GENOVA - Potrebbe essere definito metodo Viperetta. Imbarchi soldi, vinci il campionato delle plusvalenze e in campo non ne risenti. Smonti il giocattolo, dai via i pezzi migliori, Muriel, Schick, Skriniar, Bruno Fernandes, ne compri altri. Strinic, Zapata, Ramirez, Ferrari, che costano meno, ma hanno uguale efficacia, e il tuo puzzle continua a divertire il tuo pubblico, quei tifosi della Sampdoria raggianti che, dopo aver visto la squadra distruggere il Milan, ora sognano l'Europa. Sistema Viperetta, al secolo Massimo Ferrero, il presidente più istrionico e stravagante dell'intera serie A. Certo, perché la strategia funzioni ci vuole un bravo assemblatore, quel Marco Giampaolo, che in tanti in passato hanno colpevolmente ignorato, un maestro di calcio, definizione del suo entusiasta presidente, un professore di didattica, che cura automatismi, dettagli, avversari da affrontare in modo maniacale, che non si scompone se c'è da ricostruire e anzi, dal compito sembra eccitato e stimolato. E prima ancora ci vogliono degli artigiani che capiscano di calcio, che sappiano conoscere i pezzi, per evitare quelli fallati, che vedano lungo, sappiano vendere bene e comprare meglio, per far sì che il quadro non perda tutta la sua valenza artistica. E questi, in una struttura corposa, ma evidentemente efficace, si chiamano Antonio Romei, presidente ombra, braccio destro di Ferrero, avvocato che non vuole cariche in società, ma che segue il pallone da sempre per via della sua passione interista, Daniele Pradè, già uomo di vertice in Roma e Fiorentina, Carlo Osti, prima difensore arcigno e poi diesse di lungo corso, e Riccardo Pecini, figlio d'arte nel ruolo, uno affascinato più dallo scouting blucerchiato che dall'essere diesse (se n'è andato per tornare a Genova) di una realtà internazionale come i francesi del Monaco.
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La Sampdoria di oggi, autofinanziamento è la parola d'ordine, è uno strano connubio tra vendite eccellenti sul mercato e risultati più che dignitosi sul campo. Una politica iniziata tre anni fa, con l'avvento di Ferrero alla presidenza al posto del petroliere Edoardo Garrone, e che per ora ha portato solo buoni frutti. Nel momento del trionfo, con il due a zero sul Milan ancora fresco, Ferrero sbandierava con orgoglio: "I giocatori che abbiamo dato via sono pezzi di cuore e stanno facendo meraviglie dappertutto: Muriel e Correa trascinano il Siviglia, Fernando vince il campionato in Russia. Skriniar fa alzare in piedi la San Siro interista, Schick presto diventerà re di Roma. Grazie a noi hanno spiccato il volo". Cosa vera, una volta tanto l'attitudine all'iperbole del presidente trova riscontro nella realtà. Sono decollati calcisticamente e hanno riempito le casse doriane di milioni di euro, quattro estati di affari pirotecnici, una giaculatoria infinita cominciata con Mustafi (parametro zero, venduto al Valencia per 12 milioni di euro) e proseguita con Gabbiadini (la metà al Napoli per 6 milioni), Eder (13 milioni dall'Inter), Soriano (14 milioni dal Villareal), Fernando (14 milioni dallo Spartak Mosca), Correa (18 milioni dal Siviglia), questo solo per i primi tre anni e per citare i più noti, giochetto affinato con il tempo sino ad arrivare ai botti recenti, 35 milioni per Skriniar, 22 per Muriel, 42 per Schick, 9 milioni e mezzo per Bruno Fernandes, un negozio di paese diventato boutique grandi firme e prezzi carissimi, tali da permettere un attivo di mercato passato dai circa 20 milioni dell'agosto 2016 ai più di 50 di dodici mesi dopo. Roba da stropicciarsi gli occhi, se il calcio fosse solo materia per commercialisti. Il problema è che c'è il campo, la partita, la classifica, l'allenatore che non vuole fallire e vorrebbe sempre una squadra più forte.
