TORINO - Da lassù, quota diciannove gol segnati senza aver trasformato alcun calcio di rigore, Ciro Immobile può permettersi di guardare tutti dall'alto in basso. Lui, lo "scugnizzo" cresciuto nella Juve, promosso nel Pescara e sprofondato dodici mesi fa nel Genoa, è esploso quest'anno con la maglia granata addosso. Più che il rapporto fra una squadra e un giocatore, quella fra Immobile e il Toro sembra una simbiosi perfetta. Una sintonia scoppiata fin dall'inizio, la scorsa estate, tanto che al primo giorno di lavoro, a Bormio, Immobile strabuzzò gli occhi nel vedere tanta passione attorno a lui: "Ho trovato un entusiasmo che di certo non mi aspettavo, visto il mio passato. Mi ha fatto molto piacere" disse quel giorno in Valtellina.
Un flashback che si ripete anche nove mesi e diciannove gol dopo. "Io sono molto grato al Toro: la Maratona mi ha voluto ben fin da subito, roba che certo non mi aspettavo. Perché uno la fiducia se la deve guadagnare sul campo, e io invece sono stato accolto davvero alla grande prim'ancora di poter far vedere ciò che valevo. I tifosi mi hanno dato fiducia e il Toro mi ha rilanciato dopo la stagione fallimentare al Genoa: è l'ambiente granata che mi ha rilanciato".
Fino alla Nazionale, che ritrova adesso dopo aver affondato proprio il Genoa: "La gioia rabbiosa dopo il gol? Volevo sfogarmi, ce l'ho fatta, solo io e la mia famiglia sappiamo cosa è successo a Genova". E' quasi commosso, Ciro, quando parla del Toro, tanto che è difficile immaginarlo il prossimo anno con un'altra maglia addosso. Nella sua crescita, però, ci ha messo lo zampino anche quel maestro di calcio che è Giampiero Ventura: "E' vero - ammette il bomber granata -. Dicono che io abbia tanto istinto, e il mio allenatore, infatti, dice che a volte dovrei anche pensare un po' di più: ha ragione, devo migliorare sotto questo aspetto". Intanto però può permettersi di preparare la valigia per il Brasile con quei numeri - sei gol nelle ultime quattro partite giocate - che non impallidiscono neppure di fronte al confronto con i grandi granata del passato, Pulici e Graziani in primis.
Un flashback che si ripete anche nove mesi e diciannove gol dopo. "Io sono molto grato al Toro: la Maratona mi ha voluto ben fin da subito, roba che certo non mi aspettavo. Perché uno la fiducia se la deve guadagnare sul campo, e io invece sono stato accolto davvero alla grande prim'ancora di poter far vedere ciò che valevo. I tifosi mi hanno dato fiducia e il Toro mi ha rilanciato dopo la stagione fallimentare al Genoa: è l'ambiente granata che mi ha rilanciato".
Fino alla Nazionale, che ritrova adesso dopo aver affondato proprio il Genoa: "La gioia rabbiosa dopo il gol? Volevo sfogarmi, ce l'ho fatta, solo io e la mia famiglia sappiamo cosa è successo a Genova". E' quasi commosso, Ciro, quando parla del Toro, tanto che è difficile immaginarlo il prossimo anno con un'altra maglia addosso. Nella sua crescita, però, ci ha messo lo zampino anche quel maestro di calcio che è Giampiero Ventura: "E' vero - ammette il bomber granata -. Dicono che io abbia tanto istinto, e il mio allenatore, infatti, dice che a volte dovrei anche pensare un po' di più: ha ragione, devo migliorare sotto questo aspetto". Intanto però può permettersi di preparare la valigia per il Brasile con quei numeri - sei gol nelle ultime quattro partite giocate - che non impallidiscono neppure di fronte al confronto con i grandi granata del passato, Pulici e Graziani in primis.