UDINE - Giampiero Ventura alla fine non se la prende neppure tanto dopo il ko di Udine che ha interrotto una lunga serie positiva del Torino. In campo, a dire il vero - proprio come il suo collega Stramaccioni - è stato molto più... coreografico rispetto ai toni che usa alla fine. Quando, da tecnico navigato e uomo intelligente fa persino buon uso dell'autoironia. "Se c'era Villas Boas a vederci - dice infatti - gli abbiamo creato una bella confusione in testa. Soprattutto nel primo tempo. Infatti io non ci stavo a capire nulla di quello che i miei stavano facendo, figuriamoci cosa avrà potuto capire lui...".
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Come si chiama questo humour? Forza dei nervi distesi, ovvio. Ventura si fa più serio, parla delle motivazioni psicologiche e non rinuncia a... tirare le orecchie al suo Toro. "L'Udinese ha fatto pesare la sua maggiore voglia di vincere - analizza - e quando hai più voglia di vincere meriti di portare a casa i tre punti. A guardare la partita, però, noi abbiamo avuto le migliori occasioni. Mi dispiace. Perché il mio Torino è così tanto cresciuto deve venire a Udine con la consapevolezza dei suoi mezzi ma anche con rabbia agonistica e con umiltà".
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Come si chiama questo humour? Forza dei nervi distesi, ovvio. Ventura si fa più serio, parla delle motivazioni psicologiche e non rinuncia a... tirare le orecchie al suo Toro. "L'Udinese ha fatto pesare la sua maggiore voglia di vincere - analizza - e quando hai più voglia di vincere meriti di portare a casa i tre punti. A guardare la partita, però, noi abbiamo avuto le migliori occasioni. Mi dispiace. Perché il mio Torino è così tanto cresciuto deve venire a Udine con la consapevolezza dei suoi mezzi ma anche con rabbia agonistica e con umiltà".