Ranieri: ''La Sampdoria non vale l'ultimo posto. Di Francesco? Spero non mi odi''
di MAURIZIO MOSCATELLI
Massimo Ferrero e Claudio Ranieri
Il nuovo tecnico blucerchiato: ''Sono qua per ridare autostima alla squadra e per salvarla. Quagliarella è il capitano e deve indicare la strada a compagni. Bizzarro sostituire ancora Eusebio". Esordio domenica contro la sua Roma
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GENOVA - Primo giorno sul campo per Claudio Ranieri, nuovo tecnico della Sampdoria, atteso dal difficile compito di risollevare una squadra ultima in classifica. "Sono qua per ridare autostima alla squadra e per salvarla - ha spiegato Ranieri -. Sono convinto che questo non sia il suo reale valore".
Ranieri, lei ha compiuto una favola con il Leicester, questa squadra invece deve scacciare gli incubi o può tornare a sognare con il suo arrivo?
"Gli allenatori, i presidenti e gli atleti penso debbano far sognare i propri tifosi. Ma qui dobbiamo fare un passo per volta. Sono stato chiamato da una squadra ultima in classifica e sono venuto perché sono convinto che questo non è il reale valore della rosa della Sampdoria. Bisogna dare orgoglio ai nostri tifosi e io posso essere il garante dei tifosi che mi hanno accolto con uno striscione qua fuori (Mr Ranieri conta su di noi, ndr). Per questo dico che chi mi darà il massimo giocherà, gli altri dovranno aspettare". Per uno scherzo del destino esordirà nel giorno del suo compleanno e contro la "sua" Roma, come la vive?
"Penso solo al fatto che questo mi permette di rientrare sul terreno di gioco. La Roma? Quando si va in campo non esiste amore o altro ma la grande professionalità che mi ha sempre contraddistinto. Vinca il migliore e noi cercheremo di fare il massimo". Quale è stata la molla che l'ha portato a scegliere la Sampdoria?
"Ho avuto un'operazione al ginocchio e non pensavo di essere chiamato così presto ma è stata una gran bella medicina. Appena l'ho saputo ho pensato che mi dovevo far trovare pronto e sono ben felice di rappresentare i colori blucerchiati".
Riparte da Genova dove esordì da calciatore e contro la sua ultima squadra la Roma, coincidenza?
"Sono una persona positiva e probabilmente doveva andare così. L'ultima mia squadra è stata la Roma e ricomincio dalla Roma". Come pensa di svegliare i giocatori della Sampdoria?
"Quando una squadra è ultima in classifica perde sicurezza e autostima. La prima cosa è ridare autostima a questa squadra. Voglio il massimo in ogni allenamento e che non si arrendano mai. Sono sportivo e so che ci sono tre possibilità in una partita: vittoria, pareggio e sconfitta. So accettare la sconfitta ma dopo che gli avversari hanno dimostrato di essere più forti della mia squadra. Però come motivazione, determinazione e voglia di sacrificarci per il compagno non ci deve superare nessuno". A questa squadra manca un assetto base, cosa pensa di fare?
"Io sceglierò undici persone che hanno voglia di lottare. Il sistema sarà totalmente figlio di quello che mi dirà il campo e i ragazzi; parlerò con loro ma so già che l'anno scorso erano abituati col rombo e io i sistemi di gioco li ho fatti tutti. L'importante è che credano in quello che fanno e che si impegnino alla morte per aiutare il loro compagno". Da risollevare anche Fabio Quagliarella?
"E' un giocatore che fa la differenza. L'anno scorso ha trovato un anno magico, quest'anno è partito in sordina. Cercherò di aiutarlo ma come si dice aiutati che Dio ti aiuta. Lui è il capitano e lui deve indicare la strada ai suoi compagni. Deve essere un esempio positivo per tutti perché lui è il simbolo della Sampdoria. Avrà un compito ancora più gravoso. Faccia vedere che ha voglia di lottare e salvarsi". Che effetto le fa sostituire Di Francesco come accaduto anche a Roma?
"Bizzaro. Spero che Eusebio non mi odi. Lo stimo tantissimo e gli auguro di ritrovare al più presto una squadra perché la merita". Come la valuta la squadra e soprattutto la difesa della Sampdoria?
"Credo che vada analizzato il tutto: è questione di giocare da squadra, tutti devono aiutare il singolo. Parto da chi mi fa vedere quella gran voglia di reagire. Chi dice 'io voglio restare in serie A', per me il nome del giocatore non conta. Non sono qua per far crescere i giovani o per ridare smalto agli anziani. Io sono qua per salvare la squadra. Ho 26/ 27 giocatori a disposizione e io sono solo uno. Loro devono capire cosa voglio e come sono fatto, così è più facile. L'importante è che ci sia subito un gran feeling. Io, loro e il pubblico dobbiamo diventare una cosa sola".
Un cambio che arriva alla fine di una trattativa societaria che non si è concretizzata. Questo può aiutare?
Ranieri: "A me dell'assetto societario non interessa nulla. Io penso a salvare la squadra. Poi se il presidente sarà Ferrero o un altro non mi deve interessare. Quando indosso la maglia sono responsabile di quello che accade in campo e devo rendere conto a società e tifosi. Non mi interessa chi è presidente anche se lo ringrazio per l'opportunità. Ci interessa che veniamo pagati e che il presidente stia vicino alla squadra e non faccia mancare nulla come sta facendo adesso". Ferrero: "L'unica cosa bella di questa storia è che non sentirete più nulla. Tutti noi e voi vi siete creati un alibi che non esisteva. Io sono il presidente della Sampdoria e la mia famiglia ne è proprietaria. Non ho mai pensato e lavorato con il pensiero di essere un presidente uscente. C'era stata una richiesta di vendita ma non è andata in porto e adesso non vorrei parlarne mai più".