Giampaolo, che Ferrero ha blindato sino al 2020, considerandolo un toccasana indispensabile, ha l'arduo compito di ricomporre e in estate non ha mai nascosto di essere seriamente preoccupato. Poi però, e qui grande merito va dato ai quattro artigiani, Romei, Pradè, Osti e Pecini, con l'arrivo in extremis di Zapata e Strinic (costo complessivo 21 milioni, la metà di Schick), improvvisamente si è reso conto di avere una squadra se non più forte, sicuramente più omogenea e con meno punti deboli, allievi che promettevano bene e aspettavano solo la bacchetta magica del maestro.
Così, dopo sei giornate (ma per la Sampdoria sono 5, c'è da recuperare la sfida casalinga con la Roma), la squadra blucerchiata è settima, ancora imbattuta, 11 punti in 5 gare. Ferrero fa notare: "Abbiamo venduto tanto, ma anche comprato molto. E i giocatori nuovi non ci sono costati due lire...". Vero anche questo, perché Ramirez è stato preso per 11 milioni, Praet l'anno prima per 10, Ferrari potrebbe costare addirittura 15 e non può essere una colpa aver portato a Genova il folletto Torreira (che ora mezza Europa vuole) per un milione e mezzo, altra faraonica plusvalenza sicura. Il segreto sta proprio qui, nell'essere "mister plusvalenza" senza farlo capire alla classifica. Va via Mustafi e arriva Skriniar, cedi Bruno Fernandes (che aveva seppellito Correa) e prendi Ramirez, dai via Gabbiadini e scommetti su Muriel, per poi rivenderlo a peso d'oro e rimpiazzarlo con Zapata, non riesci a trattenere Schick, ma speri che Caprari e il ventunenne polacco Kownacki con Giampaolo possano esplodere, come Torreira che ha cancellato il brasiliano Fernando e Praet che non fa più ricordare a nessuno Soriano. Ferrero lo ha sempre detto: "Il calcio per me è business". Aziende in attivo, guadagni (perché ci sono, è indubbio, e lui stesso si munifica con un ricco stipendio), ma anche investimenti (una palazzina nuova per il settore giovanile, un centro sportivo per gli allenamenti rifatto e soprattutto ampliato) e tanta furbizia nello scovare e puntare sui giovani.
Lo stesso Garrone, suo predecessore, non lo ho mai nascosto: "Avrà anche atteggiamenti stravaganti, modo di porsi folkloristico, ma è molto più bravo di me ed ero certo che avrebbe fatto bene". Ferrero fa le corna, prega, usa la sciarpa come una bandana, sa di essere amato e odiato dalla piazza, che a volte lo insulterebbe volentieri, in altre lo applaude e più in generale lo sopporta, ma di sicuro è un fine affarista e un abile generale. Il suo morso da "Viperetta" lascia sempre il segno. E se un po' arricchisce le sue tasche, per certo rende sane quelle della Sampdoria ed eccitante la sua classifica. Al punto da disorientare gli stessi tifosi: che pensavano di dover soffrire e si ritrovano come nella passata stagione alle spalle delle ricchissime grandi.
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La Sampdoria di oggi, autofinanziamento è la parola d'ordine, è uno strano connubio tra vendite eccellenti sul mercato e risultati più che dignitosi sul campo. Una politica iniziata tre anni fa, con l'avvento di Ferrero alla presidenza al posto del petroliere Edoardo Garrone, e che per ora ha portato solo buoni frutti. Nel momento del trionfo, con il due a zero sul Milan ancora fresco, Ferrero sbandierava con orgoglio: "I giocatori che abbiamo dato via sono pezzi di cuore e stanno facendo meraviglie dappertutto: Muriel e Correa trascinano il Siviglia, Fernando vince il campionato in Russia. Skriniar fa alzare in piedi la San Siro interista, Schick presto diventerà re di Roma. Grazie a noi hanno spiccato il volo". Cosa vera, una volta tanto l'attitudine all'iperbole del presidente trova riscontro nella realtà. Sono decollati calcisticamente e hanno riempito le casse doriane di milioni di euro, quattro estati di affari pirotecnici, una giaculatoria infinita cominciata con Mustafi (parametro zero, venduto al Valencia per 12 milioni di euro) e proseguita con Gabbiadini (la metà al Napoli per 6 milioni), Eder (13 milioni dall'Inter), Soriano (14 milioni dal Villareal), Fernando (14 milioni dallo Spartak Mosca), Correa (18 milioni dal Siviglia), questo solo per i primi tre anni e per citare i più noti, giochetto affinato con il tempo sino ad arrivare ai botti recenti, 35 milioni per Skriniar, 22 per Muriel, 42 per Schick, 9 milioni e mezzo per Bruno Fernandes, un negozio di paese diventato boutique grandi firme e prezzi carissimi, tali da permettere un attivo di mercato passato dai circa 20 milioni dell'agosto 2016 ai più di 50 di dodici mesi dopo. Roba da stropicciarsi gli occhi, se il calcio fosse solo materia per commercialisti. Il problema è che c'è il campo, la partita, la classifica, l'allenatore che non vuole fallire e vorrebbe sempre una squadra più forte.
