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Liverani, una strada sempre in salita. Il tifo per la Roma, il razzismo, la Nazionale e la doppia promozione a Lecce: ora l’impresa a Salerno per il rilancio

Fabio Liverani, 47 anni (foto Us Salernitana1919) 
Torna in panchina dopo tredici mesi, chiamato da Sabatini a cercare il miracolo salvezza. Primo avversario l’amico Simone Inzaghi
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Vent’anni fa il Crozza-Cosmi alla Gialappa’s - dopo un “crosse” sbagliato dal nostro - appuntava sul suo bloc notes: ore 9, spaccare gambe a Liverani. E senza arrivare a tanto spargimento di rotule, chissà quanti appunti deve prepararsi a scrivere in queste ore il Liverani chiamato alla disperata impresa di salvare una Salernitana ultima in classifica e reduce da una striscia che sanguina: un solo punto nelle ultime sei partite.

A Salerno per il rilancio

Ore 10, insegnare la marcatura a Pierozzi. Ore 11, motivare Boateng e convincerlo che somiglia ancora a un calciatore. Ore 12, spiegare le due fasi a Bradaric e via così. Il 47enne Liverani convocato sulla panchina più tremolante della Serie A da Walter Sabatini, era fermo da tredici mesi. Ultima esperienza a Cagliari, in Serie B. Esonerato prima di Natale. Non era andata bene neppure alla penultima e alla terzultima tappa della sua carriera: esonerato dopo pochi mesi a Parma, retrocesso a Lecce, sempre in A: quello stesso Lecce …

Vent’anni fa il Crozza-Cosmi alla Gialappa’s - dopo un “crosse” sbagliato dal nostro - appuntava sul suo bloc notes: ore 9, spaccare gambe a Liverani. E senza arrivare a tanto spargimento di rotule, chissà quanti appunti deve prepararsi a scrivere in queste ore il Liverani chiamato alla disperata impresa di salvare una Salernitana ultima in classifica e reduce da una striscia che sanguina: un solo punto nelle ultime sei partite.

A Salerno per il rilancio

Ore 10, insegnare la marcatura a Pierozzi. Ore 11, motivare Boateng e convincerlo che somiglia ancora a un calciatore. Ore 12, spiegare le due fasi a Bradaric e via così. Il 47enne Liverani convocato sulla panchina più tremolante della Serie A da Walter Sabatini, era fermo da tredici mesi. Ultima esperienza a Cagliari, in Serie B. Esonerato prima di Natale. Non era andata bene neppure alla penultima e alla terzultima tappa della sua carriera: esonerato dopo pochi mesi a Parma, retrocesso a Lecce, sempre in A: quello stesso Lecce che però - nel periodo più brillante del suo percorso da allenatore - Liverani aveva portato di peso dalla C alla A, con una doppia promozione che l’aveva - parliamo di cinque anni fa - proiettato immediatamente nella pericolosa categoria degli allenatori emergenti, che per molti si risolve nell’anticamera di un fallimento da consumare in comode rate, esonero dopo esonero.

Fabio Liverani (foto US Salernitana1919) 

Una strada sempre il salita

A puntare su di lui – ormai undici anni fa - fu per primo il presidente del Genoa Enrico Preziosi, che colse nell’ex giocatore la scintilla dello stratega. Gli affidò il Genoa perché, disse, “Ha qualità caratteriali e tecnico-tattiche straordinarie”, salvo cacciarlo dopo poche panchine. E’ sempre stata in salita, la strada, per questo ragazzo di padre italiano - morto quando Fabio era un adolescente - e madre somala, fuggita da Mogadiscio e rifugiata in Italia per sfuggire alla guerra. In salita perché partita dalla periferia del calcio - la Nocerina, la Viterbese - è arrivata ai massimi livelli, con un decennio speso tra Perugia - fu proprio Cosmi a lanciarlo - Lazio (gli anni migliori), Fiorentina e Palermo, con la gioia dell’approdo in Nazionale.

Tifoso della Roma

E in salita perché vittima della faziosità romana - i laziali lo criticavano perché giallorosso (da giocatore del Perugia festeggiò in piazza lo scudetto della Roma di Totti e Capello nel 2001) - e soprattutto vittima di razzismo, per via del colore della pelle, mulatto, anche se lui stesso - con grande ironia - si definiva “solo molto abbronzato” e comunque "fiero di essere nero".

Primo giocatore di colore della Nazionale

Il geometra di centrocampo - era un regista bravissimo nello smistare il pallone davanti alla difesa - è stato il primo giocatore di colore della Nazionale italiana. Accadde nel 2001, quando giocò la prima delle sue tre partite in azzurro, in un momento storico in cui - sull’onda di Carlton Myers capitano della nazionale di basket e di Fiona May - lo sport si faceva carico di offrire all’Italia una faccia multirazziale.

Esordio contro l’amico Inzaghi

Ora, più di vent'anni dopo, alla sua prima panchina con la Salernitana, Liverani sfiderà a San Siro un vecchio amico, quel Simone Inzaghi con cui ha diviso più stagioni alla Lazio, fratello - tra l’altro - del Pippo che ha sostituito. Incroci sentimentali pericolosi. Per caricare i suoi Liverani ha detto che “ci vuole follia”, nella speranza che l’imprevedibile - la prima contro l'ultima, 47 punti a marcare una distanza colossale - avvenga e rilanci la sua carriera. Ore 21, fare punti contro l’Inter.

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