ROMA - Dall’Eccellenza alla serie A. Il Carpi completa in 15 anni la sua parabola vincente e mette la parola fine al film dei sogni di qualunque sportivo. Una favola d’altri tempi che stona, come cinicamente ha ricordato Lotito, con il calcio di oggi, tutto business e spettacolo televisivo. Un copione fiabesco che neppure il più innamorato dei tifosi carpigiani avrebbe potuto immaginare. Tanto più in un caldo pomeriggio del maggio del 2001 quando la squadra, appena rifondata sulle ceneri dallo storico club nato nel 1909, concludeva anonimamente la stagione al 12° posto nel girone B nell’Eccellenza romagnola.
LA SVOLTA NEL 2009 - Invece in pochi anni ecco fiorire il miracolo. Salvata da un imprenditore di Mirandola, Franco Cavicchioli, la società biancorossa prima torna in D poi, nel 2009, grazie alla fusione con la seconda squadra cittadina, la Dorando Pietri, e all’avvento di due uomini fondamentali, Stefano Bonacini e Roberto Marani, proprietari della Gaudì, trova le forze per issarsi fino alle semifinali play-off. Un risultato che, grazie al ripescaggio, gli apre le porte della Seconda Divisione di Lega Pro.
TRE PROMOZIONI IN TRE ANNI - L’anno dopo arriva l’immediata promozione in Prima Divisione poi, nel 2012, sotto la guida di Notaristefano, fa le prove tecniche di ammissione in serie B perdendo la finale promozione con la Pro Vercelli (0-0 in Piemonte e 1-3 a Modena). La squadra non si disunisce e, con Brini in panchina, centra lo storico obiettivo l’anno dopo, sorprendendo all’ultimo atto il favoritissimo Lecce (1-0 a Carpi e 1-1 in Salento).
UN GRUPPO VINCENTE, COSTRUITO IN DUE STAGIONI - Nella prima stagione di B si pongono le basi per la promozione odierna. In estate arrivano Pesoli, Porcari, Sgrigna, Romagnoli, Lollo, Mbakogu, Inglese, Bertoni e Memushaj, a gennaio Colombi, Legati, Bianco, Acosty e Ardemagni. La squadra non va oltre una tranquilla salvezza ma il gruppo si cementa. E con l’arrivo di Gabriel, Struna e Suagher più quello, in panchina, di un tecnico operaio come Castori, trova la quadratura del cerchio ed esplode, confezionando un’impensabile cavalcata record.
DIFESA E PERSONALITA’ ALLA BASE DEL SUCCESSO - Difficile spiegare il successo con i numeri: il Carpi non è certo una squadra che domina (ultimo nella classifica del possesso palla con 22’ di media a partita) o appariscente. E’ terribilmente cinico: ha la miglior difesa del torneo e viaggia alla media di 1,5 gol realizzati (2° solo al Pescara) con appena 11 tiri effettuati a partita. In più ha personalità, serenità e uomini di grande sacrificio, intercambiabili. Solo così, d’altronde, ha potuto sopperire al grave infortunio che per tre mesi e mezzo l’ha privato del suo uomo in più, Jerry Mbakogu, autore fino a gennaio di ben 12 reti.
UN SEGRETO CHIAMATO GIUNTOLI - Il segreto è soprattutto fuori dal campo. Dove, oltre a Bonacini e Marani, c’è un presidente appassionato, Claudio Caliumi, ex giocatore del Carpi negli anni ‘70, titolare della “Madrilena”, marca d’abbigliamento femminile. E dove opera a pieni poteri Cristiano Giuntoli, ex calciatore di C e D, che da direttore sportivo si sta dimostrando un vero e proprio fuoriclasse. I successi dei biancorossi portano tutti la sua firma: è lui che sceglie gli allenatori e i giocatori, è lui che ha costruito uno staff tecnico di prim’ordine. “Di Gaudio l’ho preso dal Castelfranco, Poli dal fallimento dell’Arezzo, Letizia dall’Aversa Normanna, Lasagna nell’Este, in serie D, Mbakogu dal fallimento del Padova”, ha sottolineato in una recente intervista. “Fatturiamo 4,5 milioni di euro, 3 dei quali se ne vanno per le spese di gestione, stipendi compresi. I calciatori ci costano 3 milioni lordi e nessuno nella rosa guadagna più di 100mila euro”. Prossimo esame la serie A. Con questa programmazione, una scommessa già vinta.
