Liverani, una strada sempre in salita. Il tifo per la Roma, il razzismo, la Nazionale e la doppia promozione a Lecce: ora l’impresa a Salerno per il rilancio
di Furio ZaraVent’anni fa il Crozza-Cosmi alla Gialappa’s - dopo un “crosse” sbagliato dal nostro - appuntava sul suo bloc notes: ore 9, spaccare gambe a Liverani. E senza arrivare a tanto spargimento di rotule, chissà quanti appunti deve prepararsi a scrivere in queste ore il Liverani chiamato alla disperata impresa di salvare una Salernitana ultima in classifica e reduce da una striscia che sanguina: un solo punto nelle ultime sei partite.
A Salerno per il rilancio
Ore 10, insegnare la marcatura a Pierozzi. Ore 11, motivare Boateng e convincerlo che somiglia ancora a un calciatore. Ore 12, spiegare le due fasi a Bradaric e via così. Il 47enne Liverani convocato sulla panchina più tremolante della Serie A da Walter Sabatini, era fermo da tredici mesi. Ultima esperienza a Cagliari, in Serie B. Esonerato prima di Natale. Non era andata bene neppure alla penultima e alla terzultima tappa della sua carriera: esonerato dopo pochi mesi a Parma, retrocesso a Lecce, sempre in A: quello stesso Lecce …
Vent’anni fa il Crozza-Cosmi alla Gialappa’s - dopo un “crosse” sbagliato dal nostro - appuntava sul suo bloc notes: ore 9, spaccare gambe a Liverani. E senza arrivare a tanto spargimento di rotule, chissà quanti appunti deve prepararsi a scrivere in queste ore il Liverani chiamato alla disperata impresa di salvare una Salernitana ultima in classifica e reduce da una striscia che sanguina: un solo punto nelle ultime sei partite.
A Salerno per il rilancio
Ore 10, insegnare la marcatura a Pierozzi. Ore 11, motivare Boateng e convincerlo che somiglia ancora a un calciatore. Ore 12, spiegare le due fasi a Bradaric e via così. Il 47enne Liverani convocato sulla panchina più tremolante della Serie A da Walter Sabatini, era fermo da tredici mesi. Ultima esperienza a Cagliari, in Serie B. Esonerato prima di Natale. Non era andata bene neppure alla penultima e alla terzultima tappa della sua carriera: esonerato dopo pochi mesi a Parma, retrocesso a Lecce, sempre in A: quello stesso Lecce che però - nel periodo più brillante del suo percorso da allenatore - Liverani aveva portato di peso dalla C alla A, con una doppia promozione che l’aveva - parliamo di cinque anni fa - proiettato immediatamente nella pericolosa categoria degli allenatori emergenti, che per molti si risolve nell’anticamera di un fallimento da consumare in comode rate, esonero dopo esonero.
Una strada sempre il salita
A puntare su di lui – ormai undici anni fa - fu per primo il presidente del Genoa Enrico Preziosi, che colse nell’ex giocatore la scintilla dello stratega. Gli affidò il Genoa perché, disse, “Ha qualità caratteriali e tecnico-tattiche straordinarie”, salvo cacciarlo dopo poche panchine. E’ sempre stata in salita, la strada, per questo ragazzo di padre italiano - morto quando Fabio era un adolescente - e madre somala, fuggita da Mogadiscio e rifugiata in Italia per sfuggire alla guerra. In salita perché partita dalla periferia del calcio - la Nocerina, la Viterbese - è arrivata ai massimi livelli, con un decennio speso tra Perugia - fu proprio Cosmi a lanciarlo - Lazio (gli anni migliori), Fiorentina e Palermo, con la gioia dell’approdo in Nazionale.
Tifoso della Roma
E in salita perché vittima della faziosità romana - i laziali lo criticavano perché giallorosso (da giocatore del Perugia festeggiò in piazza lo scudetto della Roma di Totti e Capello nel 2001) - e soprattutto vittima di razzismo, per via del colore della pelle, mulatto, anche se lui stesso - con grande ironia - si definiva “solo molto abbronzato” e comunque "fiero di essere nero".
Primo giocatore di colore della Nazionale
Il geometra di centrocampo - era un regista bravissimo nello smistare il pallone davanti alla difesa - è stato il primo giocatore di colore della Nazionale italiana. Accadde nel 2001, quando giocò la prima delle sue tre partite in azzurro, in un momento storico in cui - sull’onda di Carlton Myers capitano della nazionale di basket e di Fiona May - lo sport si faceva carico di offrire all’Italia una faccia multirazziale.
Esordio contro l’amico Inzaghi
Ora, più di vent'anni dopo, alla sua prima panchina con la Salernitana, Liverani sfiderà a San Siro un vecchio amico, quel Simone Inzaghi con cui ha diviso più stagioni alla Lazio, fratello - tra l’altro - del Pippo che ha sostituito. Incroci sentimentali pericolosi. Per caricare i suoi Liverani ha detto che “ci vuole follia”, nella speranza che l’imprevedibile - la prima contro l'ultima, 47 punti a marcare una distanza colossale - avvenga e rilanci la sua carriera. Ore 21, fare punti contro l’Inter.