Tifosi del Crotone in trasferta a Modena (lapresse)
La promozione dalla serie B arriva dopo 23 anni di un ostinato progetto portato avanti, attraverso i giovani e il bel gioco, dal presidente Vrenna. Ma i meriti per il capolavoro di quest'anno vanno condivisi con Juric e il ds Ursino. Festa dopo l'1-1 di Modena
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ROMA - Il Crotone ha conquistato la sua prima storica promozione in serie A, ma non chiamatela favola. Chiamatela opera. La prima volta in A del Crotone si può spiegare semplicemente in due parole, con un nome ed un cognome: Raffaele Vrenna. E' lui che nel 1993, raccogliendo le ceneri di una società fallita, decise di voltare totalmente pagina dando lustro a un club che, per 80 anni, non era riuscito a guardare oltre la serie C. In mente un solo modello, lo stesso perseguito con ostinazione da altre piccole società di successo come Empoli e Chievo: volare alto attraverso i giovani e il bel gioco.
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IL FRUTTO DI UN PROGETTO SOLIDO E CHIARO - Un progetto che ha portato in soli 7 anni il Crotone dalla promozione calabrese alla B e che poi, dopo inevitabili alti e bassi, ha tracciato nelle ultime 10 stagioni un solco ben definito, viatico verso un successo annunciato. Passando attraverso allenatori innovativi ed ambiziosi (Gasperini, Moriero, Lerda, Corini e Drago, tanto per citarne alcuni) e ragazzi di belle speranze (Florenzi, Bernardeschi e Cataldi tra tutti).
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UN'ASCESA A SUON DI RECORD - Così, a poco a poco, è proseguita la scalata: si è passati dal primato degli 11 risultati utili consecutivi del 2012 al record di punti del 2014 (63) che hanno garantito il 6° posto e uno storico posto nei playoff promozione. Fino al magico traguardo di quest'anno. Forse nella stagione meno attesa visto che a giugno scorso la società, dopo aver trascorso una vita (10 anni tra giovanili e prima squadra) con Massimo Drago, aveva deciso consensualmente di prendere un'altra strada.
IL MIRACOLO DI JURIC E URSINO - E' arrivato Ivan Juric che grazie alla conoscenza dell'ambiente (aveva giocato in rossoblù dal 2001 al 2006 contribuendo alla promozione in B del 2004), ha dato la scossa decisiva, malgrado la scarsa esperienza (è alla seconda stagione da tecnico dopo l'avventura a Mantova). Juric, però, da solo non ce l'avrebbe fatta se non fosse stato supportato dal magnifico lavoro svolto dal direttore sportivo Giuseppe Ursino. E' lui che ha posto le fondamenta per la realizzazione del capolavoro sopperendo all'addio al calcio di Galardo e alle dolorose partenze di Ciano, Dezi e Maiello con gli acquisti di Cordaz, Stoian, Barberis e Palladino ed i prestiti, rivelatisi decisivi, di Balasa e Ricci dalla Roma e Budimir dal St. Pauli.
Modena-Crotone, il film della partita
Modena in vantaggio al 18' del primo tempo con la rete di Luppi che raccoglie un assist di Granoche, e segna in posizione forse vizata da un fuorigioco. Il Crotone rischia qualcosa sulle azioni offensive del Modena ma poco prima dell'intervallo ottiene il pareggio. Contropiede calabrese, Ricci sorprende la difesa di casa, e da posizione non ottimale l'arbitro Pinzani vede un fallo in area di Osuji sullo stesso Ricci. È rigore che Palladino trasforma pochi secondi prima dell'intervallo. Nella ripresa ci prova con una certa insistenza il Modena, in particolare con Nardini e Luppi ma la difesa del Crotone concede pochissimo, poi nel finale Budimir si mangia il gol del possibile vantaggio. Dopo quattro minuti di recupero c'è la fine della partita: Crotone in A, Modena che sale a 41 punti e rimane in una situazione di classifica sempre complicata. Leggi l'articolo - Guarda i video
UN ESEMPIO PER TANTI ALTRI CLUB - Gente vogliosa di emergere unita ad altra a caccia di riscatto. Un mix sulla carta improbabile in realtà esplosivo che ha prodotto gol, spettacolo ed emozioni. Le stesse, statene certi, che il Crotone proverà a far vivere in serie A inseguendo nuove sfide (leggi lo stadio nuovo e un centro sportivo), senza stravolgimenti. Come d'altronde insegnano le ultime sorprendenti neo-promosse, Carpi e Frosinone. Esempi di un sport operaio in cui le idee contano più dei soldi. L'ultima speranza per gli inguaribili romantici che al calcio-business non voglio proprio saperne di inchinarsi.
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