LA SVOLTA NEL 2009 - Invece in pochi anni ecco fiorire il miracolo. Salvata da un imprenditore di Mirandola, Franco Cavicchioli, la società biancorossa prima torna in D poi, nel 2009, grazie alla fusione con la seconda squadra cittadina, la Dorando Pietri, e all’avvento di due uomini fondamentali, Stefano Bonacini e Roberto Marani, proprietari della Gaudì, trova le forze per issarsi fino alle semifinali play-off. Un risultato che, grazie al ripescaggio, gli apre le porte della Seconda Divisione di Lega Pro.
TRE PROMOZIONI IN TRE ANNI - L’anno dopo arriva l’immediata promozione in Prima Divisione poi, nel 2012, sotto la guida di Notaristefano, fa le prove tecniche di ammissione in serie B perdendo la finale promozione con la Pro Vercelli (0-0 in Piemonte e 1-3 a Modena). La squadra non si disunisce e, con Brini in panchina, centra lo storico obiettivo l’anno dopo, sorprendendo all’ultimo atto il favoritissimo Lecce (1-0 a Carpi e 1-1 in Salento).
UN GRUPPO VINCENTE, COSTRUITO IN DUE STAGIONI - Nella prima stagione di B si pongono le basi per la promozione odierna. In estate arrivano Pesoli, Porcari, Sgrigna, Romagnoli, Lollo, Mbakogu, Inglese, Bertoni e Memushaj, a gennaio Colombi, Legati, Bianco, Acosty e Ardemagni. La squadra non va oltre una tranquilla salvezza ma il gruppo si cementa. E con l’arrivo di Gabriel, Struna e Suagher più quello, in panchina, di un tecnico operaio come Castori, trova la quadratura del cerchio ed esplode, confezionando un’impensabile cavalcata record.
DIFESA E PERSONALITA’ ALLA BASE DEL SUCCESSO - Difficile spiegare il successo con i numeri: il Carpi non è certo una squadra che domina (ultimo nella classifica del possesso palla con 22’ di media a partita) o appariscente. E’ terribilmente cinico: ha la miglior difesa del torneo e viaggia alla media di 1,5 gol realizzati (2° solo al Pescara) con appena 11 tiri effettuati a partita. In più ha personalità, serenità e uomini di grande sacrificio, intercambiabili. Solo così, d’altronde, ha potuto sopperire al grave infortunio che per tre mesi e mezzo l’ha privato del suo uomo in più, Jerry Mbakogu, autore fino a gennaio di ben 12 reti.
UN SEGRETO CHIAMATO GIUNTOLI - Il segreto è soprattutto fuori dal campo. Dove, oltre a Bonacini e Marani, c’è un presidente appassionato, Claudio Caliumi, ex giocatore del Carpi negli anni ‘70, titolare della “Madrilena”, marca d’abbigliamento femminile. E dove opera a pieni poteri Cristiano Giuntoli, ex calciatore di C e D, che da direttore sportivo si sta dimostrando un vero e proprio fuoriclasse. I successi dei biancorossi portano tutti la sua firma: è lui che sceglie gli allenatori e i giocatori, è lui che ha costruito uno staff tecnico di prim’ordine. “Di Gaudio l’ho preso dal Castelfranco, Poli dal fallimento dell’Arezzo, Letizia dall’Aversa Normanna, Lasagna nell’Este, in serie D, Mbakogu dal fallimento del Padova”, ha sottolineato in una recente intervista. “Fatturiamo 4,5 milioni di euro, 3 dei quali se ne vanno per le spese di gestione, stipendi compresi. I calciatori ci costano 3 milioni lordi e nessuno nella rosa guadagna più di 100mila euro”. Prossimo esame la serie A. Con questa programmazione, una scommessa già vinta.