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Dalla serie D alla 'quasi' A in sei anni. Carpi, una favola nel nome della programmazione

Dopo il successo sul Bologna manca solo la matematica per certificare la storica promozione in massima serie della squadra allenata da Fabrizio Castori. Un club che nel 2009 giocava in serie D, che ha mantenuto intatta la sua struttura e che ora si prepara a sfidare le big del pallone. Con buona pace di Lotito

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CARPI - Sei punti consecutivi contro Bologna e Vicenza, ossia la seconda e la terza, una prova di manifesta superiorità che la serie B non vedeva dai tempi della triade Juventus, Napoli e Genoa. Il Carpi vola verso la prima, storica promozione in serie A; lo ha certificato anche il tecnico Fabrizio Castori, uno che ha vinto campionati dalla Seconda Categoria in su. E in un mondo, come quello del calcio, in cui i proclami si fanno con il contagocce, ascoltare un allenatore annunciare il miracolo a otto turni dalla fine è tutto dire. Ma con 12 punti di vantaggio sul Bologna e 16 sul Vicenza la cautela può essere declinata soltanto come scaramanzia pura.
Il Carpi già assapora l'ingresso trionfale nel mondo dei potenti, di quelli che storceranno il naso nel vedere la principessa della cadetteria sedersi al loro tavolo. Nella città di Dorando Pietri e cuore pulsante della moda (il patron Stefano Bonacini è titolare del marchio Gaudì e il main sponsor è la Blumarine della famiglia Tarabini) non è infatti dimenticato l'anatema lanciato da Claudio Lotito che auspicava la mancata promozione dei biancorossi, incapaci per storia e blasone di attirare l'interesse delle televisioni. E non a caso il presidente della Lazio è salito di diritto sul primo gradino del podio tra i bersagli degli sfottò da parte dei tifosi di casa, ancor prima dei cugini-rivali del Modena.

Ma ridurre la cavalcata carpigiana ad una rivincita verso quella A che mal tollera le piccole non renderebbe onore ad un progetto sportivo che ha sempre azzeccato ogni mossa, fin da quando venne sancita la fusione tra il traballante Carpi e la Dorando Pietri, che sfiorarono il derby cittadino in serie D. Era il 2009 e da quel momento il borsino biancorosso è sempre andato al rialzo. Ripescaggio al primo colpo in Serie C2 nonostante un clamoroso spareggio perso con il Pianura (5-0 in casa e sconfitta 8-2 in Campania), vittoria immediata del campionato e ritorno in C1 dove già si era distinto ai tempi degli allenatori Gianni De Biasi e Gigi De Canio. Potrebbe arrivare subito un'altra promozione, ma nella finale playoff il Carpi perde con la Pro Vercelli, giocando allo stadio Braglia di Modena, quella che potrebbe diventare la nuova casa biancorossa in serie A se non si dovesse trovare una soluzione per adeguare l'inadatto Cabassi, anche se c'è chi sta pensando al noleggio di uno stadio modulare e chi, invece, lavora su progetto standard a lungo termine con tutte le difficoltà burocratiche del caso. La promozione arriverà però l'anno successivo (2012/13) con i biancorossi, allenati dall'esperto Fabio Brini, letali nel superare il Lecce nel doppio confronto di spareggio.
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Il resto è storia recente e sancisce il trionfo di un gruppo dirigente immutato fin dai tempi della D, a partire dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli, un falco nel captare le occasioni e trasformarle in pepite d'oro. Si pensi soltanto a Riccardo Gagliolo, finito nel mirino della Sampdoria, a quel centrocampista incursore che è Lorenzo Lollo oppure all'esplosivo Jerry Mbakogu, ex capocannoniere della B prima dell'infortunio, che ha lanciato nel firmamento biancorosso un tale Kevin Lasagna, promessa pescata dai dilettanti e capace di castigare il Vicenza con una doppietta. Ma se Giuntoli e la società hanno azzeccato sempre le mosse nell'allestire la squadra, c'è un giocatore che negli anni ha trasmesso lo "spirito Carpi" ai nuovi arrivati: è Lorenzo Pasciuti, già protagonista nella cavalcata dalla serie D ai cadetti e autore del primo gol al Bologna, la rete che trascina i biancorossi in serie A per quello che non è un miracolo né una bella favola, ma è soltanto la certificazione di come programmazione, serietà e spese oculate possono ancora fare la differenza nel calcio business dei Lotito di turno.   
 
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