Alla Milano Fashion Week, Maduka Okoye indossa la nuova terza maglia dell’Udinese, disegnata dallo stilista Giuseppe Buccinnà, ispirata a Pier Paolo Pasolini e alla fotografa Tina Modotti, grandi friulani noti nel mondo. Gli chiedono fotografie tutti: tifosi e influencer, designer italiani e stranieri, ragazze arrivate apposta per lui. Qualcuno prova a fargli domande sulla foto con Belen, ma lui mette le cose in chiaro: «Non parlo della mia vita privata, perché non incide sul gioco. Vale anche per la mia presenza alle sfilate: è un mondo che mi piace, ma che non ha niente a che fare con la mia attività di calciatore. Non perdo la concentrazione, per me e per i miei compagni».
Quanto è importante per un portiere essere leader della difesa?
«È importantissimo, per questo non bisogna mai montarsi la testa. Un portiere deve rimanere calmo e trasmettere tranquillità. Parare non basta. Conta tutto per rafforzare il gruppo. Anche la presentazione della divisa».
Le piace?
«I colori, il materi…
Alla Milano Fashion Week, Maduka Okoye indossa la nuova terza maglia dell’Udinese, disegnata dallo stilista Giuseppe Buccinnà, ispirata a Pier Paolo Pasolini e alla fotografa Tina Modotti, grandi friulani noti nel mondo. Gli chiedono fotografie tutti: tifosi e influencer, designer italiani e stranieri, ragazze arrivate apposta per lui. Qualcuno prova a fargli domande sulla foto con Belen, ma lui mette le cose in chiaro: «Non parlo della mia vita privata, perché non incide sul gioco. Vale anche per la mia presenza alle sfilate: è un mondo che mi piace, ma che non ha niente a che fare con la mia attività di calciatore. Non perdo la concentrazione, per me e per i miei compagni».
Quanto è importante per un portiere essere leader della difesa?
«È importantissimo, per questo non bisogna mai montarsi la testa. Un portiere deve rimanere calmo e trasmettere tranquillità. Parare non basta. Conta tutto per rafforzare il gruppo. Anche la presentazione della divisa».
Le piace?
«I colori, il materiale: mi piace tutto. Ora però dobbiamo vincere un po’ di partite. Servono punti».
Eravate partiti bene contro Como e Monza, poi sono arrivate le difficoltà.
«La partenza è stata buona. Contro il Cagliari dispiace per come è andata: avevamo fatto una buona partita, ma nel calcio non è sempre decisivo giocare bene. Abbiamo fatto venti tiri, nonostante i tanti infortunati, fra cui Solet, che in difesa mi manca».
Arriva la sosta e non è mai stata così lunga: cosa cambia?
«Sì, non ci eravamo mai fermati così a lungo, è una cosa nuova. Dovremo essere bravi a ripartire al massimo. Vogliamo fare meglio dello scorso anno, questo è l’obiettivo. Per traguardi più precisi vedremo più avanti».
Dopo due mesi lontano dalle partite per la vicenda legata alle scommesse, è tornato ad alto livello e ha ritrovato la nazionale. Come ha vissuto quel periodo?
«È stata una fase difficile, ma ho continuato a lavorare con la squadra. I preparatori dei portieri sono stati bravissimi e mi hanno aiutato a crescere in tutto: uscite basse e alte, gioco coi piedi. Sono grato alla società e alla famiglia Pozzo, mi sono stati vicini anche nei momenti più complicati».
Il livello della Serie A si è alzato?
«Quest’anno molto. Arrivano giocatori forti dall’Inghilterra che qui fanno la differenza. Non si dice abbastanza, ma la Serie A è uno dei campionati più difficili del mondo».
Che cosa pensa del nuovo approccio degli arbitri sulle perdite di tempo?
«Capisco le norme che servono a ridurle, ma cinque secondi per il rinvio sono davvero pochi. Fosse per me cambierei, ma le regole sono queste».
Kosta Runjaic continua a dirigere gli allenamenti in inglese?
«Certo. Abbiamo soltanto quattro giocatori italiani e molti più stranieri, quindi deve parlare per forza in inglese. Altrimenti il 70 per cento della squadra non capirebbe».
Lei è nato in Germania, ma ha scelto la Nigeria. Quando ha preso quella decisione?
«Quando ho ricevuto la convocazione. Avevo 19 anni ed ero molto contento, perché giocare per la Nigeria era un sogno. Sono felice di avere fatto questa scelta. In Nigeria vado con la nazionale e cerco di tornarci anche per trovare la mia famiglia».