Chievo, una storia di passione. Campedelli: "Andiamo avanti a lungo"
di
Franco Vanni
Luca Campedelli, presidente del Chievo
Presentato il libro che ripercorre la storia del club. Il presidente tra passato, presente e futuro: "Siamo stati vicini ad acquistare Drogba. Nel nostro piccolo abbiamo percorso un tratto di storia del calcio italiano"
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"Quando sono entrato nel calcio, tantissimi anni fa, avevo una visione romantica di questo sport, ero ingenuo. Il tempo e l'esperienza mi hanno insegnato a essere più cinico. Avessi imparato prima la lezione, probabilmente avrei commesso meno errori". A parlare è Luca Campedelli, patron del ChievoVerona, in occasione della presentazione del volume di 619 pagine che ripercorre la storia del club. "1929 Chievo Verona, una storia di passione", così si chiama il libro, racconta l'incredibile parabola di una squadra di paese arrivata nel tempo a giocare in Serie A 17 delle ultime 20 stagioni.
Una storia di famiglia
Campedelli ha avuto modo di ricordare come "da mezzo secolo la nostra famiglia e l'azienda Paluani abbiano legato la loro storia a quella del ChievoVerona e lo abbiano accompagnato". Ripescando fra i tantissimi ricordi, ha scelto il più dolce: "L'anno più bello è stato il primo in Serie A. E quella è la maglia a cui sono più legato con il colletto chiuso da lacci. Eravamo entusiasti. Ma tutte le annate sono state ugualmente importanti". Quella in corso, come per tutte le società sportive, è la più difficile da molto tempo a questa parte: "A causa del Covid, e della difficoltà di reperire materiale tecnico, non faremo la maglia celebrativa di Natale. E come per tutti c'è il problema degli ingaggi, con i giocatori che legittimamente chiedono il rispetto dei contratti e i club che hanno le entrate quasi a zero. Bisogna trovare una soluzione condivisa".
Le ambizioni dei gialloblù
Guardando all'attuale stagione, con il Chievo attualmente secondo a 14 punti in Serie B dietro l'Empoli, Campedelli è cauto: "Non siamo certo i favoriti per la A. Partiamo a luci spente e vediamo cosa succede". E guardando al futuro del club, non immagina certo di mollare. "Noi andiamo avanti a lungo. Certo se dovesse esserci qualche ricchissimo compratore che ci riempie di soldi, diciamo Rockerduck visto che Paperon De Paperoni era tirchio, potremmo anche cedere. Ma al momento stiamo bene. Comprare un'altra squadra? In Italia lo escludo, non avrei il giusto coinvolgimento". E aprendo il cassetto dei rimpianti, dice: "Siamo stati vicini ad acquistare Didier Drogba. Cavani ci sfuggì perché ci spaventò il prezzo. Ma non mi pento di nulla. Non siamo santi né siamo i più bravi, ma nel nostro piccolo abbiamo percorso un tratto di storia del calcio italiano". I momenti più duri della sua lunga gestione: "L'esonero di Caso, il primo. E Uribe che sbaglia con la Juve dopo che Pellissier aveva scartato tutti: è quello per me il momento incancellabile".
Uno sguardo al futuro
Quando gli si chiede quale sia l'obiettivo di medio termine del suo Chievo, Campedelli parla di "raggiungere il livello dell'Udinese, non dico l'Atalanta". E sull'ipotesi che la Serie A, tramite la creazione della media company, possa arrivare un giorno ad avere propri canali televisivi dice: "È un'ipotesi che non vedo male. Ma per quanto riguarda l'accesso dei fondi nella nuova società ha ragione Galliani: i soldi devono andare anche a chi sarà promosso dalla B nei prossimi anni". Infine, Campedelli si è tolto un antico sassolino dalla scarpa: "Certi regali alla Lazio non li rifarei". Il riferimento è alla famosa vendita di Manfredini ed Eriberto alla Lazio di Cragnotti: firmato il documento, Eriberto dichiarò pubblicamente di chiamarsi diversamente (Luciano) annullando la compravendita. Alla presentazione del libro hanno preso parte anche l'autore del libro, Franco Bottaccini, il direttore generale Corrado Di Taranto e Giuseppe Campedelli, zio di Luca e nuovo amministratore unico.