giocato in Premier League, e tanto bastava ad accendere i sogni di Boulaye Dia, senegalese nato in Francia, che a quasi 27 anni, dopo 16 gol nella scorsa stagione in maglia granata, si sentiva pronto per il grande salto.

Il mercato fa male al campionato

Il presidente Iervolino e il direttore sportivo De Sanctis non l’hanno lasciato partire. L’offerta degli inglesi – prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 18 milioni – era irricevibile. E Dia nelle prime due gare del campionato aveva confermato di essere troppo importante per la squadra: all’esordio, una buona partita nel 2-2 con la Roma, poi il gol in casa nell’1-1 con l’Udinese. Ma dopo il bisticcio di mercato, qualcosa si è rotto. Il ragazzo si è offeso, e in queste quattro settimane è successo di tutto. Non convocato per la gara col Lecce, il centravanti è poi partito con la sua nazionale, tornando con una pessimistica diagnosi di “lesione al retto femorale”. Abbastanza per saltare le gare con Torino e Frosinone. È tornato in panchina con l’Empoli, ha giocato 25 minuti, non abbastanza per evitare la sconfitta.

Un capofamiglia da salvare

Da separato in casa, senza che forse i cocci si siano davvero ricomposti, Dia si trova nella situazione di dovere salvare la famiglia. La metafora l’ha scelta alla vigilia il suo allenatore, Paulo Sousa, il cui destino è appeso a un filo dopo i tre punti in sei partite, senza una vittoria: “Dovremo entrare in campo come una famiglia”, appunto. Spetterà a lui, Boulaye, reggere l’attacco, sostenuto da Cabral e Kastanos in un 3-4-2-1 cangiante. Il tecnico ha provato anche la difesa a quattro, caso mai le cose si mettessero male. Ma tutta la città guarda lì davanti, dove gioca Dia, che nella scorsa stagione ha scioccato il campionato segnando un gol e servendo due assist alla seconda giornata, poi di nuovo a fine stagione, con la tripletta alla Viola. Un’intera tifoseria gli chiede di salvare la baracca, nonostante tutto.

Amarsi poi dirsi addio

Anche se non si può dire, l’accordo già c’è. Di fronte a un’offerta di 20 milioni, il club lascerà partire il figliol prodigo. Intanto, però, fin quando sarà a Salerno, dovrà dare il massimo. Difficile immaginare un banco di prova più severo per testare la tenuta del patto: l’Inter di Simone Inzaghi, capolista in Serie A, finalista nell’ultima Champions. Se le indiscrezioni di formazione saranno confermate, degli undici titolari di Istanbul in campo ce ne saranno appena quattro: Acerbi, Dumfries, Calhanoglu e Barella. Ma a leggerli, i nomi degli interisti in campo fanno comunque paura. La Real Sociedad prima e il Sassuolo poi hanno dimostrato che i nerazzurri non sono invincibili. Per tentare l’impresa, la famiglia di Salerno ha bisogno del figlio ribelle.

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