Ha un sogno da realizzare, Ivan Juric, in vista del derby di domani sera: “Il mio sogno è uno solo: vincere la stracittadina – taglia corto l’allenatore granata -. Noi e la Juve siamo realtà molto diverse ma talvolta in una partita può vincere anche il più debole. Anche se, ovviamente, con il Di Maria dell’ultimo mese bianconero diventa tutto più difficile”. A livello di formazione, Juric non svela le proprie carte, ma l’ipotetico undici di partenza, domani sera, potrebbe essere questo: Milinkovic fra i pali, una difesa a tre con Djidji, Schuurs e Buongiorno; Singo e Rodriguez sulle fasce ai lati della coppia centrale composta da Linetty (o Adopo) e Ilic. Sulla trequarti mancherà Vlasic, dunque toccherà a Miranchuk e Karamoh alle spalle della boa centrale Sanabria. E Ricci? “Ha svolto solo due allenamenti con la squadra e quindi non voglio rischiare di perderlo ancora” risponde Juric.
Formazione a parte, il tecnico croato stavolta vuol far leva sull’empatia del popolo granata, sulla forza della gente: “Sedici mesi fa, prima del mio primo derby, dissi che Torino è una città granata. Oggi la mia sensazione resta la stessa, ma spesso l’amore granata sembra quasi nel limbo, come fosse bloccato. Eppure adesso stiamo facendo tanto a livello di senso di appartenenza”. Negli occhi di Juric è rimasta – proprio come nel cuore di tutti i giocatori e dello staff tecnico - la grande dimostrazione d’amore offerta domenica dal popolo granata. “I tifosi domenica ci hanno trasmesso emozioni forti ma i ragazzi devono giocare liberi di testa”. Quei tremila che hanno invaso il Filadelfia a suon di cori, canti e fuochi d’artificio sono l’incitamento più intenso verso un derby che si ferma qui visto che la protesta della curva Maratona contro le regole imposte dalla società bianconera per l’acquisto dei tagliandi finora ha avuto successo. I biglietti venduti nel settore ospiti per domani sera sono solo poche centinaia mentre il popolo granata si dà appuntamento davanti alla Maratona, in piazzale Grande Torino. Con molta amarezza rispetto a chi non dimentica lo spettacolo del pubblico nelle stracittadine sabaude di qualche lustro fa.