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Sampdoria, Tognazzi: "Istinto e passione vi racconto chi è il mio grande amico Viperetta"

Si conoscono da quando erano ragazzi Ricky Tognazzi e il n.1 blucerchiato. Una carriera quasi parallela nel mondo dello spettacolo e un legame strettissimo. L'attore e regista svela il presidente "segreto"
di WANDA VALLI

3 minuti di lettura
GENOVA - Per lui non è "viperetta" ma Massimo. Per lui è esuberante sì, ma soprattutto generoso e appassionato. E se manca di bon ton, pazienza. Le scarpe bicolori? Il gusto è personale. Lui è Ricky Tognazzi, amico di Massimo Ferrero, il pirotecnico presidente della Sampdoria, da più di quarant'anni. Da quando, ragazzi, incominciavano a lavorare nel cinema. Poi hanno preso strade diverse che, film dopo fiction, si sono incrociate di nuovo. L'amicizia è rimasta e adesso Tognazzi, con la moglie Simona Izzo, simpatizza Samp e al derby era in tribuna a far da sponda al presidente dalle uscite imprevedibili quello che mette il fazzoletto con i colori della Samp in testa come la Befana o lo fa sbruffare dal taschino, quello che corre in campo a prendersi le pacche di Okaka sulla testa e rompe anche il galateo del calcio: un presidente ospite non può scendere a gioire in un derby. Almeno, non era mai successo. Paolo Mantovani addirittura non si faceva vedere in tribuna, quando il derby era in casa rossoblù. Ma, garantisce Ricky Tognazzi, Massimo Ferrero, romano del Testaccio, è fatto così: pensiero e azione e se sbaglia, pazienza. Lui, da amico sincero, non si sottrae a un compito arduo: un ritratto del presidente della Samp visto da vicino. Al netto delle scarpe bicolori.
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 Tognazzi, perché lei e Massimo Ferrero siete amici, com'è andata?
"Siamo diventati amici più o meno quarant'anni fa, ci conosciamo da ragazzi. Lavoravamo nello stesso ambiente, il cinema, io ero un giovane assistente alla regia con Pupi Avati, lui era nella segreteria di produzione".

Quando
?
"Era il1973 e il 1974".

E dopo? La scintilla amicale come resiste?

"Massimo dopo ha lavorato con Giovanni Bertolucci, io andavo avanti per la mia strada. Ci siamo incontrati spesso, abbiamo fatto parecchi film insieme, e i film nel nostro mondo sono occasioni proprio per ritrovarsi. Intanto io ero diventato prima aiuto poi regista, lui un organizzatore e un produttore. Adesso che fa il presidente di una squadra di calcio, il suo presidente è diventato Sinisa Mihajlovic"

A Genova ha sconvolto mezza città, quella blucerchiata, abituata ai Mantovani ai Garrone, all'understatement diventato uno stile. Massimo Ferrero è scoppiato come una meteora a inizio estate. Sempre così galvanizzato e galvanico?

"A me fa ridere e da tanti anni, è un uomo sincero senza peli sulla lingua, insieme abbiamo lavorato una ventina di volte da quando, appunto, io ero assistente volontario fino alla fiction "Il papa buono" diretta da me, prodotta da Ferrero. Il protagonista era Bob Hopkins perché lui ha sempre mirato in alto".

Altre qualità sinceramente per ora nascoste?
"Mette nel suo lavoro amore, rispetto delle professionalità altrui, viene incontro alle tue esigenze cercando di fare tutto quello che può: per me ha scritturato Bob Hoskins, per Simona, mia moglie, e un suo film ha comperato una canzone di Janis Joplin".

Ha stupito, in positivo, la vostra visita a Giovanna, tifosissima blucerchiata che vive nel polmone d'acciaio. Com'è andata?
"Ero appena arrivato a Genova, Massimo mi dice io vado a trovare una signora mi accompagni? E poi in macchina mi ha raccontato la storia di Giovanna".

A chi ha il copyright di "Viperetta"?
"C'è chi dice Monica Vitti, chi uno scenografo che lui aveva trattato male, ma viperetta in fondo è affettuoso, non è vipera o, peggio, biscia. Viperetta è pungente come Massimo".

Forse lei ha un amico un po' troppo estroverso, survoltato: fazzoletto un testa, corsa in campo, battute a raffica, agitazione da frullatore.
"Lui è ricco di pregi e difetti, come tutti, ma, mi chiedo, se va in campo a festeggiare, che male c'è'? L'hanno massacrato anche per le scarpe bicolori, saranno pure fatti suoi o no? Non capisco bene. Che sia una persona così, spontanea, che si diverte intorno al mondo del calcio, mi pare sano, poi un po' si è esibito, un po' ci fa; di sicuro non è un grande esperto del settore".

La sua vita da imprenditore è stata segnata da alti e bassi: fallimenti, condanne...
"Nel mondo del calcio, se mai, è in buona compagnia".

Una maschera buffa e non della commedia dell'arte, questo ricorda Massimo Ferrero. Come replica?
"Va bene divertirsi, ma è necessario anche trarre profitto da un'esperienza e da un mondo nuovo in cui deve inserirsi".

Magari evitare il ridicolo.
"Bisogna che glielo ripeta: Massimo tieni un profilo più basso, ma finché si diverte va avanti".

Le sue qualità?
"Generosità e passione".

Il difetto?
"L'impulsività, fa uscire tutto in modo immediato e dà un'impressione sbagliata.
Adesso poi si esibisce nel mondo del calcio che, alla fine, poi, è uno spettacolo. Per ora tutto bene: va d'accordo con l'allenatore è quasi sempre a Genova, i risultati sono buoni, lui è un po' galvanizzato"

Ma lei, Ricky Tognazzi, è sampdoriano per amicizia?
"No, io sono, come mio padre e i miei fratelli, milanista. Mio padre ha avuto un'educazione "rossonera" dallo zio che da piccolissimo gli faceva vedere le foto dei campioni, gli regalava solo oggetti rossoneri. Io mi ricordo quando con papà andavo allo stadio da bambino, ricordo la scoperta dei colori delle maglie, degli spalti. Una magia. Resto milanista, ma sono un tifoso agnostico, guardo la Roma e ora mi sono appassionato all'avventura di Massimo. Non me lo aspettavo, anche se spero non molli il cinema".

Da amico deve ammetterlo: Massimo Ferrero non è mai, non tanto sotto tono, ma neppure in tono.
"Mai. Forse deve imparare a restare un po' sotto traccia".
Il suo amico sfida il ridicolo senza paura. Coraggioso.
"E' questione di sapere tenere un profilo più basso, ma è presto il calcio lo diverte troppo ".

E allora?
"Allora è come la storia del faro e del guardiano: guardano sempre il faro mai lui. Ecco per produttori e sceneggiatori è un po' la stessa cosa. Ma adesso Massimo va per strada e lo riconoscono, si è eccitato, galvanizzato".

Viene dipinto come una gag vivente e lui è contento?
"Massimo è pancia, istinto e passione. Il bon ton? Non fa per lui".
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