Giampaolo, che Ferrero ha blindato sino al 2020, considerandolo un toccasana indispensabile, ha l'arduo compito di ricomporre e in estate non ha mai nascosto di essere seriamente preoccupato. Poi però, e qui grande merito va dato ai quattro artigiani, Romei, Pradè, Osti e Pecini, con l'arrivo in extremis di Zapata e Strinic (costo complessivo 21 milioni, la metà di Schick), improvvisamente si è reso conto di avere una squadra se non più forte, sicuramente più omogenea e con meno punti deboli, allievi che promettevano bene e aspettavano solo la bacchetta magica del maestro.
Così, dopo sei giornate (ma per la Sampdoria sono 5, c'è da recuperare la sfida casalinga con la Roma), la squadra blucerchiata è settima, ancora imbattuta, 11 punti in 5 gare. Ferrero fa notare: "Abbiamo venduto tanto, ma anche comprato molto. E i giocatori nuovi non ci sono costati due lire...". Vero anche questo, perché Ramirez è stato preso per 11 milioni, Praet l'anno prima per 10, Ferrari potrebbe costare addirittura 15 e non può essere una colpa aver portato a Genova il folletto Torreira (che ora mezza Europa vuole) per un milione e mezzo, altra faraonica plusvalenza sicura. Il segreto sta proprio qui, nell'essere "mister plusvalenza" senza farlo capire alla classifica. Va via Mustafi e arriva Skriniar, cedi Bruno Fernandes (che aveva seppellito Correa) e prendi Ramirez, dai via Gabbiadini e scommetti su Muriel, per poi rivenderlo a peso d'oro e rimpiazzarlo con Zapata, non riesci a trattenere Schick, ma speri che Caprari e il ventunenne polacco Kownacki con Giampaolo possano esplodere, come Torreira che ha cancellato il brasiliano Fernando e Praet che non fa più ricordare a nessuno Soriano. Ferrero lo ha sempre detto: "Il calcio per me è business". Aziende in attivo, guadagni (perché ci sono, è indubbio, e lui stesso si munifica con un ricco stipendio), ma anche investimenti (una palazzina nuova per il settore giovanile, un centro sportivo per gli allenamenti rifatto e soprattutto ampliato) e tanta furbizia nello scovare e puntare sui giovani.
Lo stesso Garrone, suo predecessore, non lo ho mai nascosto: "Avrà anche atteggiamenti stravaganti, modo di porsi folkloristico, ma è molto più bravo di me ed ero certo che avrebbe fatto bene". Ferrero fa le corna, prega, usa la sciarpa come una bandana, sa di essere amato e odiato dalla piazza, che a volte lo insulterebbe volentieri, in altre lo applaude e più in generale lo sopporta, ma di sicuro è un fine affarista e un abile generale. Il suo morso da "Viperetta" lascia sempre il segno. E se un po' arricchisce le sue tasche, per certo rende sane quelle della Sampdoria ed eccitante la sua classifica. Al punto da disorientare gli stessi tifosi: che pensavano di dover soffrire e si ritrovano come nella passata stagione alle spalle delle ricchissime grandi.
